:: POESIE ::

         
 

   

GIUDIZIO SULLA MIA POESIA

Posso soltanto dire che la mia poesia nasce dalla fatica e dalla sofferenza. Fatica e sofferenza esistenziali e più ancora di ricerca e di
meditazione sia sugli aspetti linguistici, sia su quelli contenutistici e
simbolici.
La mia poesia non ha origini istintuali , essa è frutto di lungo e paziente lavoro di scavo ,metafisico linguistico.
Una volta trovata la causa della mia ispirazione ed i motivi che si affollano nel mio animo, cerco di realizzare la tonalità espressiva e logica più adeguata.
L’oggetto è colto nella sua storicità, cioè nella vicenda dell’esistenza storica , nel rapporto con la natura, con la mia fanciullezza, con il mondo e con le mie esperienze.
Tutto questo viene poi riplasmato alla luce di una consapevolezza che lo riqualifichi esteticamente. La realtà viene quindi proiettata nella sfera di
un’ontologia che libera e purifica la materialità dell’esistenza e che fa riacquistare dignità e valore alla stessa esistenza umana.

   

LA POESIA AUTENTICA
NELLA STORIA DELLA CIVILTA’

La riflessione è l’atto libero con cui l’uomo si stacca dal semplice sentire e produce consapevolmente pensieri e proposizioni.
Le più grandi personalità nella storia della cultura hanno liberamente pensato e descritto gli universali del pensiero e sono usciti dalla mitica caverna platonica, accendendo nel dominio dei bisogni biologici e degli interessi economici il faro della speranza metafisica e del mondo ideale. Per loro la merce economicistica perde consistenza, mentre il Bene e l’idea hanno un valore assoluto, come il mondo dei simboli, delle essenze, della poesia, della religione e della filosofia.
La lezione che si può ricavare dalla storia del pensiero umano è che tutti i maggiori Maestri si sono occupati di etica a cominciare da Socrate, e hanno dimostrato grande coraggio nell’affrontare le difficoltà della vita, giacché hanno sviluppato il forte senso della giustizia e della compassione e nutrito una legittima e profonda avversione per l’ingiustizia, la perfidia, la crudeltà e la volgarità. Anch’io, come tanti altri, mi sono proposto sin da giovane di imitarne le qualità morali e le capacità di trascendimento del mondo fattuale.La mia poesia rappresenta lo sforzo di “scartare” gli elementi di meschinità presenti nell’homo oeconomicus e di superare la naturale e pesante inerzialità istintuale.
La lirica ha per me un significato pedagogico e civile, in quanto svela il meglio di noi stessi a livello dialettico-spirituale ed etico-intellettuale.
La mercificazione dell’esistenza è un fenomeno che oggi assume una connotazione drammatica; però chi si occupa di poesia sa che essa non può prevalere nella coscienza di un vivere e immaginare secondo l’ordine morale e religioso.
Nulla è più indegno per un poeta della strumentalizzazione dell’uomo e dell’esaltazione del denaro e dei beni materiali. Nella storia della civiltà la poesia autentica ha sempre assolto il suo compito antimercificatorio. E così dev’essere ancora : “Veritas liberabit vos”.

     

IL POETA OGGI

Compito del poeta, oggi, sarebbe quello di assumere una posizione sociale; viceversa egli sembra entrato nel limbo della solitudine, che si configura come facile rigurgito di posizioni idealistiche e neo-realistiche, forse per la mastodontica espansione demografica delle stirpi di poesia.Ma il dilemma che il nostro secolo dovrebbe affrontare è quello di saper scegliere fra poesia come salvezza(cioè una salvezza che dovrebbe scaturire dalla poesia) o poesia salvezza in se stessa. Non vi è dubbio che l’opera letteraria (poetica specialmente) è sempre simbolica, mentre il gruppo sociale ne è il parametro. Ma ormai la nostra società sopravvive a se stessa. ::SEGUE::

     

 

 
 
LA POESIA NEL SIGNIFICATO DELLA VITA UMANA


I veri poeti non si sono mai accontentati di comporre versi che solo allettassero l’orecchio degli uditori, ma si sono sempre posti dei problemi da risolvere e, primo fra tutti, quello della vita dell’uomo, della sua destinazione, del significato e valore delle sue opere. Naturalmente, nelle interpretazioni dati ai molti interrogativi sorti in proposito, essi non percorrono la via della logica fredda ( giacché questa è la strada battuta dai filosofi), ma muovono alla scoperta della verità seguendo i suggerimenti del cuore e le intuizioni meravigliose di cui godono, come folgorati da una luce divina. Non sempre, è vero, queste intuizioni colgono nel segno, non sempre scoprono la soluzione esatta di ogni quesito, ma in tutti v’è la stessa ansia di capire e di rivelare i misteri della nostra esistenza, per rendercela meno difficile.

