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Si sta molto parlando, da varie parti e in
differenti modi, della dignità e del valore dell'uomo come
"persona". Ma in realtà, tale termine, per la
maggior parte degli uomini di oggi, è diventato-come dicevano
gli antichi logici-un"nome vuoto senza concetto".In
effetti, se ne è perduto il significato,in quanto si sono
persi i fondamenti su cui è sorto, e tolti i quali esso
perde senso. Un esempio, che fa comprendere in maniera particolarmente
eloquente ciò che sto dicendo, è fornito dalla bozza
della nuova Costituzione dell'Europa- da poco resa pubblica-nella
quale viene a tale termine un certo rilievo in quanto viene elencato
fra i valori di fondo dell'Europa stessa, però non solo
sono ignoranti, ma vengono esclusi de iure (per una precisa scelta
ideologica degli estensori), i concetti di "Dio" e di
"Cristianesimo".
Ma proprio questi sono i fondamenti su cui il concetto di persona
è sorto e su cui regge, sia dal punto di vista storico
sia quello teorico.
Gli studiosi hanno ben precisato che, mentre nella filosofia greco-romana
l'uomo cercava di spiegare se medesimo nell'ambito del cosmo e
in funzione del cosmo(concezione cosmocentrica), con la nascita
del Cristianesimo l'uomo parla con Dio e Dio stesso parla con
l'uomo (concezione antropocentrica).
Proprio sulla base di questo rapporto strutturato con un "Dio-persona",
l'uomo può dire "Io" in senso nuovo, e nasce,
di conseguenza, la concezione dell'"uomo-persona".
Ma in età moderna, a partire soprattutto dall'illuminismo,
e poi in età contemporanea, mediante una progressiva e
sistematica emarginazione di Dio e del Cristaanesimo, si è
corroso il concetto di persona nel suo spessore ontologico, e
gli si è fatto perdere pressoché per intero il suo
senso forte.
Perché siamo giunti a questo punto?
La risposta è semplice: l'uomo ha divinizzato, insieme
a se stesso, anche le proprie creazioni della scienza e della
tecnica, le quali si sono imposte come i suoi nuovi idoli.In questo
modo, l'uomo è diventato capace di costruire cose in quantità
e in dimensioni addirittura al di là dell'immaginabile;
ma, per converso, non ha saputo, in parallelo, crescere spiritualmente
in proporzione; anzi, ha addirittura in larga misura rimpicciolito,
e quindi dimenticato, se stesso.
Ben si può dire che l'uomo di oggi ha abbassato se medesimo
a livello di"cosa"; e, di conseguenza, è diventato
vittima di molte di quelle cose da lui prodotte.Anche nelle indagini
che oggi conduce su se stesso mediante le cosiddette "scienze
umane",l'uomo tratta se stesso appunto come "cosa"
in modo empirico, con il totale oblio del senso della"persona".
L' individualismo (uomo inteso come "individuo-cosa")
ha preso il posto del "personalismo" e dell'"umanesimo".
La vita individualistica del "single" sta sempre più
imponendosi come modello emblematico.
Ma la vita di un uomo come "single" può avere
ancora un valore in senso forte?
La sacralità dell'uomo e del suo corpo cade nel più
totale oblio.
Ridotto a "cosa", perde ogni senso, appunto che l'uomo,oggi
fatica a sopportare gli altri e si sente oppresso dalla loro "alterità":
gli altri uomini sono sentiti come "avversari" e addirittura
"nemici", a tutti i livelli.
In conclusione, bisogna allora dire che il difficile ma ineludibile
compito per l'uomo di oggi è questo: cercare di rinascere
spiritualmente, cercando di ricuperare quello spessore ontologico
e assiologico della "persona" che pure ha in proprio,
ma che ha dimenticato quasi per intero.
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