UNA DELLE CARATTERISTICHE DEL MOMENTO CHE STIAMO VIVENDO E’ IL SENSO DELLA PROVVISORIETA’ E LA MANCANZA DI SICUREZZA.


Sono fermamente convinto che una delle caratteristiche del momento che stiamo vivendo sia proprio il senso della provvisorietà e cioè la mancanza di sicurezza; un senso di provvisorietà che sentiamo in maniera epidermica, anche se non ce ne rendiamo conto, e che riscontriamo nel momento politico, economico, culturale, sociale e religioso.
Nel momento politico c’è un atteggiamento di sfiducia nei confronti di chi rappresenta la politica che non viene seguita con impegno volto a completare l’individuo, ma viene guardata dalla base solo in senso utilitaristico. La politica è diventata un partitismo, un cumulo di interessi di certi settori, più che una chiamata della comunità, per non rispondere più al suo significato originario che è di coinvolgimento di tutta la base, coinvolgimento da ricercarsi in una partecipazione alla programmazione, alla conduzione, alla revisione, alla verifica di quella che è la vita sociale del Paese.
Un ugual senso del provvisorio lo avvertiamo nel momento economico, a tal punto che basterebbe che domani fossero bloccati alcuni porti petroliferi per risentire immediatamente il tracollo in tutto il settore industriale, non solo mediterraneo, ma addirittura mondiale. Chiaramente anche il momento economico è provvisorio; e se, a volte, è drammatico negli alti vertici, immaginate quanto più lo sia per coloro che debbono fare i conti con la spesa giornaliera…
C’è altresì, una provvisorietà di carattere culturale da ricercare nelle correnti del pensiero moderno. Le varie teorie filosofiche, i grandi momenti di impegno culturale si stanno smorzando e non appaiono all’orizzonte grandi uomini e grandi idee.
Il senso del provvisorio lo avvertiamo anche nel campo religioso; la Chiesa in questi ultimi trentacinque anni sta vivendo un momento di ricerca, di impegno, di verifica che porta a grandi tensioni. Si avverte un grande bisogno, l’assenza di un attracco spirituale che è venuto a mancare con il concetto di libertà e di permissivismo.
L’uomo d’oggi è l’uomo delle paure: abbiamo paura della crisi economica, della guerra, della malattia, della solitudine, abbiamo paura della vecchiaia e, al riguardo, abbiamo persino inventato il tempo libero per gli anziani, ovvero la politica degli anziani e ciò sta a significare che l’anziano non trova più una risposta naturale all’interno della famiglia, ma c’è bisogno di sbandierare dei surrogati che naturalmente non sono la soluzione del problema.
Noi siamo l’uomo che ha paura della morte anche se l’abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni ; nei nostri rapporti sociali, parliamo di tutto, ad eccezione della morte. Eppure mi sembra un controsenso perché, se c’è un fatto di cui siamo oltremodo sicuri, è proprio della morte…
L’uomo attuale è l’uomo che in qualche modo ha paura della paura la quale genera violenza. Oggi tutto è violento; è violenta la protesta; è violento il rifiuto dei canoni estetici; è violenta la competitività fra i gruppi; è violento inoltre il desiderio dei beni, per cui se uno possiede qualcosa che l’altro non ha, questi se la deve assolutamente procurare e violentemente, a tal punto che questa violenza molto spesso conduce ad offendere la vita in una maniera anche drammatica.
Anche la sessualità è violenta; la vita sessuale che dovrebbe essere esclusivamente un momento meraviglioso, un traguardo raggiunto, perché è un completamento di quella che è un’espressione di sentimenti e non soltanto la materializzazione di un atto, è diventato invece motivo di reciproca offesa, perché una parte non sente più l’altra come persona, ma come un oggetto.
E’ diventato violento il sistema organizzato. Le stesse leggi che combattono la violenza, diventano esse stesse violente.




 
 
 

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