         
 
NEL CUORE DI OGNI INVERNO SPIRA SEMPRE UN ALITO DI PRIMAVERA
 
    IL SOLE CALA

Il sole cala
e piano s’inabissa
immenso faro di bruciante luce
affoga in mare
e muore insieme al giorno.

 
     
 

         
 























 
         

         
     
LA POESIA
   


La Poesia è il più alto grido della passione e il più efficace incitamento a vivere umanamente e ad affermare il nostro valore.
La Poesia sorge con la storia d’un popolo : s’identifica, quasi, con la sua storia : ne costituisce, infine, l’apogeo e il ritmo propulsore.

 
 
     
 

         
     

COMMENTI E SAGGI DELL'AUTORE

   


La riflessione è l'atto libero con cui l'uomo si stacca dal semplice sentire e produce consapevolmente pensieri e proposizioni .

Le più grandi personalità nella storia della cultura hanno liberamente pensato e descritto gli universali del pensiero e sono usciti dalla mitica caverna platonica, accendendo nel dominio dei bisogni biologici e degli interessi economici il faro della speranza metafisica e del mondo ideale. Per loro la merce economicistica perde consistenza, mentre il Bene e l'Idea hanno un valore assoluto, come il mondo dei simboli, delle essenze, della poesia, della religione e della filosofia.

La lezione che si può ricavare dalla storia del pensiero umano è che tutti i maggiori Maestri si sono occupati di etica a cominciare da Socrate, e hanno dimostrato grande coraggio nell'affrontare le difficoltà della vita, giacchè hanno sviluppato il forte senso della giustizia e della compassione e nutrito una legittima e profonda avversione per l'ingiustizia, la perfidia, la crudeltà e la volgarità. Anch'io, come tanti altri, mi sono proposto sin da giovane di imitarne le qualità morali e le capacità di trascendimento del mondo fattuale. La mia poesia rappresenta lo sforzo di "scartare" gli elementi di meschinità presenti nell'homo oeconomicus e di superare la naturale e pesante inerzialità istintuale.

La lirica ha per me un significato pedagogico e civile, in quanto svela il meglio di noi stessi a livello dialettico-spirituale ed etico-intellettuale.

La mercificazione dell'esistenza è un fenomeno che oggi assume una connotazione drammatica; però chi si occupa di poesia sa che essa non può prevalere nella coscienza di un vivere e immaginare secondo l'ordine morale e religioso.

Nulla è più indegno per un poeta della strumentalizzazione dell'uomo e dell'esaltazione del denaro e dei beni materiali.Nella storia della civiltà la poesia autentica ha sempre assolto il suo compito antimercificatorio. E così dev'essere ancora: "Veritas liberabit vos".

 
 
         

     
     
 
La mia poesia non ha origini istintuali:
essa è frutto di lungo e paziente lavoro di scavo filosofico e linguistico. Una volta precisato l'oggetto della mia ispirazione e chiariti i termini, le circostanze ed i motivi che si affollano nel mio animo, io cerco di realizzare la tonalità espressiva e razionale più adeguata.

L'oggetto è colto nella sua storicità, cioè nella vicenda dell'esistenza storica e nel rapporto con la natura, con la mia fanciullezza, con il mondo, con le mie esperienze, ma esso viene poi riplasmato alla luce di una consapevolezza che lo riqualifichi esteticamente.

La realtà viene quindi proiettata nella sfera di un'ontologia che libera e purifica la materialità dell'esistere e che fa riacquistare dignità e valore alla stessa esistenza umana. Dopo Auschwitz non sarebbe stato possibile sopravvivere nel fango dell'immoralità e perciò solo una riscoperta di valori morali e religiosi poteva risollevare le sorti dell'uomo con l'attribuzione di senso alla mondanità.

Le mie parole non possono esaurire la spiegazione della genesi poetica, perciò affido le illustrazioni della mia poesia ai critici autentici, a coloro cioè che conoscono le strade della poesia contemporanea.
     

