CENNI SULLA STORIA DEL PENSIERO UMANO
 
   

 

Ritorna spesso nella storia del pensiero umano, il valore morale delle azioni nell’elemento materiale - deteriore - dell’uomo: la gioia sensitiva, o piacere, l’utilità individuale o sociale: ecco l’edonismo, l’epicureismo, l’utilitarismo.
Queste concezioni sono tutte sensualistiche e materialistiche. Capostipite dell’edonismo è considerato il greco Aristippo di Cirene il quale ammetteva come fonte di felicità il piacere corporale. Epicureo volle correggere e purificare il pensiero di Aristippo ponendo la beatitudine (il fine e quindi la regola della moralità dell’uomo) nell’assenza dei dolori fisici e spirituali. Tomaso Hobbes nell’età moderna riprende il pensiero di Aristippo, vestendolo di egoismo e di pessimismo: è famoso il suo concetto che l’uomo è lupo all’uomo. Geremia Bentham arrivò a concepire un edonismo aritmetico o utilitarismo per il quale si deve fare un calcolo delle azioni e dei loro effetti piacevoli o spiacevoli per scegliere quelle azioni che offrono vantaggi maggiori. Stuart Mill invece parla di un utilitarismo in funzione della società.Gian Giacomo Rousseau, più ancora dei moralisti inglesi del suo tempo (Bentham, capo norma suprema di moralità: lo Shaftesbury, Stuardr Mill che costruirono la norma di moralità in una specie di filantropia o benessere economico dell’umanità) è il fondatore della morale del sentimento. Egli è tutto sentimento, vive in uno stato di eroismo estetico, di morbosa sensazione: veramente nell’uomo nuovo di Rousseau per la prima volta domina la sensibilità.
E’ vero: c’è ancora la ragione: ma è serva e non libera, dominata e non padrona: a servizio della sensibilità per legittimare la quale si acuisce in prodigiosa virtuosità di sofismi: “talora, invece, scrive il Mritain, la ragione come una lampada impotente, assiste alle ebbrezze del cattivo desiderio, ne discerne con perspicacia la malizia; ma per parte sua, si guarda bene d’intervenire e, stando lì assorta nello spettacolo, non fa che in realtà aumentare l’attrattiva , dandogli non so quale sapore di perversità intelligente ed artistica, poiché appartiene all’artista, secondo la parola di Aristotele, di rimanere artista quando pecca volendolo.
Volendo fare una breve diagnosi critica dirò anzitutto che alla base di questo atteggiamento sta la concezione falsa dell’essenza umana che è collocata nell’elemento sensitivo che è in noi: l’uomo, secondo questa concezione, è un animale bruto che è in cerca della forma migliore per godere o per trarre un utile materiale dal suo agire.
Osserverò, poi, che i dolori della vita supereranno sempre le gioie: che valore etico può avere allora lo sforzo degli uomini verso la felicità, se non dà risultati soddisfacenti per tutti? Un criterio oggettivo della moralità delle nostre azioni deve valere per tutti: se non è universale, non può essere un criterio morale assoluto.
L’etica dell’utilitarismo e dell’edonismo non è tanto lontana dalla nostra età, come si può credere L’uomo, svanita la sua spiritualità, è concepito, dall’Umanesimo a noi, come un ente che ha aspirazioni materiali sensitive e sensuali.




 
 
 

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