La nuova raccolta di Nicola Costantino intitolata significativamente
Vanitas si apre con una lirica che è anche una poetica
ed una filosofia della storia:
L'uomo contemporaneo imbizzarrito
ha bruciato ogni saggezza antica
per nascondersi dietro il nulla
nella follia dell'eterno ritorno
dell'uguale volontà di potenza
(Post-Modernità)
A parte la bellezza dell'immagine
dell'uomo contemporaneo "imbizzarrito" che brucia
la "saggezza antica " per "nascondersi dietro
il nulla" e ripetere con Nietzsche " l' eterno ritorno
dell'uguale",da questa sconcertante rivelazione originaria,
sotto forma di espressione oracolare, si rendono evidenti i
termini della questione, e così si ripercorre in sintesi
tutta la vicenda della modernità con il suo progressivo
allontanamento dal trascendente e l'abbandono di una saggezza
che ovviamente non può che essere quella della grande
tradizione greco- giudaico- cristiana. Il paradosso sta proprio
qui: nel passaggio dall'assolutezza e onnipotenza di Dio all'assolutezza
e onnipotenza dell'uomo e poi al successivo svuotamento del
mondo, nel quale non vi è più radice di giustizia
e verità nella superba produzione di vuota Vanitas .
Ed è anche un'immagine poeticamente perfetta e compiuta
per esprimere la drammaticità di un nichilismo privo
di senso e di risorse ed incapace, nonostante la sua arroganza,
di costruire un itinerario di felicità per l'uomo. La
capacità di interpretare efficacemente l'attuale momento
di crisi culturale e di caduta di tutti i valori è così
affidata alla poesia, che compie il miracolo del " capovolgimento"
e diventa strumento maieutico ed ermeneutico per accedere al
grembo della verità nascosta.
Il nichilismo post-moderno non è solo la perdita del
senso delle cose nel loro uso consumistico e utilitaristico,
ma è anche la perdita dell'essere e delle forze che ad
esso sono legate nel tentativo finale di un riscatto e di una
"resurrezione".La poesia si pone allora come rivolta
e profezia di ritrovamento nell'impossibilità di procedere
nel "nulla". Essa fa ritrovare i resti di una memoria
che è la saggezza antica, lo svelamento del senso delle
cose e la radice dello stesso Essere. La radicalità con
la quale la tesi è sostenuta, dalla prima all'ultima
lirica della raccolta, fa di Costantino il poeta della metafisica
e di un'inquietudine che alla potenza del negativo sostituisce
la forza di una domanda di Essere e di un approdo all'Essere.
Il nichilismo rivela la sua fatuità nella tragica notte
e solo la nostalgia del "senso" e dell' "Essere"
costituisce l'approdo dopo il naufragio:
Tornerò
a quel tuo mare
accarezzato dai Nebrodi
come antico viandante.
Illusoria
è stata la fuga.
Approderò
su quella spiaggia
di cielo limpido
immenso solitario
e sarà l'eco
di misteriose cantilene
e sogni d'innocenza.
(Sogni d'innocenza)
L'approdo nel " mare accarezzato
dai Nebrodi " e su quella" spiaggia di cielo limpido",
dopo le figure post-moderne che contenevano il nulla, è
l'approdo alla pienezza dell'essere e alla sua semplicità
,posseduto da una nostalgia di " misteriose cantilene".A
portarlo in quel luogo è anche il silenzio di una meditazione
solitaria che non si fa intimorire dalla vacuità dei
rumori e delle chiacchiere. Nel momento della più profonda
disperazione emerge così la possibilità della
salvezza che sembra compiersi con l'annichilimento del nichilismo:
"...Domina la contrada
oggi l'apparenza,
ma altri sono i sacerdoti
nel tempio di pietra.
Scrivi sull'acqua
i contorni evanescenti dell'immagine
che veleggia come rottame
sterile verso il nulla.
Al tempo bisogna ubbidire
e lui vince l'astuzia
del visibile dove è concesso
solo smaltire feroci illusioni.
Scorgerai il bello
nello splendore dello sguardo
che gradualmente fabbrica
l'epopea del bene."
(Vanitas)
In Costantino vi è un'intensità
profonda di fede che non può essere separata dalla tenerezza
e dall'amore per l'uomo e la natura, dalle radici della Parola
antica, dalla consapevolezza di una reale vicinanza che sembrava
distanza e impossibilità di approdo alla salvezza. Questa
si presenta invece nella sua nudità e povertà,
senza ulteriori adeguamenti e abbellimenti o artifici dialettici,
e penetra
nel fondo più segreto della coscienza dopo il grande
dolore della lacerazione post-moderna. Come il poeta che, cieco,
non vede le sommità ma avverte " l'energia radicale":
Il mare inesauribile
nella pupilla ormai spenta
continua a sballottare
le irate fluttuazioni dei marosi.
Cieco, non vedo le sommità
ma sento l'energia radicale
delle onde nell'incalzare furioso
della tempesta notturna.