     
     
HEGEL - LA FILOSOFIA DELLO SPIRITO

 
Lo spirito sta nel centro del sistema; anzi, può dirsi, nel centro di tutto il sistema hegeliano. Nel percorrere il ciclo dell'idea noi ci siamo sempre più appressati alla sua intelligenza, e ora, possiamo dire di possederla.
Lo spirito è, nel concetto di Hegel, l'idea nel suo massimo spiegamento, nella sua completa realtà nel suo più puro splendore.Il logo era l'idea in sé, interiore, astratta; la Natura era l'idea nella sua esistenza esteriore; lo Spirito è l'idea ritornata in sé da quell'estrinsecazione ,e, in tale ripiegarsi in se stessa, divenuta trasparente, consapevole, coscienza. In questa nuova verità dell'idea che è la coscienza, la natura non ci è più; si è spiritualizzata , e però è sparita; come nella natura era sparito il logo. Lo spirito, questa massima affermazione, sgorga dunque da due negazioni,secondo il ritmo della dialettica già descritto nella logica. In tal guisa Hegel definisce lo spirito come assoluta negatività: nella sua identità con sé, in quella identità che è la coscienza, lo spirito nega tutto quello che non è spirito. Ecco il senso di quella definizione, altrimenti incomprensibile.
La filosofia dello spirito ha per base dunque, il precetto apollineo <conosci te stesso>, Mira a conoscere l'uomo nella sua naturalità e accidentalità, bensì l'uomo nella sua universalità, in ciò che
ha di universale; e perciò come spirito. Ciò vale a differenziare, tutta prima, la filosofia dello spirito dalla psicologia empirica.La psicologia empirica, aborrente da ogni considerazione metafisica, o soltanto amica a certa metafisica intellettualistica, si limitò a studiare la mente come un aggregato di facoltà e di attività, ma non seppe mai levarsi a una comprensione speculativa dell'anima. Bisogna risalire fino alla filosofia greca per rielevarsi a una conoscenza per concetti; e l'unica opera, che soccorra a scoprire, nella conoscenza dello spirito, il concetto, è ancora il trattato Intorno all'Anima di Aristotele. Solo Aristotele, infatti, supera il dualismo di anima e corpo, e scansa il pregiudizio della sostanzialità dell'anima, col concepire questa quale immanente entelechia del corpo.
Concepire lo spirito come vivente unità: ecco il primo compito di una psicologia, che sia veramente speculativa. A tal fine conviene lasciarsi dietro la vecchia teoria delle facoltà dell'anima onde lo
spirito è frazionato in facoltà diverse e indipendenti l'una dall'altra e accentuare il carattere dello spirito come sviluppo, che si effettui per gradi. La realtà spirituale, non è nulla di fatto, ma si fa per
gradi e momenti progressivi; per un processo, che va dall'astratto al concreto, dall'indeterminato al determinato, dall'immediato al mediato; per modo che il grado più alto- virtualmente contenuto nel più basso- sfarfalli da questo; e questo rimanga apparentemente annullato, ma in effetti inverato, nel più alto.
Lo spirito, nel suo svolgimento, passa per tre momenti o forme.
La prima forma è quella della relazione con se stesso; lo spirito, cioè, sta in possesso di sé, è in sé.
Tale è lo spirito soggettivo.
La seconda forma è quella della realtà, onde lo spirito produce un mondo, e vi sta dentro con la sua libertà. Tale è lo spirito oggettivo.
L'ultima forma consiste nell'unità dell'oggettività dello spirito e della sua idealità; unità che è in sé e per sé, ed eternamente si produce: lo spirito nella sua verità assoluta. Tale è lo spirito assoluto.
Le prime forme sono dette dello spirito finito; e la finitezza ha senso d'inadeguatezza tra concetto e realtà: tale inadeguatezza lo spirito pone a sé come una barriera da superare per conoscere la libertà come sua essenza.Onde i diversi gradi, nei quali lo spirito finito è destinato a soffermarsi, e per i quali deve passare, sono gradi della sua liberazione.Finito è lo spirito in quanto si rivela nell'individuo umano, nella comunità, negli Stati, nei popoli, e trova limitazione nella forma del loro sviluppo; infinito è in quanto si riferisce solo a sé, ha da fare solo con sé, in quanto intuisce, rappresenta, riconosce la sua propria essenza: e come intuizione è Arte, come rappresentazione.
Religione, come conoscenza Filosofia, e Storia della filosofia. A ognuna di queste forme corrisponde una partizione della scienza. La scienza dello spirito soggettivo è la Psicologia(comprese in queste l'Antropologia e la Fenomenologia); la scienza dello spirito oggettivo è data dalla Filosofia del diritto e dalla Filosofia della Storia; scienza dello spirito assoluto sono la Filosofia dell'Arte, la Filosofia della religione e la Storia della filosofia.
     

