:: POESIE ::


         
     
LA MIA TERRA
(alla mia Sicilia tradita)
 

 

 

 

L’hai fatta Tu la mia terra paradisiaca
che rimane sepolta sotto le sue montagne
scivolose precipitate verso l’orrido mare
per la doppia energia di vorticosi torrenti.

Dai Peloritani ai Nebrodi un galoppare
di cavalli selvatici calpesta tambureggiante
l’aspro terreno con uno scalpitìo impazzito
che preannuncia la rovina nel punto dolente.

L’aurora non spunta quel brutto mattino d’ottobre
nel villaggio peloritano sul quale la montagna
trascinata dai torrenti infuriati ha richiuso
il suo pugno di ferro e di fango.

La morte entra improvvisa nel villaggio
spossato dai visibili squilibri innaturali dei monti
che si sono alterati nel tempo dell’abbandono
dopo la fuga contadina nella città opulenta.

Preferisco la fame per il mio corpo dolente,
sé la sete può essere appagata dalle acque
incorruttibili che scorrono limpide nei boschi
tra solidi meandri e arroccamenti fiduciosi.

La sorgente di quell’acqua incontaminata
ora si è resa invisibile nella notte del fango
mentre le calde lacrime di chi crede
dissolvono nel silenzio il mulino di chiacchiere.


 


 





 

 
 
       


















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