:: MARIO LUZI SENATORE ::



         
     
MARIO LUZI SENATORE A VITA
 

L'ULTIMA LEZIONE
DI MARIO LUZI

 


Sono sinceramente soddisfatto, per la nomina del Poeta Mario Luzi a Senatore a vita.
La motivazione della mia proposta, sottoscritta da molti appassionati della letteratura italiana era stata articolata nel modo seguente.

Il Poeta Mario Luzi, nato a Castello presso Firenze nel 1914, ha vissuto in prima persona tutte le vicende della cultura nazionale, dagli anni trenta ad oggi, profondamente immerso nel tempo e nella storia della cultura, sempre attivamente e criticamente convinto della necessità di subordinare le fragili passioni della contingenza ai valori trascendenti dell’eterno. Egli è il testimone più rappresentativo di una cultura raffinata e di una poeticità meditativa e conoscitiva che interroga costantemente la Verità (cercata nell’esperienza e nei meandri del mondo e mai definita e definitivamente identificata) e che drammaticamente si confronta con l’Essere, senza poterlo cristallizzare in un’immagine fenomenologica.

Lo spirito inquieto di Luzi produce incessantemente segni, forme e ritmi che evocano l’Assoluto, ma che abitano nelle implacabili contraddizioni dell’esistenza. La bellezza della sua lirica evocativa traduce il significato di ciò che è inafferrabile, come nell’ultimo percorso di Simone Martini che sembra simboleggiare la tensione perenne dell’uomo tra cielo e terra, il movimento irrefrenabile della ricerca inesauribile di una realtà intravista nella trasparenza della poesia e nella distanza, controluce, della immaginazione produttiva.

Nel gennaio 1997 Luzi ottiene dalla Francia il prestigioso e meritato riconoscimento della Legion d’Onore per l’attività complessiva di saggista, poeta e storico della letteratura francese svolta nel corso del 1996.



Nicola Costantino

     
       


         
     
Nota di Mario Luzi alla poesia "La vita"
   
Dal concreto preciso spunto mnemonico scaturisce il cosciente e veloce passare dei giorni, fa rivivere i ricordi di una donna che non ha saputo cogliere se non la superficialità dell'esistere.
"Il diluvio" in questo passo mi sembra metaforico e può rappresentare la purificazione dell'anima dai ricordi e la coscienza del presente certamente diverso dopo la sua scomparsa. Poi l'amaro della morte non corporea, ma estemporanea e la sua disgregazione in effimera illusione.
 
 
       











         
     
L'ULTIMA LEZIONE DI MARIO LUZI
   


La morte ha evitato a Luzi "l'apogèo e l'inizio del declino" e gli estremi insulti che il tempo distribuisce, irriguardoso e feroce, alla fisicità di ogni essere.
La vera intollerabilità della morte è data non dalla morte stessa con quanto porta, o non porta, con sé, ma è rappresentata dal fatto che ormai non si potrà più fantasticare con quello che deve ancora avvenire; anche se si pensa, nel suo caso, immediatamente, a quale imponderabile cosa sia la poesia, e con quali imponderabili mezzi si arrivi all'immortalità.
Ruskin diceva che il poeta è " una sorta di scriba che scrive sotto la dettatura della natura una parte più o meno importante del suo segreto". E' anche per questo che un grande poeta non deve chiedersi dove possa mai risiedere la propria immagine forte (chi se lo chiede, solitamente ne è sprovvisto) perché la risposta è implicita, ciò che lo rappresenta è la sua opera, sono i suoi versi, che poi specularmente rimandano l'immagine della sua vita, in un misterioso gioco di specchi che si ripete all'infinito.
Da giovane, uno ha fretta, teme di non vivere a sufficienza, di non approfittare abbastanza di esperienze svariate e ricche; uno si spazientisce e accelera gli eventi, se ne carica, ne fa incetta, provvista: è l'urgenza dei giovani che cercano di assommare cicatrici e forgiarsi un passato.Questa urgenza è davvero strana, nessuno dovrebbe avere questa paura; i vecchi dovrebbero insegnarlo ai giovani, benché, mai come oggi, nessuno li stia più a sentire.
Perché, alla fine di ogni vita, più o meno lunga, per monotona che sia stata e priva di eventi e di scossoni, si avranno sempre troppi, ricordi e contraddizioni, troppe rinunce e omissioni e mutamenti, troppe marce indietro, troppi ammainare di bandiere e troppe ferite, questo è sicuro. E non è facile mettere in ordine tutto questo, neppure per raccontarlo a se stessi, c'è troppo materiale affastellato e la vita non è raccontabile.

Forse, e per l'assurdo, solo un poeta può tentarlo, come Mario Luzi,
con i versi finali di

"Periodo" - [da "Avvento notturno"]

"Vuoterai d'ogni vita le tue palme
ma l'esterno addurranno irrigidite
le chimere che inalano la sera
sopra i tetti sublimi interrogando
"

     
       









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