ROSMINI NELLA SUA ESSENZA
ONTOLOGICO DELLA MENTE IL DIVINO
 
   

 

Le scienze metafisiche sono quelle che studiano l’intima essenza della realtà. La realtà che comunque è oggetto di percezione è quella dell’io (psicologia), del mondo (cosmologia) e di Dio (teologia). L’ontologia è una scienza metafisica tutta speciale.
L’ontologia è infatti la scienza dell’essere in quanto pura e assoluta essenza, cioè in quanto è comune tanto all’ente finito che all’infinito.Il primo problema è perciò questo:”Conciliare col concetto unico dell’essere i suoi apparenti modi vari e molteplici”.
La cosa non sembra molto facile, perché tra l’essere e le sue manifestazioni s’incontrano alcune
antinomie. La fondamentale, e insuperabile, è quella che deriva dall’essenza dell’essere, che è necessariamente unica, e dalla realtà, che si presenta invece come molteplice.
“ Profonda magia è trarre i molti dall’uno”, diceva Giordano Bruno. Senza ricorrere alla magia,
vediamo in quale modo Antonio Rosmini, il filosofo e patriota cattolico, che dovette subire in vita il processo del Sant’Uffizio e la messa all’indice di alcune opere a causa delle sue visioni anticipatrici sul ruolo della Chiesa, risolve il problema nella sua Teosofia, che ci porta all’estremo limite a cui può giungere l’umana speculazione.
Nell’essere tutto è intelligibile. Eppure si presenta innegabilmente sotto diversi aspetti, e non si può negargli quella molteplicità che gli è aderente.
Bisogna anzitutto ammettere la dialettica del pensiero. La dialettica è cosa di cui gli idealisti hanno abusato; ma bisogna riconoscere a loro il merito di averne messo in luce, sia pure esagerata, l’importanza. C’è nel pensiero, inteso come soggetto pensante, una discorsività continua, un mobilismo, un perpetuo passare da un oggetto all’altro. Il pensiero pensante non rimane mai a lungo in estatica contemplazione di un pensato. Il soggetto crede di pensare sempre la stessa cosa, e invece intreccia nuovi rapporti ideali col processo della riflessione.
Occorre quindi fissare bene il concetto di essere. L’essere è di casa nella mente, perché è la condizione della pensabilità stessa di ogni cosa; ma l’attenzione dello spirito si rivolge più facilmente ai richiami della realtà concreta, e ci vuole uno sforzo della riflessione per riconquistare il concetto dell’essere, sforzo che è dialettico, perché si fa con la mente. L’unità dell’essere è considerato anteriore a tutti i suoi termini e privo di qualsiasi determinazione ideale. E, a rigore di logica,non potremmo parlare se non chiamando l’essere, così indeterminato e generico, con il semplice nome di essere.
Ma la riflessione non può fare a meno di delineare in qualche modo la configurazione propria dell’essere,in quanto è del tutto impersonale.Questa essenza impersonale dell’essere non è un’entità assoluta; poiché l’unica entità assoluta, è Dio. Neppure si può dire che si identifica con l’essere ideale. Gli attributi di reale e di ideale, applicati all’essere, ne denotano due aspetti che importano una classificazione nell’essere, mentre si vuole pensare che il primo ed unico essere che sta al fondo della realtà e dell’idealità, non è né l’uno né l’altro. E noi prescindiamo dal fatto che lo vediamo in idea; per astrazione e lo consideriamo dialetticamente anteriore a tutto.Perciò l’assoluta unità dialettica dell’essere non vuol dire neppure identità assoluta di tutto il reale; vuol dire semplicemente questo, che tutto è essere e che l’essere si può predicare di tutto ed è semplice in sé e non molteplice.
Dire che tutte le cose convengono nell’essere così concepito non è un ridurre i reali ad un solo reale, e quindi evidentemente non è un cadere nel panteismo. E quando si dice che l’essere è “Virtuale”, s’intende prospettare il suo carattere potenziale su tutti i suoi vari termini ; e quando è “iniziale”, si allude al fatto che è il primo , dal momento che senza di lui non si concepisce nulla e che conoscere una cosa è coglierla nella sua essenza realizzata, vale a dire nel suo iniziale atto di essere.
Partendo dal principio della dialetticità dell’essere la conciliazione tra unità e molteplicità non è molto difficile. Anzitutto l’essere fa nascere tutte le cose (realtà e idealità), nel senso che è la condizione stessa del loro venire ad essere. Tuttavia l’energia creante, che nell’essere fa gli esseri finiti e particolari, non è l’essere dialettico. Esso è oggetto razionale della mente e basta. Se si movesse, se avesse capacità di fare, non sarebbe impersonale.Sarebbe o l’Essere Realissimo, il Dio creatore, o l’essere-Ragione degli idealisti. Ora la virtualità e l’inizialità dell’essere presuppongono ed è vero, la possibilità che passi al suo atto, ma non dicono che questo avvenga per virtù dell’essere stesso. Anzi dicono il contrario, perché cesserebbero ipso-facto se questo essere fosse la realtà creatrice di tutte le cose. Bisogna dunque ammettere, oltre all’essere dialettico e potenziale, un Essere Reale capace di far sorgere nell’essere le varie realtà concrete.
Tre sono in sostanza i punti fermi da tener ben presenti ; 1) L’essenza dell’essere non sarebbe quella che è, cioè l’uno dialettico, se oltre l’unità non implicasse la molteplicità, ossia la possibilità di determinarsi in più modi, all’infinito; 2) Ma tali determinazioni non può darsele da sé; 3) Tuttavia la molteplicità delle forme è intrinseca, ossia è una condizione della sua stessa unità.