     
     
IL PRINCIPIO DELL'ESSERE NELLA PERSONA
 


Il massimo problema che angustia l'uomo è quello della vita, che come tutti ritengono, è risposta all'interrogativo umano: " Che cosa vuol dire vivere ? Perché vivo ? Dove vado ?".
Ancora oggi, più di ieri, l'uomo vuole realizzare la propria natura, raggiungere nel massimo grado la capacità umana, essere se stesso.Questa esaltazione della volontà di vita incominciò nell'età moderna. E da allora l'uomo si protese essenzialmente a rendersi sempre più uomo, più ricco e più cosciente del suo valore, che veniva raccolto dalla scienza e dalla storia, su cui l'uomo ha esercitato il dominio come spirito libero e libera attività.
Ciascuno di noi, oggi, può constatare nelle manifestazioni culturali e sociali contemporanee e nelle varie teorie filosofiche la nuova posizione, più rigorosa e più significativa, della concezione dell'uomo come centro del mondo, che concentra l'universo e lo riduce a sé, per vivere e ritrovare pienamente la sua umanità. Il superomismo domina e rivoluziona, negli aspetti sociali,economici e culturali, la moralità, per raggiungere lo scopo della supremazia dell'uomo sull'uomo.
Ma il problema è stato impostato male,già dall'Umanesimo che ci ha fatto smarrire il concetto e il valore autentico della soggettività. Si incominciò a disperdere la personalità umana, per concepire l'uomo come un insieme di fenomeni di momenti, senza un legame a quei frammenti nell'unità sostanziale della persona.
Alla vera persona si sono sostituite le maschere: quelle artificiali di Freud, di Gide e di Proust, o quella "nuda" di Pirandello .Così l'uomo non può soddisfare l'esigenza di vita, non può vivere autenticamente, né soddisfare la sua unità interiore, né appagare le vere esigenze della sua personalità. L'uomo invece deve essere concepito come essere che si conosce e che si ama e, conoscendosi e amandosi, si possiede. L'uomo si conosce e si ama con lo spirito, con quell'elemento essenziale che fa sì che egli non sia tutto materia, ma viva e compia azioni in modo intrinsecamente indipendente dalla materia. L'uomo, poi, che si conosce e si ama, sa di permanere sempre identico nella sua sostanza, qualunque mutazione subisca nelle varie fasi della vita e nel tempo ; l'uomo, opera liberamente per se stesso, ossia propone un proprio fine e i mezzi necessari per raggiungerlo: ha il dominio della propria attività, magari usandola male, è responsabile e si ritiene colpevole per il peccato commesso e degno di premio per un'azione onesta.
Questi elementi costituiscono la fisionomia metafisica e morale della persona umana : e non si ritrovano nelle concezioni dei moderni materialisti e meccanicisti, tranne che in,Cartesio,Pascal o
Malebranche.
Continuando l'esame del vero uomo, dirò che, se è persona, non è però un essere perfetto , ma si riconosce come essere limitato,imperfetto : l'uomo, cioè, non ha tutto l'essere, non possiede tutta la perfezione aspira a perfezionarsi. L'uomo muta, diviene, è un essere irrequieto: "Irrequietum est cor nostrum".Egli ha bisogno di un sommo Essere che sia eccelso Bene il quale possa soddisfare l'esigenza di vita che è in lui.

     


         
     

POESIA METAFISICA E POETICA “RIFLESSA"

   


Come nella storiografia non possiamo parlare di mera narrazione senza problemi, così nella poesia non possiamo parlare di mera rappresentazione senza una problematica viva e attiva. La lirica leopardiana costituisce un modello di poeticità problematica : vera poesia è quella che si nutre di immaginazione e di idee, di parole che contengono una visione vasta e smisurata del mondo edi riflessione cheincrocia le coordinate della fantasia e dei sentimenti. La lirica tutto scioglie nel travaglio incandescente della sintesi di immaginazione,cultura eintellezione. Questa sintesi è la poesia metafisica.

Il progresso poetico non può che essere provocato da un progresso filosofico, cioè da una maggiore consapevolezza degli strumenti critici e linguistici e dal loro uso nel fuoco della creazione

artistica. Poesia metafisica non è però intesa nel senso statico di una verità trascendente acquisita passivamente per intuizione immediata, ma nel senso dinamico di costruzione sempre in fieri

in cui il particolare rappresentato è continuamente alimentato e trasfigurato da un'immagine dominante e aperta al trascendimento dei dati sensibili, dell'immediato e del "primitivo".

