:: RECENSIONI ::


     
   
     

     
   
     






 

 

 

 

 

 







   
   

Leggo con rinnovato interesse le liriche di Nicola Costantino e non posso fare a meno di esprimere la mia consonante simpatia per la sua ultima raccolta Vanitas , che ripropone un'idea di poesia intessuta della religiosa ricerca della verità e orientata verso la dimensione dell'eterno, visto che il tempo porta via e scioglie tutte le forme.
Per questa intuizione egli utilizza un linguaggio lineare ma non banale né consumistico e si affida ad un'espressione interiorizzata e scarnificata. I suoi versi risultano perciò essenziali e il suo sforzo riduce al minimo la presenza delle immagini colte nella genesi della prima ispirazione sentimentale , senza ulteriori amplificazioni retoriche ed inutili aggettivazioni.
La metafisica scorre profonda in Vanitas ed i lampi poetici la risvegliano negli stati d'animo, nelle corrispondenze e nei simboli, che non sono un mero residuo ornamentale, bensì lo stesso linguaggio essenziale della poesia non riducibile a verbalismo discorsivo.Parola e simbolo danno
un senso univoco all'immagine e costruiscono così l'avvenimento poetico, con una partecipazione al ritmo totale della vita vista nella sua immanenza e anche nella sua trascendenza ontologica.
L'esperienza religiosa raggiunge in tal modo un suo grado di sublimazione estetica senza rinunciare a trascrivere il fitto colloquio con i luoghi ed i tempi della vicenda umana, che si consuma nell'ordine storico ma che acquisisce un significato metastorico. Così la poesia di Costantino raggiunge la massima maturità estetico-artistica e si offre come prezioso strumento di lettura della contemporaneità in chiave metafisica.


 
 





 

 

 

 

 

 








         
   

L’arte non vuole emulare la natura... Essa si tiene alla superficie dei fenomeni naturali avendo tuttavia una sua profondità e una sua potenza. Così dice Goethe nelle Note ad una traduzione dell’ “Essai sur la peinture” di Diderot, e perciò la libertà estetica non significa assenza di passioni e sentimenti, ma la massima intensità emotiva portata ad una sorta di”transustanziazione” essenziale in un mondo di forme. E Nicola Costantino compie la medesima operazione dando il significato intimo ai sentimenti ed all’esperienza umana e riportando le cose più comuni sotto la luce del valori e annichilendo il mondo vuoto e convenzionale per orientarlo verso le radici della realtà nella sua unità strutturale, al di là delle fantasie sensibili e nella profondità della visione morale.

 
 




 

 

 

 

 

 








         
   

Dico subito che la poesia di Nicola Costantino non si può apprezzare se non si stabilisce, un legame organico tra l’opera e la dimensione filosofica, giacchè diversamente si rischia d’annullare il significato simbolico e culturale dell’operazione poetica e di rompere il progetto creativo che alimenta ed incrocia la liricità.
Questo legame non segue tuttavia percorsi sociologici o psicologici di semplice riappropriazione di esperienze sociali o individuati, ma insegue la traccia di una radice prima del vivere pur nella rappresentazione di oggetti visti o sognati, di connessioni e angolazioni suggerite dalle circostanze storiche ed esistenziali.
La poesia diventa perciò verità e chiarezza dello sguardo anche quando tutto attorno sembra fluido e opaco, anzi proprio perché i segni esterni sono difficilmente decifrabili e la luminosità dell’anima è continuamente minacciata dalla vertigine della mondanità.
La caratterizzazione dominante sembra allora una forte aspirazione ad attingere lo spessore della profondità religiosa per un costante bisogno di essenzialità, nonostante l’ambiguità e complessità dei tempi. Ciò non significa che Costantino non si ponga i problemi del proprio tempo, di cui vive ansiosamente le preoccupazioni, le tensioni e le suggestioni, ma sul suo linguaggio influiscono certamente altre situazioni, che sono quelle capaci di appagare l’inquieta ricerca del vero nell’ attribuzione di senso alla vicenda umana ed alla stessa storicità.
La poesia di Nicola Costantino nasce dall’urto tra storicità e sovra-storicità, tra esistenzialità e metafisicità, là dove metafisica altro non è che l’umile realtà dei valori fondamentali nel loro rapporto con la soggettività e l’interiorità dello spirito. E l’ansia religiosa avvolge il fervore poetico e puntualizza il percorso di una vita nel presentimento della morte intesa come una lenta e graduale liberazione dai luoghi della materialità.

