::RICONOSCIMENTO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Iniziativa per una lirica dedicata ai soldati italiani caduti a Nassiriya

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::PREMIAZIONE PREMIO SAN DOMENICHINO

31° Edizione del concorso San Domenichino

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:: LA NUOVA RACCOLTA PRESENTATA DAL FILOSOFO RAGONESI::

LA "VANITAS" DEL POETA NICOLA COSTANTINO PER INTERROGARSI SULLA STORIA E L'ESISTENZA

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:: UNA "VANITAS" RICCA DI PENSIERI E ALLUSIONI SIMBOLICHE ORIENTATA VERSO L'ETERNO E CARA AL POETA MARIO LUZI::

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:: MEDAGLIA DA CIAMPI AL POETA COSTANTINO::

PER MERITI ARTISTICI

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GIOVANNI REALE

 

   

:: RADICI CULTURALI E SPIRITUALI DELL'EUROPA ::

Un commento al libro di Giovanni Reale sulle
Radici culturali e spirituali dell'Europa

nell'intervista del giornalista e scrittore
Nicola Costantino

All'intervista >>

 
 
     
 

         
     

KAROL WOJTYLA

(DE HOMINIS DIGNITATE)

   

Muore nella caduta dei Muri

e dei regimi sbloccati da una battaglia

lanciata in nome dei diritti

di libertà e dignità dell'uomo.

Qui sono le salde radici antologiche

di una grandezza missionaria indistinta

che non teme confronti nell'epoca fragile

dei sontuosi monumenti di sabbia.

 
 
     
 


   

   


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"E' SCOMPARSO IL PIU' GRANDE POETA DEL NOSTRO TEMPO
IL PROFONDO FIUME DELLE SUE PAROLE"

"L'ULTIMA LEZIONE DI MARIO LUZI
"

 
   


     

 
   

STORIA FILOSOFICA DELL’ANTROPOLOGIA
LA CRISI DELL’ANTROPOLOGIA FILOSOFICA

 
       


     

 
   

RIFLESSIONE SUL 26 DICEMBRE 2004

LA FRAGILITA’ DELL’UOMO NELLO SCUOTIMENTO DELLA TERRA

 
       


     

 
   

RIFLESSIONI SULLA POESIA
A CURA DI NICOLA COSTANTINO

 
       



     

 
   


ASSOCIAZIONE CULTURALE AD TABERNAS FRIGIDAS
PROGRAMMA ESTATE 2004


NICOLA COSTANTINO PREMIATO A RAI RADIO 1
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GIOVANNI GENTILE NEL 60° DELLA MORTE
L'UCCISIONE, LA PEDAGOGIA E L'ATTIVITA' STORIOGRAFICA

Intervista di Nicola Costantino a Salvatore Ragonesi sul grande filosofo
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La CONCEZIONE DELL'UOMO PERSONA
 
       



     
 
I poeti vincitori del San Domenichino: Nicola Costantino
 
   


     
LA POESIA
 
   

Credo che la poesia non sia una vuota fraseologia,
ma debba servire a riflettere sulla condizione umana,
a partire dall'interiorità di colui che elabora
esteticamente le proprie emozioni.

Il portare alla luce l'intimità,
questo mi sembra l'obiettivo della produzione artistica,
che ovviamente contribuisce ad umanizzare
un mondo divenuto sempre più disumano.

La poesia è certamente una vocazione che sorge nell'adolescenza, quando la natura vibra allo sguardo e al sentimento.

Ma essa non può emergere nella sua costruzione culturale
senza idonei strumenti linguistici, filosofici e tecnici,
sicchè la mia vocazione iniziale è stata successivamente incrementata
ed alimentata da una strumentazione culturale che ha contribuito
a produrre un particolare tipo di liricità come congiunzione
tra il momento sentimentale e quello logico-ontologico.

Ho cercato perciò di esprimere le mie emozioni, ma anche di trovare il significato profondo della realtà.

Questo fa parte anche dei miei progetti per il futuro,
in quanto ritengo che non potrò vivere senza esprimere
il nucleo di sentimenti e pensieri che mi avvolgono
e mi costringono alla comunicazione delle mie impressioni,
generalmente alimentate dalla contingenza delle situazioni
e quindi dall'attualità dell'esistere,

ma sostanzialmente ricavate da una mia visione metafisica.

Nicola Costantino
 
         


         
   
Con la frantumazione della cultura moderna e l'esasperazione della tecnologia si è perduto il contatto con l'integrità dell'esistenza.

