Lettera ad un caro amico
 
   

Massa, 13 maggio 2006

Caro Francesco,

ho ricevuto e letto la tua bella “Difesa dell’Unità Nazionale” e non posso non essere d’accordo con te e apprezzare la tua lucida coerenza.Il federalismo devolutivo non fa parte,in realtà,
della storia della destra e il prof. Domenico Fisichella ha dato un esempio di reazione dignitosa.Ritengo che anche la tua attuale posizione sia molto eloquente.Forse, su questo terreno
si potrà realizzare la famosa e necessaria “riconciliazione nazionale”, cioè sulla base di una comune e condivisa cittadinanza costituzionale. Finalmente possiamo diventare tutti figli della stessa Madre
Mi dispiace che un’esigua maggioranza di centrosinistra nel 2001 abbia spinto incautamente, con la riforma del Titolo 5° della Costituzione, verso un esito sciagurato per un tatticismo politico di cui stiamo pagando le conseguenze. Io mi sono opposto con le mie modeste energie e ne ho scritto pubblicamente. Ma la mia battaglia era già cominciata al tempo della “Bassanini”.Prevedevo che l’art. 21 della legge n.59/1997 sull’autonomia delle istituzioni scolastiche avrebbe prodotto una disarticolazione della scuola nazionale. E così è stato. Adesso è difficile porvi rimedio.
Ho sentito telefonicamente l’amico Negri e ho appreso la triste notizia della scomparsa della moglie a Torino, dove l’aveva trasportata per cure e ricoveri ospedalieri. La sua vecchiaia diventa adesso più dura e insopportabile. E’ rimasto solo, dopo aver trascorso un’esistenza ad alto tasso di socialità, come docente universitario e uomo di pubbliche relazioni. Neppure il figlio Marco, che vive e lavora negli Stati Uniti, può consolarlo. Soltanto qualche ex allievo, di tanto in tanto, si ricorda di lui, che aveva dato le sue migliori energie alla ricerca e alla didattica, e talvolta aveva dovuto trascurare la famiglia. Penso di recarmi nei prossimi giorni a Perugia, la graziosa città in cui è nato ed è tornato.Egli abita adesso nell’antico palazzo di famiglia del centro storico. So bene che non sarà facile smuoverlo dalla sua inerzia o attenuare il suo dolore per la grave perdita, ma cercherò di restituirgli per un momento il sorriso al ricordo dei tempi gloriosi della sua brillante carriera scientifica, quando veniva chiamato nelle più prestigiose Università del mondo ed i suoi lavori erano sempre oggetto di dibattito ad altissimo livello tecnico.
La vita passa in fretta e noi non riusciamo ad assaporarne le più piccole dosi, presi come siamo dalla faticosa conquista del successo. Poi, quando vengono meno le ambizioni e le energie vorremmo fare un bilancio, ma non ne abbiamo il tempo o la capacità. Aveva ragione Seneca nel “De brevitate vitae” a dire che la vita ci sfugge di continuo, se non sappiamo compiere imprese morali durature. Nessun uomo è però capace di realizzare costruzioni incrollabili né per sé, né per gli altri, e tutto alla fine viene portato via, anche dalla memoria che vacilla e svanisce.Così, caro Francesco , non illudiamoci di poter esercitare il dominio sugli eventi esterni o di far prevalere le nostre convinzioni. Cerchiamo, se possibile, di evitare la grande conflittualità con l’accordo sulle questioni che la nostra povera razionalità ritiene fondamentali per la convivenza civile. Solo questo oggi possiamo fare tu ed io, modestamente, pensando alla nostra lontana formazione umanistica e solidaristica.

Un abbraccio Nicola.

 
 
 

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