 
 




 

 

 

 

 

 







   
LA POESIA DI NICOLA COSTANTINO
TRA NICHILISMO E METAFISICA
   



La nuova raccolta di Nicola Costantino intitolata significativamente Vanitas si apre con una lirica che è anche una poetica ed una filosofia della storia:

L'uomo contemporaneo imbizzarrito
ha bruciato ogni saggezza antica
per nascondersi dietro il nulla
nella follia dell'eterno ritorno
dell'uguale volontà di potenza

(Post-Modernità)

A parte la bellezza dell'immagine dell'uomo contemporaneo "imbizzarrito" che brucia la "saggezza antica " per "nascondersi dietro il nulla" e ripetere con Nietzsche " l' eterno ritorno dell'uguale",da questa sconcertante rivelazione originaria, sotto forma di espressione oracolare, si rendono evidenti i termini della questione, e così si ripercorre in sintesi tutta la vicenda della modernità con il suo progressivo allontanamento dal trascendente e l'abbandono di una saggezza che ovviamente non può che essere quella della grande tradizione greco- giudaico- cristiana. Il paradosso sta proprio qui: nel passaggio dall'assolutezza e onnipotenza di Dio all'assolutezza e onnipotenza dell'uomo e poi al successivo svuotamento del mondo, nel quale non vi è più radice di giustizia e verità nella superba produzione di vuota Vanitas . Ed è anche un'immagine poeticamente perfetta e compiuta per esprimere la drammaticità di un nichilismo privo di senso e di risorse ed incapace, nonostante la sua arroganza, di costruire un itinerario di felicità per l'uomo. La capacità di interpretare efficacemente l'attuale momento di crisi culturale e di caduta di tutti i valori è così affidata alla poesia, che compie il miracolo del " capovolgimento" e diventa strumento maieutico ed ermeneutico per accedere al grembo della verità nascosta.
Il nichilismo post-moderno non è solo la perdita del senso delle cose nel loro uso consumistico e utilitaristico, ma è anche la perdita dell'essere e delle forze che ad esso sono legate nel tentativo finale di un riscatto e di una "resurrezione".La poesia si pone allora come rivolta e profezia di ritrovamento nell'impossibilità di procedere nel "nulla". Essa fa ritrovare i resti di una memoria che è la saggezza antica, lo svelamento del senso delle cose e la radice dello stesso Essere. La radicalità con la quale la tesi è sostenuta, dalla prima all'ultima lirica della raccolta, fa di Costantino il poeta della metafisica e di un'inquietudine che alla potenza del negativo sostituisce la forza di una domanda di Essere e di un approdo all'Essere. Il nichilismo rivela la sua fatuità nella tragica notte e solo la nostalgia del "senso" e dell' "Essere" costituisce l'approdo dopo il naufragio:

Tornerò
a quel tuo mare
accarezzato dai Nebrodi
come antico viandante.
Illusoria
è stata la fuga.
Approderò
su quella spiaggia
di cielo limpido
immenso solitario
e sarà l'eco
di misteriose cantilene
e sogni d'innocenza.

(Sogni d'innocenza)

L'approdo nel " mare accarezzato dai Nebrodi " e su quella" spiaggia di cielo limpido", dopo le figure post-moderne che contenevano il nulla, è l'approdo alla pienezza dell'essere e alla sua semplicità ,posseduto da una nostalgia di " misteriose cantilene".A portarlo in quel luogo è anche il silenzio di una meditazione solitaria che non si fa intimorire dalla vacuità dei rumori e delle chiacchiere. Nel momento della più profonda disperazione emerge così la possibilità della salvezza che sembra compiersi con l'annichilimento del nichilismo:

"...Domina la contrada
oggi l'apparenza,
ma altri sono i sacerdoti
nel tempio di pietra.
Scrivi sull'acqua
i contorni evanescenti dell'immagine
che veleggia come rottame
sterile verso il nulla.
Al tempo bisogna ubbidire
e lui vince l'astuzia
del visibile dove è concesso
solo smaltire feroci illusioni.
Scorgerai il bello
nello splendore dello sguardo
che gradualmente fabbrica
l'epopea del bene."