Ecco allora il valore della Poesia che rieduca lo spirito a cogliere l'unità di tutte le cose dalla stella luminosa alla piccola foglia.
 
         


         
   
La poesia vive di contrasti ed intrecci tra cielo e terra, storicità e sovrastoricità, terrestricità e metafisica e persino di sovrapposizioni tra suoni e colori lontani . Anche i luoghi geografici assumono rilevanza metafisica ed il profumo salmastro di ginestra acquista il significato della purezza antologica di fronte all'inquinamento della morale e della natura. Qui si esprime la simbolicità della poesia: la Poesia non può vivere che nella produzione di simboli e metafore e nel rapporto metro-ritmo. Il poeta bada alla sintesi, alla visione totale e unitaria.Vive il suo tempo attinge contenuti ed emozioni. Gli eventi più drammatici colpiscono la sua immaginazione. Egli li approfondisce e li carica di significati che vanno al di là delle circostanze immediate.
Quindi la poesia nasce dal tormento dell'anima e offre consolazione e pace.
         


     
IL LEOPARDI, POETA DELL’AZIONE
 
   

Dire che il Leopardi è poeta dell’azione può sembrare cosa strana e bizzarra a chi per azione intende l’agire nella vita pratica. Il Leopardi infatti, i cui primi anni della giovinezza furono pieni di ardore e di sincera aspirazione ad agire, da cui quel brano famoso nella canzone “All’Italia”: “l’armi, qua l’armi, io sol combatterò”, si rivela inetto a operare nella realtà; ne sono testimonianza i casi della sua vita.
Dopo che egli riuscì a fuggire da Recanati per recarsi a Roma e a venire in contatto con il mondo e la società degli uomini, la sua anima, travagliata nella solitudine, si trovò a disagio ed egli stesso lo confessò: “andato a Roma, la necessità di convivere con gli uomini, di versarmi al di fuori, di agire, di vivere esternamente mi rese stupido, inetto, morto internamente. Divenni affatto incapace e privo di azione e di vita interna, senza perciò divenire più atto all’esterna”.
Questo dimostra che in lui è un intenso contrasto tra il mondo interiore, che egli è andato elaborando e costruendo nella solitudine, e il mondo esterno che egli non vuole e non può accettare. Tuttavia, se per azione si intende anche questa reazione dello spirito al mondo esterno, mediante la quale esso si evolve e crea, il Leopardi è veramente poeta dell’azione.
Per comprendere ciò è necessario distinguere due motivi essenziali della sua poesia; l’eroico e l’idillico, che non sono contrastanti, ma si corrispondono e si condizionano, sì che dall’uno dipende l’altro.
Dapprima il poeta, venendo a conoscenza dei mali che sussistono tra gli uomini, scopre che ne sono la causa la civiltà e la natura e, volendo reagire, moltiplica la sua vita interiore.
Mentre l’intelletto contempla le cose dall’alto e scopre l’arido vero, il cuore agisce e lotta sempre più, fino a raggiungere l’eroico e il sublime. Infatti, quanto più egli viene a conoscenza dell’arido vero, altrettanto aumenta la sua infelicità e, sebbene egli stesso giunga ad affermare che l’ultima conclusione della filosofia è che non bisogna filosofare, la sua ansia di conoscere e di appagare sempre più il suo spirito non si esaurisce, ma diviene più grande. Questa tendenza all’infinito dell’anima, che è cosciente del suo dolore e di quello dell’umanità e che mediante il dolore vuole sempre superare se stessa, è sofferenza ed è azione nello stesso tempo. In ciò il Leopardi trova la ragione di vivere e non nell’accettare la realtà per agire su essa proficuamente.
Dalla natura egli ha ricevuto quest’ordine: “Vivi e sii grande e infelice!”. Perciò il suo pessimismo non è completamente negativo e non è neppure passività ; egli nega le virtù dichiarandole inutili e le segue più di chiunque altro; nega la storia giudicando inutili le azioni degli uomini, ed egli stesso poi richiama questi alla solidarietà contro l’azione malefica della natura; si professa empio ed è infinitamente pio; invoca più volte la morte e continua a vivere come la Natura gli ha imposto.
Questo dramma intimo in cui ammiriamo l’eroe, stacca via il poeta dalla realtà fino a portarlo in un assoluto isolamento, nel quale il mondo ideale sostituisce quello reale. L’anima del Leopardi, resa sublime dal dolore, mira soltanto a ciò che tra le sventure umane è bello e fuggevole e crea una lirica tutta di memoria. Così la poesia diventa per lui, ormai inetto e incapace di agire non nella realtà soltanto, ma anche nel campo della ragione, un bisogno, uno sfogo, che sostituisce il desiderio non soddisfatto di agire, colei che accoglie i suoi segreti e le sue pene e le raddolcisce.
A proposito di ciò è necessario ricordare il canto “ A Silvia,” in cui sentimenti e simboli non hanno nulla di concitato, ma sono espressi con una musica intensa e perfetta; così pure quello della “Rimembranze”che è tutto un indugiare della memoria e come un lasciarsi trasportare nel sogno; e i canti: “La quiete dopo la tempesta”, “ Il sabato del villaggio” e “Il passero solitario”, dove gli affetti quotidiani e le gioie della giovinezza sono rimpianti e rivissuti nel sogno.Quando poi la realtà riprende il sopravvento su di lui ed egli è costretto a imprecare per aver scoperto in Aspasia “La donna allettatrice” e a disperare, uscendo dal suo isolamento, conoscendo più dappresso la vita e comprendendo nella sua sventura quella di tutti gli esseri, ne ricava un senso di profonda pietà e torna a reagire.
Dall’idillico allora torna all’eroico e crea una lirica attiva e non passiva, piena di affetti presenti e non di memorie. Nel “Pensiero dominante”, in “Amore e Morte”, in “A se stesso” e nella “Ginestra” rivive l’aspirazione eroica del Leopardi giovane, ma con un’altra sensibilità, non dispersa e indeterminata, bensì raccolta in un atteggiamento virile.
Ne “La Ginestra” si affaccia una nuova aurora: il poeta solitario che si è fatto maturo nella passione diventa poeta dell’azione: ha compreso bene le miserie degli uomini e l’ingiustizia del destino e si fa profeta di una civiltà e di una umanità nuova. Anche il tono di questa poesia, in corrispondenza al contenuto, è nuovo, senza nulla di enfatico- come nei primi canti- e senza gli elementi vaghi, indefiniti, teneri e nostalgici presenti negli idilli: è un tono intenso e vibrante, pieno di energia e di slancio.