(Marosi)
Il centro della visione,pure
nello spazio notturno, è occupato dal bisogno di sentire"
l'energia radicale " che si esprime pienamente e obbligatoriamente
nella suprema e semplice verità dello scacco delle apparenze
spumeggianti e nella rivelazione di ciò che sta alla
radice di ogni cosa. Questa è la direzione della storia
dell'uomo : non l'eterno ritorno dell'uguale, ma l'eterna ricerca
nel tempo dei segni di coinvolgimento diretto nell'Essere e
nella Veritas. Il parlare di Essere e Veritas ad un mondo secolarizzato
e profanato non è certo cosa facile, ma Costantino cerca
di farlo con una professione di fede autentica e originaria,
al di là di ogni teologia critica e trionfante.
Egli non dimentica la precarietà del mondo ed anzi la
utilizza per l'approdo alle certezze e l'ascolto sincero della
coscienza, senza rimuovere le strutture storiche che hanno condotto
alla post- modernità, ma anche alla sua contestazione
nell'eccesso di profanazione conclusa con l'eliminazione dei
preambuli della civiltà e la contraffazione di ogni segno
di verità. La forte aberrazione ha raggiunto la sua vetta
massima e da lì si è ingigantita ed è incominciato
il ripensamento del sacro con la ricostruzione dei tempi e dei
luoghi della nuova attesa. Nella deriva post-moderna si trova
l'esito finale, ma anche il nuovo inizio.
E Costantino ne diventa poeticamente l'interprete ed il cantore:
Viandante
che attendi nuova aurora
dietro l'abbaglio del giorno.
Nessuno ricorda il tuo nome
e tu non lo lasci supporre
nei percorsi anonimi
che tendono solo all'essenza.
(Rifiuto)
La novità della lirica
costantiniana è dunque legata alla sua rilevanza metafisica,
che emergerà dalla lettura di questa raccolta breve ma
densa, culminante nella immagine della contrapposizione dialettica
essere- nulla di sapore sartriano e tuttavia con l'emersione
originale di una realtà che nel suo nullificarsi si riedifica
e prende consistenza e diventa dolore e inquietudine e apertura
all'essere e rifiuto di ogni apparenza e banalità accidentale.
L'uomo vive nel tempo, trascende il suo tempo, lo interroga
e riscopre l'atto originario del suo esistere e, nel seno stesso
dell' immanenza, si appropria dell'essenza e della volontà
di spingere lo sguardo più lontano, in se stesso, per
guardare in faccia la negatività, annientarla, smascherarla
e sfuggire così alla disgregazione della perfida menzogna
della perpetua cancellazione dell'Antivalore. Così con
l'Essere si presenta anche la sostanza ontologica del Valore,
che è Amore e Solidarietà, e non fuga dalla responsabilità
nel vivere fatuo e vischioso dell'avere nell'orizzonte limitato
del gesto mediatico e plateale e del senso della carnalità
insaziabile.Anzi, qui la densità estetica e la pienezza
dello spirito sono organizzate simbolicamente in unica fusione.L'ontologia
non abbandona la poesia e si unisce efficacemente alla poetica
e alle stesse finalità estetiche del fare poesia ; come
nel cattolico Luzi, che accoglie con umiltà il mondo
storico e lo trasfigura poeticamente, con affetto straziante,
nella forma antica dell'incommensurabile visione metafisica
e nel mistero stesso delle origini:
Vanità, vanità.Troppo confuse
le linee ; cade il mallo della noce,
cade il cielo annerito tra le chiuse
lungamente di là dalla tua voce.
(Vista, da Un brindisi)
L'eterno nel transitorio: questo è il punto specifico
della poesia in Costantino, testimone di questo tempo disperato
e pieno di speranze: testimone del momento in cui la modernità
si instaura e decade nelle sue degenerazioni post-moderne, lasciando
le macerie di un vitalismo confuso, di un moto perpetuo senza
senso. Rimane allora la religio come ultima ancora di salvezza,
e l'avvento di una realtà noumenica radicata nella storicità
e capace di non farsi annichilire dalle emergenze mondane
Mi basta un filo di speranza
esile che viene dall'inizio
assoluto,da un arco d'esistenza
fuori del tempo ma in transito
nelle brevi pagine delle circostanze.
Lo stringo agli estremi punti
dove sono inscritti i miei termini
e vedo altrove l'inizialità
dell'atto che mi comunica
il passaggio nella permanenza d'essere.
(Un passaggio sottile)
La bellezza dell'arte coincide perfettamente con la formazione
filosofica e ne conferma la validità nella difesa di
un linguaggio adeguato ad esprimere i contenuti di vita e le
forme del pensiero. Da ciò il carattere eminentemente
teoretico della Poesia e Costantino ce ne fornisce la prova.
E' arrivato dunque il momento di tornare a Croce e alle sue
teorizzazioni sulla poesia come operazione di teoresi.
Giovanni Reale