:: ETTORE MAJORANA ::


         
     
ETTORE MAJORANA

IL PIU’ GIOVANE ACCADEMICO D’ITALIA
RIFIUTO’ DI CONTRIBUIRE ALL’ERA ATOMICA

 
 


Il 25 marzo 1938, all’età di 31 anni, Ettore Majorana , uno dei più grandi fisici italiani, scomparve per sempre.


Suicidio?
Crisi mistica? Esule volontario? Ucciso?
Nessuno sa dare una risposta a questi interrogativi.
Mussolini scrive di suo pugno a matita rossa “ Voglio che si trovi “. Sulla sua breve ma intensa vita di scienziato calerà un velo che nessuno è riuscito più a squarciare. Tuttavia su quel mistero appaiono, di tanto in tanto, nuove rivelazioni. Secondo quanto scrive un settimanale, Ettore Majorana sarebbe morto nel convento di Farneta ; nella pace delle sue mura il giovane fisico sarebbe riuscito a chiudere in silenzio il suo capitolo terreno, consegnando i suoi risultati atomici al segreto dei frati certosini. Majorana avrebbe vissuto immerso nella più completa spiritualità, e sul suo corpo sarebbero state trovate le stimmate.
Ma chi testimonia su questa verità? Non certo i certosini di Farneta, chiamati al segreto.
Il mistero quindi continua, e in un momento storico, in cui si riflette sui gravi problemi legati all’uso dell’energia atomica, la vita e la storia di questo grande studioso assumono un valore e un significato di grande attualità. Una cosa è certa: la sua breve vita, quella conosciuta, fu del tutto spesa per carpire i segreti della materia ; ma, aldilà di questo, Majorana fu un uomo solo, forse perché fu uno dei pochi ad essersi interrogato, soffrendone, sui pericoli di un cammino inesplorato.


 
CATANIA
 

CHI ERA ETTORE MAJORANA?

Nasce a Catania nel 1906. A cinque anni è in grado di calcolare quanto carbone deve bruciare una nave per compiere un dato viaggio; a sette vince il campionato provinciale di scacchi; a nove calcola a memoria l’estrazione delle radici cubiche. Studia in un istituto diretto dai gesuiti, supera il liceo a pieni voti e si iscrive alla facoltà di ingegneria. Ormai prossimo alla laurea fa l’incontro della sua vita, quello con Emilio Segrè, che gli dice : “ Vieni con me, ti farò conoscere Enrico Fermi, rimarrai affascinato”. Così fu. Ma anche Fermi rimase entusiasta del nuovo discepolo, di soli pochi anni più giovane.


 
I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA
 

I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA

A quell’epoca si stava consolidando a Roma, sotto la guida di Fermi, una equipe di giovani scienziati che avrebbero, di lì a poco, sconvolto la fisica tradizionale e lasciato il mondo accademico stupefatto. Erano chiamati “i ragazzi di via Panisperna”, in omaggio alla strada dove sorgeva il laboratorio di fisica sperimentale voluto dal prof. Orso Maria Corbino. Oltre a fermi, fanno parte del gruppo Segrè, Amaldi,, Rasetti.; Majorana entrato più tardi, in breve si mostra una dei più brillanti ricercatori. La sua mente è un vulcano, è considerata mostruosa;. compie calcoli complicatissimi a memoria.

E’ il solo che riesca a tener testa a Fermi.
Un giorno c’è quasi una sfida : per un calcolo difficilissimo Fermi usa carta, matita e regolo; Majorana usa il suo solito sistema : aggrotta le sopracciglia, muove rapidamente le labbra, solleva la testa e dà il risultato, proprio nello stesso momento in cui anche Fermi presenta la soluzione. Tutti rimangono senza parola. Majorana è un autentico profeta della fisica teorica. Qualche anno più tardi Enrico Fermi confermerà di aver visto finire nel cestino, annotata sul solito pacchetto di “Macedonia”, la stessa teoria con cui più tardi, il tedesco Werner Heisemberg avrebbe ricevuto il premio Nobel. Ma non è il solo caso. Nel 1957 i fisici cinesi, naturalizzati americani, Lee e Yang ottennero il Nobel per la loro teoria sulle particelle elementari: venne fuori che la stessa teoria era stata formulata trent’anni prima proprio da Ettore Majorana.
La svolta decisiva nella vita di Majorana avviene nel 1933, dopo che al giovane scienziato fu possibile recarsi in Germania con una borsa di studio: qui incontra a Gattina il grande Heisemberg.


 
Niels Bohr, Enrico Fermi
a Los Alamos , 1944

 

URANIO

La sua esperienza si arricchisce anche di un altro importante contatto, avuto a Copenaghen con il patriarca della fisica atomica, Niels Bohr.
Quando Majorana ritorna a Roma, il gruppo di Fermi sta conducendo esperimenti rivoluzionari: sta sperimentando la produzione di radioattività artificiale mediante il bombardamento con neutroni. Infatti, a partire dal fluoro, l’atomo di un dato elemento, colpito dai neutroni, emette radioattività e “si trasforma” nell’atomo dell’elemento successivo. Di qui la scoperta del 93esimo elemento in natura, l’uranio. Nelle stanze di via Panisperna, con mezzi ridotti e spesso rudimentali, era nata l’era atomica, quella dell’immensa energia sprigionata dalla scissione dell’atomo.L’Italia vive il suo momento di gloria e si parla di “vittoria fascista nel campo della cultura”: il nostro paese è ora anche la terra dei fisici. Mentre il mondo scientifico mondiale tributa riconoscimenti alla scoperta, in Germania si leva, isolata, la voce della prof.ssa Ida Noddak
che così interpreta la scoperta : “ Si potrebbe pensare che bombardando nuclei pesanti con neutroni, questi nuclei si disintegrino in più frammenti assai grandi…” L’idea della studiosa cade nell’indifferenza generale; ma è invece proprio lei a cogliere nel segno. Ha capito che dietro l’esperienza del gruppo romano, si nasconde la “ scissione nucleare”, la chiave per la conquista dell’energia atomica. Lo capirà molto più tardi anche Fermi che in America costruirà a Chicago la prima pila atomica.