         

 

     

OPERE E COMMENTI SU BENEDETTO CROCE
 
   


Croce scrisse numerosissime opere di filosofia, storia, estetica, letteratura, critica, ecc . Tra quelle filosofiche e storiche ricordiamo: Materialismo storico ed economico marxista (1900), Estetica come scienza dell’espressione e linguistica generale(1902), Saggio sullo Hegel (1907), Logica come scienza del concetto puro (1909), Filosofia della pratica, economia ed etica (1909), La filosofia di G.B. Vico (1911), Breviario di estetica (1912(), Teoria e storia della storiografia (1917), Storia d’Italia dal 1871 al 1915 (1928), Storia d’Europa nel secolo XIX (1932). La storia come pensiero e come azione (1938), Il carattere della filosofia moderna (1940).

LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO

Croce inizia quel rinnovamento idealistico che impronta di sé tanta parte della cultura italiana nella prima metà del nostro secolo.
Rifacendosi all’idealismo hegeliano, Croce afferma che tutta la realtà è vita dello spirito. E lo spirito, nella sua unità, comprende quattro categorie fondamentali, di cui le prime due appartengono alla forma teoretica, cioè alla conoscenza, e le altre due alla forma pratica, cioè alla volontà.
a) Le forme teoretiche sono l’arte, che è conoscenza dell’individuale ( concetto del bello), e la filosofia, che è conoscenza logica dell’universale (concetto del vero).
b) Le forme pratiche sono l’economia, che è volizione dell’individuale (concetto dell’utile), e l’etica, che è volizione dell’universale (concetto del bene).
Tra le quattro forme dello spirito non c’è”una divisione gerarchica di alto e di basso, di superiore e di inferiore”.

LA DIALETTICA DEI DISTINTI.- Croce sostiene che la dialettica hegeliana degli opposti (tesi, antitesi,sintesi) si ha all’interno di ogni singola forma: nell’arte tra bello e brutto, nella filosofia tra vero e falso, nell’economia tra utile e dannoso, nell’etica tra bene e male.
Tuttavia si allontana da Hegel nel sostenere che ogni forma dello spirito è autonoma, ha valore in sé; non vi è opposizione tra una forma e l’altra, bensì distinzione.
“Fondamentale è, scrive Croce, la distinzione nell’unità dello spirito, e, anzi, tutt’uno con questa unità stessa, la quale si dimostra nient’altro che il processo delle distinzioni, giacchè un’unità indistinta sarebbe astratta, immobile e morta”.

