COMENTO di Nicola Costantino
 
   

 

Droga : la legge non basta

L’Europa che si apre fa intravedere prospettive fino a ieri insperate e allontana lunghe ombre. Impossibile non accorgersene, sembrerebbe. Allo stesso modo l’Europa e il mondo mostrano un male che richiama secoli bui, la peste: non avvedersene, nonostante le informazioni e l’esperienza quotidiana, è possibile solo per estremo egoismo o troppa paura. La droga tiene legati e consuma milioni di uomini, centinaia di migliaia nel nostro Paese. Li assoggetta a sofferenze tremende, dopo aver procurato un’effimera concentrazione di piacere ; ne modifica i processi del sistema nervoso, il comportamento, la salute, le condizioni sociali e familiari, la libertà. Li obbliga a una progressiva decadenza, alla quale si aggiunge talvolta l’Aids, che mette in pericolo il futuro di tutti.
I produttori e soprattutto i grandi trafficanti hanno guadagnato somme enormi, che vengono investite nei più diversi settori e, come si usa dire, “ ripulite” con sofisticati espedienti; ma i criminali restano tali e continuano a speculare sulla sofferenza e la morte, spesso abbinando ad attività economiche e commerciali “ normali” ulteriori forme di illecito, dal quale soltanto certi elevatissimi margini di profitto possono venire.
In alcuni Paesi la produzione e il commercio della droga sono in mano di organizzazioni così potenti da aver piegato lo Stato e da aver espropriato parte del territorio. La penetrazione dei proventi del delitto in molti ambienti dell’economia, della finanza e della politica condiziona e rallenta la lotta. Quanto più questi ambienti sono torbidi e corrotti, tanto più sono propizi a quella penetrazione, quando non la incoraggino per partecipare alla spartizione dell’immonda ricchezza.
Mentre scrivo queste cose, che non hanno certamente la pretesa di delineare il quadro in maniera originale , non posso fare di pensare che, per alcuni gravi elementi, l’Italia è fortemente coinvolta nel fenomeno criminale. Ammesso che sia sempre possibile distinguere la connivenza dalla debolezza e dalla negligenza, balza agli occhi come oggi non ci si impegni in modo minimamente adeguato contro questo male in molti settori.
Un vantaggio consistente deriva dallo spreco di energie dello Stato, del Parlamento e dei partiti ; dal torpore dell’opinione pubblica; dalla elusione dei nodi cruciali e dell’impegno continuo contro il crimine organizzato e la degradazione che lo agevola.
Non posso credere, e comunque accettare, che ci si voglia limitare a isolare i morenti di Aids nel silenzio dei reparti di malattie infettive. Se avessi la forza e il prestigio per lanciare un appello alla mobilitazione civile e morale, lo farei da questa pagina a tutti i lettori; lo griderei, vincendo il pudore, se altri rispondessero e irrobustissero la voce.

 




 
 
 

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