(Vanitas)

In Costantino vi è un'intensità profonda di fede che non può essere separata dalla tenerezza e dall'amore per l'uomo e la natura, dalle radici della Parola antica, dalla consapevolezza di una reale vicinanza che sembrava distanza e impossibilità di approdo alla salvezza. Questa si presenta invece nella sua nudità e povertà, senza ulteriori adeguamenti e abbellimenti o artifici dialettici, e penetra
nel fondo più segreto della coscienza dopo il grande dolore della lacerazione post-moderna. Come il poeta che, cieco, non vede le sommità ma avverte " l'energia radicale":

Il mare inesauribile
nella pupilla ormai spenta
continua a sballottare
le irate fluttuazioni dei marosi.
Cieco, non vedo le sommità
ma sento l'energia radicale
delle onde nell'incalzare furioso
della tempesta notturna
.

(Marosi)

Il centro della visione,pure nello spazio notturno, è occupato dal bisogno di sentire" l'energia radicale " che si esprime pienamente e obbligatoriamente nella suprema e semplice verità dello scacco delle apparenze spumeggianti e nella rivelazione di ciò che sta alla radice di ogni cosa. Questa è la direzione della storia dell'uomo : non l'eterno ritorno dell'uguale, ma l'eterna ricerca nel tempo dei segni di coinvolgimento diretto nell'Essere e nella Veritas. Il parlare di Essere e Veritas ad un mondo secolarizzato e profanato non è certo cosa facile, ma Costantino cerca di farlo con una professione di fede autentica e originaria, al di là di ogni teologia critica e trionfante.
Egli non dimentica la precarietà del mondo ed anzi la utilizza per l'approdo alle certezze e l'ascolto sincero della coscienza, senza rimuovere le strutture storiche che hanno condotto alla post- modernità, ma anche alla sua contestazione nell'eccesso di profanazione conclusa con l'eliminazione dei preambuli della civiltà e la contraffazione di ogni segno di verità. La forte aberrazione ha raggiunto la sua vetta massima e da lì si è ingigantita ed è incominciato il ripensamento del sacro con la ricostruzione dei tempi e dei luoghi della nuova attesa. Nella deriva post-moderna si trova l'esito finale, ma anche il nuovo inizio.
E Costantino ne diventa poeticamente l'interprete ed il cantore:

Viandante
che attendi nuova aurora
dietro l'abbaglio del giorno.
Nessuno ricorda il tuo nome
e tu non lo lasci supporre
nei percorsi anonimi
che tendono solo all'essenza.

(Rifiuto)

La novità della lirica costantiniana è dunque legata alla sua rilevanza metafisica, che emergerà dalla lettura di questa raccolta breve ma densa, culminante nella immagine della contrapposizione dialettica essere- nulla di sapore sartriano e tuttavia con l'emersione originale di una realtà che nel suo nullificarsi si riedifica e prende consistenza e diventa dolore e inquietudine e apertura all'essere e rifiuto di ogni apparenza e banalità accidentale. L'uomo vive nel tempo, trascende il suo tempo, lo interroga e riscopre l'atto originario del suo esistere e, nel seno stesso dell' immanenza, si appropria dell'essenza e della volontà di spingere lo sguardo più lontano, in se stesso, per guardare in faccia la negatività, annientarla, smascherarla e sfuggire così alla disgregazione della perfida menzogna della perpetua cancellazione dell'Antivalore. Così con l'Essere si presenta anche la sostanza ontologica del Valore, che è Amore e Solidarietà, e non fuga dalla responsabilità nel vivere fatuo e vischioso dell'avere nell'orizzonte limitato del gesto mediatico e plateale e del senso della carnalità insaziabile.Anzi, qui la densità estetica e la pienezza dello spirito sono organizzate simbolicamente in unica fusione.L'ontologia non abbandona la poesia e si unisce efficacemente alla poetica e alle stesse finalità estetiche del fare poesia ; come nel cattolico Luzi, che accoglie con umiltà il mondo storico e lo trasfigura poeticamente, con affetto straziante, nella forma antica dell'incommensurabile visione metafisica e nel mistero stesso delle origini:

Vanità, vanità.Troppo confuse
le linee ; cade il mallo della noce,
cade il cielo annerito tra le chiuse
lungamente di là dalla tua voce.

