L’UMILTA’
 
   

L’umiltà è la virtù della verità E’ legata alla visione chiara dello spirito.
E’ la virtù del buonsenso.
E’ proprietà dell’intelligenza concepire l’ideale; ma la riflessione, che segue la prima intuizione, ci pone di fronte all’ideale e ci fa vedere quanto questo assoluto sia inaccessibile.
La prima forma dell’umiltà è frutto di un sano giudizio. In un uomo intelligente la presunzione è inconcepibile : la sperequazione tra ciò che si concepisce e ciò che si realizza è di una evidenza chiarissima. Lo spirito che riflette trova grottesco l’uomo borioso, presuntuoso. E’, quindi, dal buonsenso che sboccia il primo abbozzo dell’umiltà, con la riflessione sul contrasto tra l’assoluto concepito dalla nostra mente ed il poco che riusciamo a realizzare.
Dalle labbra degli scienziati e dei filosofi si raccolgono le più sorprendenti confessioni dei nostri limiti.
Ma se la costatazione del nostro affannoso e, molte volte, inutile tendere agli ideali concepiti dalla mente pone le premesse dell’umiltà, questa scaturisce necessariamente dal nostro confronto con Dio.
La trascendenza di Dio crea una tale distanza da far ritenere assurdo ogni paragone tra il Creatore e la creatura tra Colui che è e chi ha l’esistenza legata alla volontà libera di Colui che è.
E’ per questo che la vera umiltà-frutto di un confronto tra Dio e l’uomo-la si rinviene solo nella religione che insegna la trascendenza divina. Le religioni politeiste, il materialismo, il panteismo non giungeranno mai ad un esatto concetto dell’umiltà, perché hanno distrutto quello di Unicità trascendente. La nostra dipendenza da Dio, la Sua trascendenza e la nostra contingenza, il Suo tutto ed il nostro nulla sono verità la cui affermazione conduce necessariamente all’umiltà.
La filosofia moderna, dall’idealismo all’esistenzialismo, è caratterizzata da un senso di insubordinazione, da una rottura dell’ordine metafisico, prima che morale.
L’umiltà è virtù di chiarezza, di luce, di semplicità, di rettitudine. E’ virtù di chiaroveggenza e ponderazione. E’ virtù fondamentale : sostiene la fede, perché pone Dio al proprio centro; è di ausilio alla carità, perché sopprime la stima eccessiva di sé; è indispensabile alla giustizia, perché senza umiltà è impossibile rendersi conto dei diritti altrui.
Tutte le virtù dipendono dall’umiltà, che è una virtù di base. E’ la virtù che si oppone al primo peccato: l’orgoglio. Come l’umiltà è la virtù dell’intelligenza, così l’orgoglio è il vizio dell’intelligenza. L’umiltà è il riconoscimento del nostro nulla; l’orgoglio è credersi qualcosa. L’orgoglio mira a farsi Dio. E’ il peccato metafisico, il peccato del contingente che pretende essere assoluto. E’ il male reso ente. Penso che alla concezione manicheistica del male non sia sfuggita la dipendenza del primo peccato dall’orgoglio. Ogni forma di orgoglio aspira ad occupare un posto nel quale possa farsi centro e regola.
L’orgoglio è legato all’egoismo, che pone se stesso come centro al posto di Dio; e l’orgoglio è il peccato dell’intelligenza che lo giustifica.
L’orgoglioso è ingiusto, vendicativo, invidioso. L’orgoglio è il peccato fondamentale.
L’umiltà dell’intelligenza si acquista con la meditazione della nostra nullità di fronte a Dio. Ma l’orgoglio abile ed impenitente, sconfitto in questo confronto con Dio, non disarma, ripiega, invece, sul confronto con gli altri uomini. Ed ecco che l’orgoglioso è nuovamente al centro. Con una lucidità sorprendente sa enumerare, magari creandoli, tutti i suoi pregi e sa mettere in chiara evidenza tutti i difetti altrui, scovandoli se nascosti e inventandoli se inesistenti. Chi non ricorda la parabola del fariseo e del pubblicano al Tempio? E’ un quadro psicologico stupendo !
L’umile, con l’occhio della verità, non falsato dall’orgoglio, sa cogliere negli altri il bene, anche se unito al male, e sa riconoscere i suoi difetti. L’uomo pieno di albagia vede in se stesso solo pregi e negli altri solo difetti. E con borioso giudizio, frutto non di dovere, ma di indebita appropriazione, condanna tutti, perché nella terra bruciata degli altrui valori possano brillare i suoi presunti pregi. Nessuno, però, riuscirà ad allontanare dall’orecchio di questo giudice distruttore le parole del Signore: “Non giudicate per non essere giudicati”. “Uno solo è il Legislatore e il giudice: Colui che può salvare e perdere. Ma tu chi sei che giudichi il tuo prossimo?”. “Non ti abbandonare all’orgoglio, ma temi”.
Queste considerazioni di ordine speculativo sulla umiltà, vanno tradotte nella vita di ogni giorno, perché possano produrre tutta la loro efficacia.
Nella società, che è per necessità a struttura piramidale, l’insofferenza della gerarchia costituita è violazione della umiltà . Come violano i precetti dell’umiltà quelli che, chiamati a reggere la società, abusano del proprio potere e non vedono nei sudditi dei fratelli.
La dottrina di Gesù non ha mai impedito ai cristiani di migliorare il proprio stato sociale, ma condanna coloro che si servono della violenza e di altri mezzi illeciti per inserirsi in un tenore di vita migliore.
L’umiltà non è però simulazione, perché l’umiltà autentica, sinonimo di verità, non ci inibisce di scorgere in noi pregi e valori, ci proibisce solo di ingigantirli e di considerarli nostri, mentre sono dono di Dio.
L’umiltà non è debolezza. Le più grandi opere sono frutto dell’umiltà, che ha una forza di costanza e di pazienza ignota all’orgoglio.
Una virtù può avere origine intellettuale, ma, in quanto virtù, è sempre conquista della volontà.
Mezzo essenziale per progredire nella via dell’umiltà è lo sguardo rivolto a Dio : un’anima che si pone sotto l’azione divina nella vita interiore, a poco a poco si sente ricolmare di una forza e di una luce che, ad un tempo, la rinfrancano, la illuminano, la stimolano e l’annientano.
Uno spirito umile preferisce i lavori umili a quelli più appariscenti, fa volentieri le fatiche che gli altri scansano, si applica al dovere quotidiano. Gli eroi della vita sono gli umili, che, nel secreto, accudiscono con costanza ed impegno ai compiti loro affidati. Gli eroi della gesta grandiose hanno nella gloria la propria ricompensa. Gli umili lavorano per un dovere senza gloria.
La prova più vera dell’umiltà sono le mortificazioni accettate, non quelle da noi scelte dopo mature riflessioni, ma quelle che vengono senza essere attese.
L’umiltà cristiana ha un significato strumentale, non si coltiva per sé, ma come mezzo di santificazione, cioè, di unione con Dio.

 
 
 

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