DANTE E IL SUO POEMA.
 
   


Nonostante si scrivano nuovi libri ed originali racconti che talvolta vincono premi internazionali o nazionali, sebbene in questi ultimi decenni l’italiano si sia perfezionato e migliorato, il padre della lingua nostra rimarrà sempre Dante. Suo infatti è il vanto di aver foggiato nuove ed armoniose parole per la nostra dolce lingua e di aver trasformato un “volgare”, usato esclusivamente dal popolino, in italiano parlato da tutta una nazione.
In questi anni, leggendo alcuni brani della “Divina Commedia”, ho potuto assaporare l’eleganza e la raffinatezza dei versi di Dante. Ma ciò che mi ha maggiormente colpito nel leggere questi canti è il mutamento di linguaggio e di paesaggio cui assistiamo quando Dante dall’Inferno passa a visitare il Purgatorio e quando, da questo, si eleva al Paradiso, nonché il diverso modo di presentare i suoi personaggi . Nell’Inferno, dove domina eterna la notte e dove i dannati chiamano “dolce” il mondo con le sue piaghe, Dante ci presenta come personaggi principali Farinata, Ulisse e Ugolino, tre uomini diversi, con caratteri dissimili e con pene differenti ma tutti e tre duramente provati dalla vita e ormai senza speranza dopo la morte.
Farinata è l’uomo orgoglioso, sicuro di sé, sdegnoso delle pene che subisce : si è portato nella tomba anche gli odi di partito e l’amore per la Patria.Ugolino, invece, è l’uomo vendicativo che sfoga con furore il suo dolore, che si dispera per la sorte infelice che gli è toccata, che si compiange. Ulisse è il più tranquillo, il più rassegnato: narra la sua storia senza accenti d’ira e senza cercare di difendersi. E’ il simbolo dell’uomo moderno che gioca tutte le sue carte pur di conquistare, conoscere, sapere. L’eterna sete del sapere che l’uomo non riuscirà ad estinguere finché avrà vita e che l’ha ucciso lo pervade ancora.
nell’incontro del poeta con Casella, nel Purgatorio, si avverte un senso di liberazione da parte del poeta che, uscito dall’Inferno, è quasi ancora prostrato per aver assistito a scene brutali ed orrende.
Egli è felice di sentirsi vivo e contribuisce a dargli questa sensazione il dolce affetto di Casella, lo splendore del sole e il verde della lussureggiante vegetazione che li circonda.
I canti del “Paradiso”, come ad esempio quello di Piccarda, oltre ad essere di contenuto profondo, sono smaglianti di luce, pervasi da letizia per la beatitudine che le anime godono e sono rallegrati da dolcissima musica.
Tutto è splendore :l’anima di Piccarda, il suo dolce sorriso, la gioia che ha dipinto sul volto; ma soprattutto rifulgono gli occhi santi di Beatrice, che amorevolmente accompagna Dante nell’ultimo viaggio che lo condurrà a Dio, alla perfezione, alla fede.

 

 
 
 

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