CONSUMISMO E VALORI DELL’UOMO CONTEMPORANEO.

 
   


Il consumismo è uno degli aspetti più inquietanti della nostra epoca. Le imprese per poter sopravvivere devono sforzarsi di produrre, ma soprattutto di differenziare la produzione, Da qui nasce la necessità di creare nuovi bisogni e la spinta verso nuovi consumi.
In questa chiave tutti gli eventi che riguardano la vita collettiva degli uomini, eventi sia culturali che spirituali, vengono investiti di un significato anche economico e consumistico. Per fare un esempio si può pensare al Natale. La festa che per millenni ha avuto un significato mistico è diventata man mano la celebrazione del consumismo. Da quando i regali da mettere sotto l’albero erano semplici oggetti, segni di tutta la nostra amicizia e dell’amore verso gli amici o i propri familiari, ora si è arrivati a regalare anche biglietti per viaggio nelle isole del Sud al solo scopo di sfoggiare ricchezza e snobismo. In realtà tutta quest’opulenza nasconde una profonda insoddisfazione, perché tutto si riduce ad una corsa ad avere di più. La nostra epoca, infatti, è quella dell’avere, dell’apparire e non certo dell’essere.
Nessuno può sottovalutare il benessere e la comodità a cui questi anni ci hanno abituati: oggetti belli, comodi e costosi, nuove piacevoli abitudini per trascorrere il tempo libero, nuovi status-symbol da possedere. E’ vero anche però che la corsa sfrenata al consumo ha portato all’appiattimento dello spirito stesso di ogni uomo che ha un po’ perso il desiderio di innovazione, di ricerca, di differenziazione.
Keynes, d’altronde, aveva già osservato che i bisogni sono di due tipi: quelli assoluti, bere e mangiare, e quelli relativi. Questi ultimi sono quelli che in realtà non esistono ma a cui siamo spinti disagio che proviamo a non averli. Mentre i bisogni assoluti con il benessere tendono a decrescere quelli relativi non hanno un limite.
Possedere un computer, un videoregistratore, un cellulare, o un Rolex è un modo per sentirsi al pari degli altri, o peggio, al di sopra, inseguendo segni distintivi dalla massa.
Ma poiché questi oggetti hanno un valore molto limitato nel tempo si ha allora la spinta ad acquistarne sempre degli altri più perfetti, più sofisticati, più esclusivi. In questo modo l’oggetto stesso, il possederlo o meno, diventa uno status. La gara al consumismo non appaga i nostri desideri ma accresce la noia, le frustrazioni, le tensioni in quanto è una gara verso l’effimero. A differenza di quello che accade nella produzione che esalta l’operosità, l’intelligenza e l’ingegnosità, il consumismo fa sorgere desideri non altrettanto nobili: egoismo, vanità, aggressività, distruggendo, a sua volta, quei valori positivi quali la solidarietà, l’amicizia, la stima del diverso.
Certo è che non si vuole affermare la necessità di ritornare ad una improbabile età dell’oro in cui ogni bisogno superfluo sia eliminato, o peggio, proibito. Quello che conta è lavorare per giungere ad un punto di equilibrio, a una giusta forma di progresso e di civiltà, in cui siano rispettati i diritti a una vita dignitosa e condotta secondo i propri criteri non schiacciati dalla corsa all’effimero. Tutto questo, a dire il vero, sembra non soltanto molto lontano, ma anche non raggiungibile. Basta rifarsi a qualche esempio, tra i tanti possibili come le festività natalizie che sono l’emblema del modello di vita che si è progressivamente affermato in Occidente. In quei giorni si mette in moto un meccanismo che esaspera notevolmente quello che accade durante tutto l’anno. E come se i processi consumistici si evidenziassero ancora di più.
Basta pensare alla corsa che si scatena per acquistare il regalo più prestigioso e più costoso. Allo spazio che alcune riviste dedicano alle idee per possibili regali, alle liste dei doni più chic e più esclusivi o anche all’incredibile spesa che ogni famiglia italiana sostiene per preparare il cosiddetto cenone natalizio: il caviale, l’aragosta, le ostriche sono i nuovi prodotti che la maggior parte della gente usa per imbandire la propria tavola.
Tanto è radicata questa abitudine che il consumo di questi beni è notevolmente aumentato negli ultimi anni.
tutto questo snatura il significato di questa festa, così come di tutte quelle che noi occidentali generalmente festeggiamo.
I mali del benessere sono sia negli oggetti che ha creato, che negli atteggiamenti degenerativi che hanno colpito la società.
Per poter abbattere l’appiattimento sociale e culturale è necessario rendersi conto di questo processo e contrapporvi una mentalità che facendo leva sull’educazione al rispetto della cultura umana e sulla cura di quelli che sono i valori fondamentali, promuova una concezione dell’uomo più libero, autonomo e più critico rispetto alle molteplici istanze della realtà.

 

 
 
 

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