(Vista, da Un brindisi)


L'eterno nel transitorio: questo è il punto specifico della poesia in Costantino, testimone di questo tempo disperato e pieno di speranze: testimone del momento in cui la modernità si instaura e decade nelle sue degenerazioni post-moderne, lasciando le macerie di un vitalismo confuso, di un moto perpetuo senza senso. Rimane allora la religio come ultima ancora di salvezza, e l'avvento di una realtà noumenica radicata nella storicità e capace di non farsi annichilire dalle emergenze mondane


Mi basta un filo di speranza
esile che viene dall'inizio
assoluto,da un arco d'esistenza
fuori del tempo ma in transito
nelle brevi pagine delle circostanze.

Lo stringo agli estremi punti
dove sono inscritti i miei termini
e vedo altrove l'inizialità
dell'atto che mi comunica
il passaggio nella permanenza d'essere.

(Un passaggio sottile)


La bellezza dell'arte coincide perfettamente con la formazione filosofica e ne conferma la validità nella difesa di un linguaggio adeguato ad esprimere i contenuti di vita e le forme del pensiero. Da ciò il carattere eminentemente teoretico della Poesia e Costantino ce ne fornisce la prova. E' arrivato dunque il momento di tornare a Croce e alle sue teorizzazioni sulla poesia come operazione di teoresi.


Giovanni Reale

 
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


         
 

Salvatore Ragonesi
 

LA POESIA METAFISICA DI NICOLA COSTANTINO

Nota critica di Salvatore Ragonesi
Filosofo e critico letterario

 

In tempi intristiti da letale superficialità consumistica, la poesia di Nicola Costantino trova la propria chiara identità e lo stimolo ad essere letta e compresa, anche se comporta una certa fatica interpretativa e manifesta uno stile dissonante dall'attuale gusto prosastico. Si tratta, in effetti, di una sorprendente e raffinata operazione tecnico-linguistico-estetica che contrasta con gli esiti vuoti ed errabondi di molta produzione cartacea immessa forzatamente nel circuito bibliografico senza preventiva analisi critica e priva di qualsiasi prospettiva ideale e di spessore e dignità culturale.
Il dettato della poesia costantiniana potrebbe apparire troppo complicato, giacché esprime qualcosa di fondamentalmente nuovo, ma si impone all'attenzione di un'intelligenza paziente e penetrante per il linguaggio non banalizzante ed il contenuto estremamente ricco: un contenuto finora non esplorato, un seme metafisico che viene rivitalizzato e svelato con insolita e originale espressività comunicativa. E l'arte sta proprio nella capacità di comunicare ciò che non è facile e
nel reperire gli strumenti tecnici per esprimere la profondità inedita del pensiero e dell'immaginazione, e costruire un percorso sperimentale che non ha l'uguale nella tradizione poetica novecentesca. La concentrazione estrema dei segni opera una fenditura nella sintassi e nasconde tutta la vibrazione del sentimento, mentre fa esplodere il sottosuolo delle emozioni, che diventano frammenti dell'unità ontologica.La metafisica rimodella gli oggetti e li riproietta nella forma dinamica di schegge, i cui significati si ricostituiscono nella struttura mentale e simbolica dell'atto poetico.
L'interesse per la metafisica classica(da Parmenide a Platone a S. Agostino) fa della lirica di Costantino un luogo di elaborazione che attraversa la storicità nella dimensione metastorica, nella quale è ricondotta l'immagine dell'uomo e del mondo reinterpretata nella soluzione estetica e nella nuova sintesi logico-concettuale ed etico-religiosa. La pietas segna il momento cruciale di tale sintesi ed esprime la relazione con l'Unità, la liberazione dalle apparenze e la rivelazione dell'eterno nella contingenza delle situazioni, senza clericalismi ed esteriorismi ritualistici.
La normatività interiore riscopre le radici fondative dell'esistenza e permette di ritrovare anche nella Bibbia il tempo del pensiero e della sublimazione della vita nel continuo succedersi di finito-infinito.
Di qui la rappresentazione artistica di un universo ricomposto e disteso, di un paesaggio fenomenico mediato dall'irruzione dell'Essere e di una pluralità di eventi sempre osservati con lo sguardo unitario della Essenzialità. Questa corrispondenza-coordinazione è certo enunciazione di poetica, ma è anche linguaggio di poesia, espressione decisiva del segno della liricità e del chiaro contrassegno della creatività interna ed esterna ,Lo spazio estetico sconfina perciò nello spazio metafisico. E' questo il senso della nuova poesia:

"Traslazioni" (dalla raccolta Nell'universo Plurimo)

"Ripercorre la memoria
liberi campi assolati,
odorosi spazi dello spirito
nel gelido morire di foglie
------------------------------
Nel lampo del ricordo
scorre tutta la corolla
fragile stelo lacerato
dai suoi ultimi roditori.
La luce diventa oscurità
nel sentiero grigio di marmo
riposto da faticosa ascesa
nella tormentosa notte."


