:: LEONARDO SCIASCIA ::



     
UN RICORDO DI LEONARDO SCIASCIA
 
 


UN RICORDO DI
LEONARDO SCIASCIA


ANNOTAZIONE SU
LEONARDO SCIASCIA


SCIASCIA
SCRITTORE "EUROPEO"

 


L'ho conosciuto personalmente più di trent'anni fa.
Un amico, sindaco di un paesino dell'entroterra siciliano, mi accompagnò a Racalmuto, in provincia di Agrigento, nella casa di Leonardo Sciascia e fu un incontro memorabile per me allora giovane scrittore pieno di emozioni e ambizioni letterarie.
E lui si congratulò per i miei primi lavori e m'incoraggiò a continuare, ma non seppe trattenere un sorriso scettico e amaro sulle cose del mondo letterario e sui destini delle opere "non protette".

Parlammo per un intero pomeriggio in un clima disteso e bucolico, sotto il pergolato della sua casa rurale. Erano presenti altre persone: il preside di Liceo Prof.Salvatore Ragonesi, impegnato in quel tempo nelle ardite e importanti ricerche sul meridionalismo nella letteratura e nel pensiero politico, e lo storico Salvatore Francesco Romano, docente all'Università di Trieste e primo e grande studioso della mafia siciliana.
La brezza pomeridiana che saliva dal mare sulla collina nell'estate sicula rendeva fluiti i pensieri e invitava a sciogliere ogni preclusione. Così si parlò di letteratura, politica e storia siciliana e su tutte le questioni Sciascia proponeva delle ipotesi originali, frutto di lunghi ripensamenti nella solitudine campestre. Gli interlocutori ascoltavano divertiti e ammirati, e lo provocavano con ulteriori sottili richieste, sempre insidiose, ma non impertinenti per un genio come Don Leonardo, un maestro di saggezza e acutezza intellettuale, un vero roditore nell'arte dell'ironia. A lui nulla era estraneo e il suo sguardo si proiettava lontano, pur rimanendo egli fisicamente inchiodato alla campagna siciliana.

Dinanzi a noi stava un rappresentante autentico della sapienza antica e moderna, un Empedocle agrigentino redivivo: terribile e amabile, coerente e incoerente , filosofo e antifilosofo, costruttore e dissolvitore.
Sciascia era come la sua Sicilia fatta di ordine e caos, amore e odio, silenzioso mutismo e vulcanismo esplosivo di pensieri e parole.

Del resto, proprio in quei giorni egli stava elaborando il saggio "La Sicilia come una metafora", che è un documento esemplare di se stesso, una sorta di autobiografia intellettuale l'innestarsi della tragedia della dissoluzione sulla certezza del ragionamento. E ne parlò e ci ricordò che aveva appena abbozzato il manoscritto del "Candido", una ironica riscrittura autobiografica del famoso romanzo di Voltaire, e lo ridiscusse con noi quasi volesse aggiungere qualcosa o modificare qualche brano."Candido" era la controfigura di se stesso, era un sogno fatto in Sicilia, una Conversazione" Vittoriniana senza la mitologia dei punti di certezza. Era un manifesto contro l'ottimismo, poiché il mondo è in preda al male morale e non potrà mai uscirne rigenerato e purificato. Il rimedio al male, nella prospettiva sciasciana, non poteva essere che lo scetticismo, cioè il volgersi al proprio orticello, fare onestamente il proprio lavoro e dedicarvi le cure quotidiane senza lasciarsi ingannare da pseudo-rivoluzionari e pseudo-teologi. Gli astratti furori di Elio Vittorini in "Conversazione in Sicilia" qui si trasformano nel richiamo al solo valore della ragione,illuministica fondamentalmente scettica e pessimista sui destini dell'uomo e sulle sue reali virtù.

Quel pomeriggio a Racalmuto ho forse compreso la natura intima dell'autore del "Giorno della civetta"e la sua vera grandezza. Sciascia argomentava per contraddizione e non proclamava subito la sua tesi, ma attendeva dagli interlocutori un punto di vista sull'argomento. Poi lentamente, tra una sigaretta e l'altra, presentava la sua posizione e vi ragionava sopra in modo tragico mascherato da ironia e umorismo. Questo è anche lo stile della sua scrittura, che brucia lentamente e aggredisce gradualmente il suo oggetto. E l'impeto gradualista della sua prosa è straordinario perché brucia a fuoco lento, sotterraneo, come la Sicilia lavica nella quale lo spirito Voltairiano si assomma alla tragicità pirandelliana e Verghiana.

La sicilianità sciasciana si apre perciò all'Europa e assume la forma illuministica del rifiuto di ogni bestialità e malvagità e soprattutto di quelle perversioni camuffate sotto spoglie trascendentali e ideologiche. E implacabilmente i fatti continuano a confermare che questa sicilianità diffidente e illuminata non era poi senza fondamento gnoseologico e morale.
A Racalmuto, sotto quel fresco pergolato, ho vissuto un momento sereno della mia esistenza a contatto con una grande fonte di saggezza. Sciascia incarnava la mia Sicilia barocca e sincera, ardente e sprezzante, acuta e sorniona. Egli era la Sicilia, ma era anche l'Europa dell'Illuminismo non trionfale né dominatore: dell'Illuminismo che riconosce i limiti della ragione e dell'uomo.

