:: POESIE ::


         
     
TREMORE D’ABRUZZO
 

 

 

 

Non vennero giù solo i calcinacci
nei primi tremori della terra,
fu lo schianto dell’immenso universo
a ridefinire i profili inediti dei monti.
La natura svuotò nel ventre ingordo
il flusso intimo del cratere e dalle grotte denudate
del sottosuolo uscirono fiamme gigantesche
per le devastanti scorrerie del vento.
Un odore acre di zolfo si spargeva
per le vie irriconoscibili dei borghi
e le rovine si ammucchiavano confusamente
senza criteri di ordine e misura.

Era la catastrofe annunciata dell’accadere
o la determinazione dei nuovi equilibri naturali?

Oggi non è dato conoscere l’enigma. Il tempo
finalistico darà forse il responso che sarà digerito
al risorgere della nuova alba ricolma
di svelamenti percepibili in ogni contrada.
La lucreziana terra superne tremit
magnis concussa ruinis non sopporta
il carico della tremenda opaca materialità
e all’improvviso spappola la crosta.
E siamo in bilico, nel vuoto. E la scossa
che riguarda i fondamenti cosmologici
contiene verità incautamente dolorose
sulle condizioni instabili dell’umano.
Nulla si distrugge : ma l’essere si frantuma
nelle sue possibilità vertiginose
e lascia all’equilibrio tirannico del caso
la sopravvivenza fisica dell’accidente.






 

 
 
       


















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