:: POESIE ::


         
     
TU CHE PORTI LA LUCE
 

 

 

 

Tra poco resterà solo un ricordo
quella voce,
cigolio di porta arrugginita
che afferra il cuore in una morsa.
L’antica solitudine avvolge con la nebbia
sfuocata dei fanali e trema
profondo inesorabile l’addio.
Sentirsi soli e divisi da sé
da ciò che fummo, estranei
alla nostra natura, dilavati
d’ogni essenza divina, indifferenti
a chi trasfuse l’anima immortale
nel nostro sangue,
ché questa è l’esistenza: vivere,
e interrogare il dove, il sempre, il mai.
Tu che porti la luce e fai segnali
intercisi e distanti a vincere
l’orrore della notte, a schiudere
le spore della vita,
svelati alfine, è tardi, apri la strada,
la grande allea dell’innocenza,
non nasconderti, dammi un tuo segno.
Mi basta un filo:
esile e corroso
che nel pugno io stringa trasognato,
salvezza estrema al naufrago e sento
che non si spezzerà


 





 

 
 
       


















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