Non è contraddittorio dire che l’essere è molteplice, perché l’unità riguarda l’essenza dell’essere, mentre invece la molteplicità riguarda il numero delle cose che partecipano dell’essere, o hanno in comune l’essere. L’essere si può concepire senza i suoi termini, e i termini non si possono concepire senza l’essere.
Ma ci può essere un altro rispetto all’essere ? E che cosa può essere codesto altro?
Anche le differenze sono qualcosa, perché esistono, e l’essere è la condizione necessaria alla loro esistenza. E per questo sono tutte uguali, e differiscono nell’essere che hanno. Per questo le cose sono chiamate “enti finiti” o “enti contingenti”.In questo senso si può anche dire che esse sono e non sono, come pensava Platone e come aveva inteso San Agostino( Confessioni,VII,11) : nec omnino esse, nec omnino non esse.
Prescindendo poi dai suoi aspetti accidentali la molteplicità si riduce alla ripartizione dei modi o forme dell’essere: l’essere ideale, l’essere reale e l’essere morale. Ad affermare che l’essere sia uno nella sua essenza e trino nei suoi modi.. Il Rosmini giunge prima di tutto attraverso la via dell’osservazione dei fatti e poi attraverso la via del ragionamento: prima constata, e poi dimostra che l’essere per esistere ha bisogno proprio dei tre modi( non di più e non di meno) e dell’unità.
La differenza tra l’essere ideale e l’essere reale e la loro unità: un esame del pensare e del parlare comune degli uomini.
L’essere ideale è la condizione della conoscibilità di tutto; nessuna cosa potrebbe venire pensata o concepita senza l’essere di cui abbiamo un’idea, e quindi è nella forma della idealità. Siccome la realtà è conoscibile e conosciuta solo con l’essere ideale, c’è un primato logico di questo sulla realtà. L’essere ideale è il primo modo con cui l’essere si rivela. L’idealismo ha visto bene che l’idealità è una categoria che comprende tutti gli altri aspetti dell’essere. E’ infatti con l’idea che conosciamo anche la realtà, e quindi nell’essere ideale c’è il reale. Ma c’è solo nel modo ideale, non nel modo reale, che le è caratteristico. L’idea di realtà rispecchia e riproduce idealmente la realtà, ma non la esaurisce in sé. E certo, che è necessario passare attraverso l’essere ideale per conoscere qualsiasi cosa, non sarà il condizionato a produrre la condizione: l’essere visto idealmente sarà perciò qualcosa di originario nello spirito, non prodotto dai particolari contingenti, ma evidente per natura, noto per sé di necessità ontologica. Siccome poi un’idea non è un’attività produttiva e reale, ma soltanto un pensato, la molteplicità del mondo ideale non può derivare che da un elemento di natura diversa dall’essere ideale, che è appunto la realtà.
Al primato logico e razionale dell’essere ideale corrisponde, dal punto di vista metafisico, il primato dell’essere reale. Questa è la ragione per cui si nota nella storia della filosofia il prevalere dell’idealismo e ora il prevalere del realismo. Che ci sia la realtà oltre l’essere ideale è un’esigenza che si ricava dalla stessa idealità : per quanto l’idea sia soltanto la conoscibilità di una cosa è evidente che senza, non c’è oggetto della mente . Ridurre il soggetto reale ad un’idea sarebbe come dire che chi conosce un’idea è un’altra idea. Per questo l’essere reale detto dal Rosmini “essere soggettivo”, perché la sua esistenza è provata soprattutto dall’esistenza della realtà del soggetto. D’altra parte c’è differenza tra il pensare puramente una cosa e percepirla nella sua realtà. L’essere ideale, con i suoi caratteri d’infinità, necessità e universalità, non può essere prodotto da un essere finito e neppure dall’intelligenza umana. Esso è qualcosa di un Essere Reale assoluto: Dio. Questo è il corrispondente ontologico dell’essere ideale. Un soggetto che non fosse il Soggetto infinito, non lo potrebbe produrre da sé. Sorge allora il problema della molteplicità nel mondo reale, e la difficoltà di conciliare l’infinitezza della realtà di Dio con l’esistenza di entità finite. Infatti si può dire : o la realtà di Dio le include tutte, come dovrebbe essere per definizione, e allora siamo nel panteismo, o le esclude e allora come Dio può essere una Realtà Assoluta . L’antinomia si supera pensando che l’Assoluto contiene in sé il relativo in grado supereminente. Il relativo è nell’Assoluto nel modo con cui può essere nell’Assoluto, cioè assolutizzato.
L’idealismo ( con tutte le sfumature dell’intellettualismo e del razionalismo), il realismo( con tutte le varie sfumature del materialismo, del positivismo, ecc.) e il moralismo o volontarismo d’ogni maniera hanno tutti la loro giustificazione e la loro condanna nella teoria ontologica. Sono tutte teorie che si fondano sopra un aspetto fondamentale dell’essere, ma trascurano o negano addirittura l’importanza degli altri suoi aspetti basilari. La vera filosofia non può che abbracciare tutte le forme da cui risulta la pienezza dell’essere, dando a ciascuna il suo posto, senza detrimento delle altre.

 

 
 
 

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