LA CIRCOLARITA’ DELLA AVITA DELLO SPIRITO.- Vi è tuttavia un nesso tra le varie forme distinte, un movimento dall’una all’altra per cui esse si implicano in base all’ordine di successione.
La logica presuppone l’arte, l’economia presuppone la logica e l’etica presuppone l’economia:la forma universale implica l’individuale come la pratica implica la teoretica.
Così, per Croce, la vita dello spirito, che comprende tutto, si sviluppa in modo circolare, progredisce in un incessante divenire, senza mai ripetersi ma con un continuo arricchimento.
Infatti, per la logica stessa del circolo”ogni forma, in ogni suo momento, ha dinanzi a sé e dentro di sé tutto il lavoro dello spirito riferendosi al problema in cui si travaglia, e perciò il suo nuovo lavoro non è solo un altro, ma un più ricco lavoro, un progresso”.

L’ESTETICA.-La prima categoria teoretica dello spirito, cioè l’estetica, dà luogo all’arte, che è conoscenza fantastica dell’individuale.
Nell’opera d’arte”corre il sentimento”, ma è un sentimento contemplato e superato, convertito in un determinato complesso di immagini.
Perciò l’arte”non può dirsi né sentimento né immagine né somma dei due, ma contemplazione del sentimento o intuizione lirica, o (che è lo stesso) intuizione pura, in quanto è pura di ogni riferimento storico e critico alla realtà o irrealtà delle immagini di cui si tesse, e coglie il puro palpito della vita nella sua idealità”.
Nell’arte, l’intuizione si identifica con l’espressione: infatti”un’immagine non espressa, che non sia parola, canto, disegno, pittura, scultura, ecc., è cosa inesistente”.L’espressione va però distinta dalla comunicazione, che è semplicemente una forma di espressione pratica ( ad esempio, le note musicale per il musicista, i colori e la tela per il pittore).
Se viene a mancare l’intuizione lirica, la sintesi di sentimento e di immagine, la trasfigurazione in pura forma, si avrà filosofia, o storia, o didascalica, o oratoria, ecc., ma non si ha l’arte.
L’identificazione tra arte e intuizione, cioè il fatto che l’attività intuitiva si manifesti nell’espressione, si realizzi nell’opera d’arte, è molto importante.
Infatti Croce stabilisce in questo modo la più assoluta autonomia dell’arte nei confronti della filosofia, dell’economia e della morale: il giudizio estetico sull’opera d’arte non deve tener conto in alcun modo di interessi estranei.

LA FILOSOFIA.- La seconda categoria teoretica dello spirito è la logica. Essa mira alla concezione dell’universale e quindi è l’attività filosofica per eccellenza.
Infatti,”il pensiero del concetto puro, ossia del concetto senz’altro, dell’universale che è veramente universale e non mera generalità o astrazione, è la filosofia”.
Ma, per Croce, il concetto è l’universale concreto, in quanto è atto conoscitivo dei fatti individuali inseriti nella realtà storica.
Sono invece pseudoconcetti quelli della matematica e delle scienze naturali: i primi perché universali estratti, i secondi perché particolari concreti. Essi sono delle convenzioni; hanno valore di utilità e perciò appartengono alla categoria dell’economia.

LO STORICISMO ASSOLUTO.- Perciò, per Croce, la filosofia è conoscenza delle categorie dello spirito nella loro concretezza, cioè del dispiegarsi dello spirito nelle sue varie forme. Pertanto egli identifica la filosofia con la storiografia,con la metodologia della storia (storicismo assoluto).
“Il conoscere storico ossia la storia, egli scrive, è la filosofia stessa nella sua concretezza, ed è l’unico giudizio che sia giudizio di verità(1), il quale include in sé la filosofia, vivente non altrove che nella storia e come storia”.
In altre parole, la filosofia può essere solo filosofia dello spirito, e la filosofia dello spirito può essere in concreto soltanto”pensiero storico o storiografia, nel cui processo essa rappresenta il momento ( anche questo storicamente condizionato) della riflessione metodologica”.

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(1) “Posto che il giudizio storico, afferma Croce, sia unità di individuale e universale, di soggetto e predicato, di rappresentazione e concetto,…non v’ha giudizio, genuino e concreto giudizio, che non sia storico”.


