:: POESIE ::


         
     
UNA LUCE INTENSA
 

 

 

 

Ho riconosciuto
la stella di quand’ero bambino: più vecchia
e stanca; ha giocato anch’essa in questi anni
di giovinezza ed ora aspetta il risultato
di dodici ideali: aggancio di violini
che rompono ogni sentenza. Non dirmi
del decreto d’oggi, per ora voglio parlare col sole,
senza avvocati e difensori
in toga: sento questo cervello dentro
che mi dà una giustizia più grande,
volta al di là del limite
proiettato dall’altro uomo.Per me c’è ancora
un Lazzaro ed un fratello che risuscitano
dal ribollire del mare; quando
verrete a trovarmi in quella terra
d’odio e d’amore cuciremo un lenzuolo
di alghe per coprire una bilancia che batte sempre
da un lato. I fiori possono sbocciare
da un codice che ha preso il sole
della giornata per non morire
in una biblioteca dalle copertine di lusso.
Ci vuole acqua per lavare questa carne
che ogni giorno beve un sorso di cielo.
Mi sono lavato all’acqua della grondaia
mentre le rondini cucivano il cielo
con le stelle.



 





 

 
 
       


















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