 
   






         
     
ANNOTAZIONE SU LEONARDO SCIASCIA
 


UN RICORDO DI
LEONARDO SCIASCIA


ANNOTAZIONE SU
LEONARDO SCIASCIA


SCIASCIA
SCRITTORE "EUROPEO"
 

In Leonardo Sciascia si integrano la cronaca, la tensione civile e la passione letteraria, sicchè la narrativa si intreccia con la saggistica e la riflessione filosofica. La sua predilezione per l'Illuminismo
francese, che si esprime pienamente in uno degli ultimi romanzi famosi, Candido, è il segno della forza critica e della laicità e libertà della ragione sempre inquieta e controcorrente.

Proprio per questo orizzonte illuministico, egli ha fatto della produzione letteraria uno strumento di conoscenza e di analisi della realtà, che è in primo luogo quella siciliana come specchio esemplare di un mondo più vasto.

La Sicilia diventa così la metafora di ogni società e di ogni potere occulto sul quale si svolge la storia degli uomini : una vera trappola da cui la ragione lotta per uscire con dignità e verità.




     
         






     
SCIASCIA SCRITTORE "EUROPEO"
 
 


UN RICORDO DI
LEONARDO SCIASCIA


ANNOTAZIONE SU
LEONARDO SCIASCIA


SCIASCIA
SCRITTORE "EUROPEO"
 


Sciascia come scrittore nasce col fascismo e matura una giovanile avversione a questo, mostra sin dall'inizio un'accentuata attenzione alla sua Sicilia, quella sentita dentro, quella che è tradotta, in quanto stato d'animo, dal concetto di similitudine.Per questo poi molto deve al Gattopardo così come ad una congenita avversione al potere organizzato, che può prendere anche il nome di mafia, si identifica con la gestione del potere, il discorso sciasciano diventa aperta denuncia per chi con questo fine sa motivare anche l'uso della favola, genere che gli consente di rispettare le esperienze storico-letterarie, le istanze etico-psicologiche e la spinta polemica che c'è in lui. La mafia " è diventato un fatto italiano, ormai sfuggente, indefinibile: va identificandosi sempre più con la gestione del Potere".
Si potrebbe poi in questa sua caratteristica ingenua individuare la motivazione della sua scelta politica. Sciascia aderisce al Partito Comunista Italiano ottemperando al suo desiderio di egualitarismo e di partecipazione ampia alla gestione del potere. E' così che non diserta la lotta contro l'impostura e lo sfruttamento; vive il dopoguerra nell'ambiente siciliano e fa propri dati culturali e sociali di questo, pur nella loro contraddittorietà rispetto alla realtà italiana..Da qui, crediamo, l'idea fissa della gestione del potere, da una Sicilia cioè che sente profondamente questo problema e che con la mafia ha scelto la strada meno legale per raggiungere lo scopo. In fondo, paradossalmente, Sciascia mostra di sentire lo spirito siciliano quanto i suoi personaggi-protagonisti negativi, ma lo indirizza, così come i veri siciliani sanno fare, verso il bene degli altri, verso forme di accettazione della legalità, che sono alla base di ogni vivere civile. La lotta contro la mafia condotta da più di un trentennio, è la lotta per la civilizzazione di noi tutti, è l'insegnamento di chi vuole dirci che essere italiani significa essere onesti, limpidi, sereni sudditi dello stato che siamo noi.
La sua fede nella ragione, incrollabile fortezza entro la quale l'uomo analizza i dati raccolti dalla storia e dalla sua indagine su di essa, è il motore che lo anima anche quando si fa dolente la constatazione della sconfitta. E la corsa continua verso più ampi orizzonti che non comprendono più solo la Sicilia, ma si allargano all'Italia tutta, succube della menzogna e dell'omertà che nascono dalla compromissoria convergenza di interessi delle forze di governo e di quelle di opposizione.
Così la lezione nel Neorealismo in lui si è tradotta, nonostante le sconfitte, nella costante attenzione ad una realtà storica e umana, nella volontà di comprenderla e farla comprendere, nell'ampliamento, quasi, dei confini stessi della narrativa.
Constatate quindi le caratteristiche dello scrittore, ci sembra ozioso ricercarne le ascendenze: Verga, Pirandello, Cervantes, Lorca, Unamuno, Castro, Quasimodo, Lampedusa, Brancati, Vittoriani sono sì presenti come "memoria culturale" del Nostro, ma è certa l'autonomia del suo discorso, così come è singolare l'ostinazione con cui persegue il suo ideale poetico.
Quale collocazione dunque dare all'opera di Sciascia ? C'è chi vede in lui il continuatore più maturo e fornito dei nuovi strumenti conoscitivi della sociologia e dell'antropologia della linea Verga-Pirandello; c'è chi lo accosta solamente a Pirandello per la sua concezione della vita; c'è chi parla di uno Sciascia scrittore "Europeo" nonostante la sua sicilianità.A noi sembra che Sciascia possa essere il più degno continuatore di quella letteratura dell'impegno che ha generato il Neorealismo, un narratore acuto e vivace, attento alla realtà dei tempi, difensore, pur nella sua pessimistica visione della realtà, degli ideali democratici della giustizia e della libertà.

 
   


















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