:: POESIE ::


         
     
PICCOLA CONCHIGLIA
 

 

 

 

Il dilemma non è nella ragione che martiria il mio grido.
Il problema è di coscienza, del sottrarre
o cedere questo ventre-marsupio addomesticato-
all’amore dolore che suggella il patto della maternità.
Ancora è in tempo, ci pensi, ha detto il medico.
Ed io ora sono sola con te piccolo brusio di luna
che cementi in me la tua grandezza d’uomo, sola con te
a manifestarti ira e odio, ad esporti la mia pena di donna
sfinita nel ruolo che affanna virtù e tenerezze.
Mi chiedo s’è giusto che io ti dia la vita in questo mondo
pieno di contrasti, se sarai un’altra casalinga schiava
della famiglia o povero operaio che danza otto ore
di supplizio al giorno trafitto dai chiodi del dovere ;
s’è giusto che io coinvolga anche te nel dubbio che macera
nel pianto che tracima e non assolve la paura irredenta.
Se ti facessi morire ora bisbigliandoti perdono per la vita
che ti tolgo, per ninne-nanne che non ti canterò,
se ti affogassi nel sangue in cui ti formi mia piccola conchiglia
e ti sputassi da origini remote alle spiagge gelide,tu, errore
d’un momento, frutto di stanchezza e d’abitudine
non seme d’amore che d’amore poca lealtà ci resta.
Ma per quanto invalido m’appaia il tuo destino
ogni incognita è rischio che conforta, per cui piccolo fiore
cresci, fatti forte, deruba pure questo cuore insonne
reggi l’affronto dei miei unici pensieri, strepita, scalcia,
affama queste viscere, disarma il talento dell’ira,
…e mentre la sera
scivola riversa sulle stoppie
gli occhi restano all’orizzonte di ponente
che piange lacrime d’addio
e l’inverno si dilata per tutte le stagioni.





 

 
 
       


















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