 
HIROSHIMA
 

LA CRISI DI MAJORANA

Majorana sembra chiudere con la fisica ed entra in una crisi spirituale, che gli fa dire che “la fisica è su una strada sbagliata”. Nello stesso tempo entra in crisi anche il gruppo di via Panisperna, guidato da un acerrimo nemico di Fermi, Antonino Lo Surdo.
A Majorana arrivano da tutto il mondo molte offerte di lavoro, tutte respinte. Entrato in una depressione sempre più acuta, trova sostegno dai vecchi amici: Segrè e Fermi lo convincono a pubblicare un vecchio lavoro necessario per ottenere la cattedra di fisica teorica all’Università di Napoli, che viene affidata “ per chiara fama”. Vi tiene una dozzina di lezioni, poi la scomparsa.

Riscuote gli stipendi arretrati, scrive una lettera ai familiari che termina con queste espressioni :

” Ricordatemi nei vostri cuori, se potete; e perdonatemi. Ma non portate il lutto per me”.

Si imbarca sul traghetto per Palermo e raggiunto il capoluogo siciliano, fa sosta all’albergo Sole, e scrive una lettera drammatica al prof. Carrelli:

Caro Antonio, ho deciso di togliermi la vita. L’ho deciso perché non sento un’autentica necessità di stare al mondo e credo che il mondo farà benissimo a meno di me. Sono molto stanco. Tu che mi conosci puoi comprendere che la mia delusione non è quella di una ragazza ibseniana. Il problema è molto arduo e profondo. Voglio ringraziarti per la cura che ti sei preso per me e per l’affetto sincero che mi hai dimostrato. Ti chiedo scusa per l’inevitabile disturbo che il mio gesto ti arrecherà. Addio “.

Imbuca la lettera al mattino, ma alla sera ha un ripensamento e telegrafa all’amico:
Annullo notizia che ti ho dato. Scriverò ancora. Ettore”.

Invece non scrisse più.
Cerca invano l’altro amico Segrè, e la sera del 25 marzo col traghetto postale si dirige a Napoli. A bordo incontra il matematico palermitano Vittorio Strazzeri col quale divide una cabina di seconda classe. Poi più niente. L’ultima testimonianza certa sulla sua vita e la ricevuta del biglietto che Majorana consegna allo steward sbarcando dal traghetto. Niente altro. Per il resto emergono confuse testimonianze, come quella del gesuita De Francesco che riconosce la fotografia dello scienziato.

La sorella e la madre di Majorana rivolgono di conseguenza un appello a papa, Pio XII, per cercare il congiunto nelle clausure.
Le ricerche non hanno alcun esito positivo. La sorella Maria racconterà che fu “ tutto inutile, ma la sua scomparsa era così inspiegabile, che nostra madre Dorina, morta nel 1966 , fino all’ultimo coltivò la speranza di vederselo comparire a casa da un giorno o l’altro”.



 
MUSSOLINI CON HITLER
 

MAJORANA E IL REGIME

Ma non finisce qui. Nel 1944 durante la Repubblica di Salò si parla di collaborazione di Majorana con i tedeschi alla costruzione della famosa "arma segreta". Mussolini chiede conferma all’ambasciatore Anfuso, ma invano.

Nel luglio del 1946 la “ Gazzetta di Losanna” rivela che il servizio segreto sovietico aveva tentato di venire in possesso dei quaderni di Majorana, parte dei quali sono custoditi nella Domus Galileiana di Pisa.

Dello studioso catanese non si è saputo più nulla; ogni ipotesi sulla sua scomparsa, compresa quella di essersi gettato nel cratere del Vesuvio, può essere valida.



 
ETTORE MAJORANA
 

LA SCOMPARSA DI MAJORANA

Ma perché Majorana ha deciso di uccidersi?
O semplicemente di scomparire?
Crisi esistenziale?
Crisi mistica?

Forse crisi di un uomo troppo sensibile, schiacciato da un’atroce sfiducia verso il genere umano.
Gli scienziati di via Panisperna”, senza accorgersene, erano riusciti a scindere l’atomo, l’Italia e la Germania furono teoricamente ad un passo dalla conquista della bomba atomica. Forse Majorana fu l’unico del gruppo a capirlo.



 
FERMI RICEVE IL PREMIO NOBEL
 

Emilio Segrč ha detto:
” Dio per i suoi intenti imperscrutabili, ci rese tutti ciechi”.
E certo Ettore Majorana potrebbe essere stato parte attiva di questo disegno. L’unico che fu in grado di comprendere la verità, ma che rifiutò di collaborare alla costruzione di un mondo di cui il suo genio aveva intuito l’atroce assurdità.



Per Majorana non poteva che essere questo l’unico scopo per scomparire per sempre:
l’unico vero prezzo di una vita preziosa e sublime.


Nicola Costantino

     
       
















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