L’ATTIVITA’ PRATICA: ECONOMIA ED ETICA. – Accanto alle categorie conoscitive Croce pone, come si è visto, le categorie pratiche della vita dello spirito: economia ed etica.
L’attività economica è rivolta al fine individuale e, rispondendo solo a criteri di efficacia, è completamente libera da criteri morali:”si può volere economicamente, senza volere moralmente; ed è possibile condursi con perfetta coerenza economica seguendo un fine obiettivamente irrazionale (Immorale)”.
L’attività etica tende invece a fini universali e perciò implica anche quella economia:”volere economicamente è volere un fine; volere moralmente è volere il fine razionale.Ma appunto chi vuole e opera moralmente non può non volere e operare utilmente ( economicamente)”.
Infatti volere un fine razionale significa volere nello stesso tempo anche il proprio fine particolare.
L’ ideale morale dell’azione degli individui è la libertà, che è anche la”forza creatrice della storia, suo vero e proprio soggetto, tanto che si può dire che la storia è storia della libertà”.
La libertà realizza il divino nell’umano.”La concezione della storia, come storia della libertà ha suo necessario complemento pratico la libertà stessa come ideale morale”, come norma di vita (religione della libertà).

         

 

 

 
CENNI DI AVVIAMENTO AL COMPORRE E DI STILISTICA
 
 

Scrivere significa esprimere se stessi, esprimere la maniera personale e propria di sentire, di pensare, di giudicare.
La prima dote di chi scrive è la personalità, cioè il possedere una fisionomia propria che lo distingua da ogni altro.
Per scrivere bene bisogna educare l’ingegno, il cuore, la fantasia.
Come si educa l’ingegno? Con lo studio, con l’osservazione, con la riflessione, con la lettura.
Allo studio delle nozioni di storia, di geografia, di letteratura, delle arti, delle scienze, materie che ci dànno un prezioso patrimonio di idee, provvede la scuola; naturalmente questa porge i germi dell’educazione morale ed intellettuale, che ciascuno deve poi svolgere e coltivare per conto proprio.
L’opera dell’insegnante nella scuola è di somma importanza, ma per fruttificare essa deve essere assecondata e completata dallo studio, dalla lettura, dalla riflessione degli alunni.
Questi debbono avvezzarsi ad osservare il mondo esteriore; eserciteranno non solo l’ingegno ma anche il sentimento e la fantasia e arriveranno a conoscere bene i nomi corrispondenti delle cose osservate, perfezionandosi nei più riposti tesori della nostra lingua.
Mi sembra superfluo in questo caso accennare al possesso di un buon dizionario, che deve essere usato costantemente, perché la consultazione costituisce un’opera di perfezionamento continuo del proprio bagaglio lessicale.
Attualmente esistono in commercio vari dizionari di notevole valore, dei quali indico tre che si raccomandano per le loro qualità di precisione, sintesi di definizione e rigorosità di metodo.
1) Passerini Tosi, Dizionario della lingua italiana, ed Principato, Milano.
2) Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana ed. Zanichelli, Bologna
3) Il Dizionario Garzanti della lingua italiana, ed. Garzanti, Milano.
L’allievo non deve tuttavia abituarsi soltanto ad osservare il mondo esteriore; esiste in ciascuno di noi un mondo che raramente conosciamo e che dobbiamo osservare ed esaminare attentamente.
Avremo modo di affinare il nostro spirito solo riflettendo spesso e a lungo sulle nostre azioni e sui sentimenti da noi provati.
L’osservazione alla quale ho accennato prima non deve essere effettuata di corsa, come si usa dire, ma dandosi ragione di ogni cosa, osservando ripetutamente e analizzando, componendo, confrontando.
Purtroppo i giovani, non solo del tempo attuale, non sono inclini all’osservazione; passano da un argomento all’altro senza riflettere, senza formarsi un’idea chiara di ciò che hanno visto. Non osservano e non riflettono di conseguenza.
Va rilevato al proposito che le più grandi invenzioni non sono state fortuite, cioè frutto di un caso, ma conseguenza di un grande numero di osservazioni.
L’osservazione e la riflessione sono elementi molto importanti per l’esposizione delle proprie idee; anche un confronto alla maniera con cui diversi scrittori hanno esposto i medesimi argomenti può fornire ricca messe di materiale a chi voglia esprimere con proprietà, sobrietà ed ordine il proprio pensiero.

         


 

 

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