La nuova raccolta di Costantino intitolata significativamente Vanitas coglie l'eterno nel transitorio e riscopre dentro le macerie del vitalismo disperato una realtà noumenica che trascende il tempo e gli dà un senso, contro il nichilismo e la caduta post-moderna di tutti i valori :

"Vanitas" (dalla raccolta poetica Vanitas)

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Scrivi sull'acqua torbida
i contorni evanescenti dell'immagine
che veleggia come rottame
sterile verso il nulla.
Al tempo bisogna ubbidire
e lui vince l'astuzia
del visibile dove è concesso
solo smaltire feroci illusione.


La poesia si pone allora come rivolta e profezia di ritrovamento dello Spirito nell'impossibilità di procedere sulla strada della Vanitas : essa ritrova una memoria ed una saggezza antica e svela finalmente la radice dell'Essere di fronte alla fatuità della scrittura nell'acqua torbida del naufragio esistenziale affidato al semplice apparire.La radicalità di questa ontologia artistica è sostenuta da una potenza espressiva che è il luogo privilegiato di un approdo poetico pieno di risorse inventive e di intime nostalgie per una mondanità ricorrente e risorgente:

"Primavera di Patti" (dalla raccolta Tempo dell'Essere)

Madre ancora mia ti sento
terra forte di bianche ripulite cime
scagliate nell'alto Tirreno.
Cammina sulla brezza lucente
l'anima gonfia di memorie
fecondate dal seme arido
nella fredda vertigine del silenzio.
Il vento aspro della sera nordica
urla sospiri di sgomento
e accarezza fiori del tempo
nello smarrimento metropolitano.

L'immagine poeticamente perfetta e congiunta esprime qui la drammaticità di un esistere che nello scorrere delle impressioni sensibili conserva tuttavia una radice di memoria e un'inquietudine per i "fiori del tempo"accarezzati lungo il cammino. L'approdo al punto di partenza chiude il cerchio dell'esistenza e apre quello di una poesia liricamente intensa, nella quale i sogni d'innocenza rivivono sotto il cielo limpido di misteriose cantilene :

"Sogni d'innocenza" (dalla raccolta poetica Vanitas)

Tornerò
a quel tuo mare
accarezzato dai Nebrodi
come antico viandante.
Illusoria
è stata la fuga.
Approderò
su quella spiaggia
di cielo limpido
immenso solitario
e sarà l'eco
di misteriose cantilene
e sogni d'innocenza.


I marosi spingono a ricucire la radicalità dell'esistenza e lo sguardo, che non vede più le sommità, scruta gli abissi per ritrovare una consistenza al di là delle fluttuazioni superficiali.
Il circolo della vita si chiude con la ricerca della permanenza nascosta che ripercorre gli antichi sentieri e riformula gli interrogativi della filosofia antica e moderna e della saggezza umana.
Non è allora una forzatura il precisare che Costantino abbia usato la poesia per far parlare l'universo coscienziale e le oscurità sommerse dal mondo post-moderno della tecnica e della manipolazione e propone un'idea dell'arte con cui affrontare coraggiosamente le concrete figure dei mali contemporanei, e la fatica del vivere nella veritas in questo doloroso transitus.

 
Salvatore Ragonesi
 


 

 

 

 

 

 








         
 

Gianfranco Ravasi
 

Gentile Prof. Nicola Costantino,

La ringrazio per le belle poesie che esprimono con pulita trasfigurazione fantastica il respiro largo ed autentico dell’esistenza. Un repertorio di emozioni incarnate nella storia individuale e collettiva e simbolizzata al più alto livello esplorativo e immaginativo, con un significato che va sempre cercato ed inseguito fino agli esiti estremi dopo un interrogarsi angosciato.
Alla fine viene acquisita, nelle tre liriche, l’immagine completa del trionfo del bene sul male. Le auguro di continuare a “cantare” la Sua ricerca interiore con la stessa intensità.

Cordialmente,


dic.2001

 
         
         



 

 

 

 

 

 











 

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