La poesia metafisica è la riscoperta di un'arte-poesia, cioè di una poesia che abbia consapevolezza critica del suo linguaggio, della sua sonorità e del suo carattere filosofico-ontologico, giacchè in ultima analisi poesia deve significare svolgimento pieno e integrale dell'Essere nelle varie dimensioni e disposizione.Dove non c'è incontro tra mediatezza e immediatezza non vi può essere poesia, né complessità e circolarità di ricchezza culturale e morale.La poesia non è opera di romantici primitivi, ma di riflessione critica sul materiale "primitivo", quindi azione di fusione della ricchezza sentimentale nel trascendimento universale dei simboli e delle immagini. Si tratta perciò di riattivare una nuova forma di classicismo nello stile e nei contenuti, dopo l'imperversare di ingegni romanticamente dediti alla pseudo-poesia. L'improvvisazione poetica è diventata una moda di spiriti facili non adeguatamente supportati da robustezza di tradizione letteraria e da prudenza antidilettantistica.Ma non si può abbandonare l'idearomantica di "poesia trascendentale" teorizzata da Schelling, Novalis e F.Schlegel.

La poesia è fatica umana incorporata nel prodotto lirico. Non esiste ispirazione senza costruzione. La poesia nasce da un animo capace di innervare sentimenti e idee, nella unità dialettica di finito-infinito e di immanenza- trascendenza:essa non è la prima operazione della mente umana, come pensano certi interpreti di Vico, ma l'ultima e più sofisticata operazione dello spirito, in quanto ha bisogno di metafisica per superare sensi e passioni e di prolungata riflessione per raffreddare le emozioni e renderle quasi un corpo solo con la robustezza concettuale, come nel Paradiso di Dante in cui si ritrovano i caratteri comuni dell'attività fantastica e dell'attività filosofica. La circolarità della poesia è dello stesso genere della circolarità della vita spirituale, dove si concentrano ai sommi gradi pensiero, cultura, intuizione e linguaggio.Perciò la poesia esprime il massimo volume

di speculazione filosofica, di immaginazione sentimentale e di elaborazione culturale e linguistica. Ed è anche il luogo di libertà nella fresca produzione e documentazione dello spirito.

Le opere dei grandi poeti lirici,non sono il semplice prorompere di un intenso sentimento, ma rivelano organicità, continuità e profondità di sguardo.I testi della grande lirica non sono frutto di intense passioni quanto di profonda mediazione e meditazione. La vita emotiva raggiunge la massima intensità e si trasforma nella forma più adeguata quando realizza il distacco della sintesi di emozioni e intellezioni”.

Distinguere filosofia e poesia è assolutamente banale.Rendere poetica la filosofia e filosofica la poesia, questo è il compito della lirica.Una tale concezione porta la poesia ad una altezza superiore, le dà una dignità che altrimenti non avrebbe, la rende più nobile anche in un mondo di volgarità quale è quello attuale.

Ma è necessario uscire dalle impressioni sensibili e penetrare nellaprofondità del reale con uno sforzo di cultura, sensibilità e sintesi concettuale e simbolica. Bisogna “aggiustare”il modo divedere le cose e visualizzare nelle immagini i concetti essenziali della realtà, tradurre l'immagine concettualizzata in ritmi linguistici e forme simboliche. Laconfigurazione estetica si compie allorché il linguaggio ordinario si trasforma in espressione poetica, cioè in immagine piena, che è logos potenziato, concentrato, rinvigorito e riformulato.

La forma dell'arte ricostruisce e ri-organizza le situazioni della vita proiettandole nell'universalità

della struttura percepita e musicalizzata”.

Nella lirica si deve avvertire la "rinascita" del logos rivestito di significati profondi ed essenziali e alimentato da linguaggio simbolico e rievocativo. La nostalgia del poeta lirico, nel significato intimo delle rappresentazioni, riappare esteriorizzata nelle forme e nei valori linguistici del verso; ma ciò che fornisce consistenza alla creazione è sempre la valenza metafisica della conoscenza con l'immagine simbolica della realtà. L'arte è proprio un entrare nel mondo e un fuoriuscire dal mondo: una rappresentazione che supera i dati empirici e penetra nella spigolosa profondità del reale in cui la visione si disappanna e prosciuga tutti i particolari insignificanti e infecondi.

 
 
         

 



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