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Intervista al prof. Salvatore Ragonesi su "L'attualismo gentiliano come filosofia della praxis senza proletariato".


“L’attualismo come filosofia della praxis senza proletariato”. Un’acuta rilettura dell’attualismo da parte del prof. Salvatore Ragonesi intervistato dal prof. Nicola Costantino

Lo scrittore e poeta Nicola Costantino, già docente universitario a Genova, intervista il prof. Salvatore Ragonesi, storico della filosofia e saggista di valore, sui risultati dei suoi ultimi studi gentiliani. L’interesse del prof. Ragonesi per Giovanni Gentile, oltre che per Croce e Gramsci, è stato costante nel tempo, tanto che egli può essere considerato uno dei massimi esperti sulle questioni bio-bibliografiche relative a questi tre grandi intellettuali, attorno ai quali ha fatto sentire il suo giudizio rigoroso e documentato in tanti apprezzati interventi. Di recente, in un saggio assai interessante su Enrica Carpita, filosofa massese e allieva prediletta di Gentile all’Università di Pisa, egli ha continuato a riflettere con molto acume sull’attualismo del maestro siciliano. Adesso, in occasione della stesura del suo scritto su “L’attualismo gentiliano come filosofia della praxis senza proletariato”, è opportuno non disperdere gli spunti ed anzi raccogliere le preziose considerazioni per una più diffusa circolazione.

D[omanda di Costantino]-L’attualismo è stato variamente interpretato sia dai critici esterni che dagli stessi discepoli di Gentile, tanto che progressivamente la scuola attualistica si è andata sfaldando e disarticolando fino ad assumere la denominazione di destra, centro e sinistra gentiliana. Il problema della “diaspora” nasce certamente dai diversi modi d’intendere la natura dell’Atto. Ma questo da dove trae la sua genesi concettuale e storiografica?

R[isposta di Ragonesi]- La vasta produzione filosofica e storiografica di Gentile si è prestata in realtà a varie interpretazioni e ha dato luogo ad una progressiva diaspora che si è poi variamente ricollocata nel panorama assai denso delle correnti culturali italiane del secondo dopoguerra. Di questa diaspora i marxisti-materialisti-dialettici non costituiscono il gruppo più eterodosso, giacché la loro posizione risulta pienamente legittimata dalla precedente elaborazione dell’attualismo come filosofia della praxis di chiara derivazione marxiana. Il giovane Gentile, già nei suoi primi studi, riprende e rivaluta il marxismo in termini di filosofia della praxis e di movimento dialettico mosso dalla praxis e dalla sua legge generale di sviluppo che è la negazione, i ntegrata e tradotta da Engels, come sappiamo, in negazione della negazione ed in “rovesciamento della praxis”. Il punto culminante del marxismo rimane allora per Gentile la praxis come attività costruttiva, creativa e rovesciante. E tale attività egli recepisce e trasferisce nella costruzione del suo attualismo. Questo afferma in modo deciso Ugo Spirito, uno tra gli allievi criticamente più dotati di Gentile e certamente il più grande interprete del suo pensiero. Concettualmente, dunque, l’attualismo si svolge da Marx e particolarmente dalla marxiana filosofia della praxis: “Marx, secondo Gentile, è sulla buona via e si unisce a Spaventa nell’indicazione dei presupposti essenziali per giungere poi alla riforma attualistica della dialettica. Né ciò è possibile contestare, quando si rilegga lo studio sul pensiero dello Spaventa che il Gentile pubblicò per la prima volta proprio sulla fine del 1899 e in cui il raccostamento dei due pensatori era esplicitamente compiuto. Merito fondamentale dello Spaventa, a detta del Gentile, era stata la teoria secondo cui egli…scopre nella conoscenza un sapere che non è più semplice sapere;ma, in quanto sapere, è agire, operare. . . Esso[questo concetto]fu pure una delle idee più profonde di uno degli epigoni tedeschi più celebrati del filosofo di Stoccarda, ignoto certamente, per questo rispetto allo Spaventa:Carlo Marx. Per convalidare il confronto poi il Gentile richiama in nota la sua “Filosofia di Marx” e in particolare il secondo frammento di Marx su Feuerbach”(“Gentile e Marx”, in Giornale critico della filosofia italiana, gennaio-giugno 1947). Ecco, dunque, la scoperta gentiliana del vero Marx e poi del vero Spaventa e del vero Hegel. Tutto l’idealismo passa dalla scoperta del giovane Marx e della sua filosofia della praxis. “Nella prassi, aggiunge Ugo Spirito, è già il germe dell’Atto puro. La chiave d’oro è la stessa”.

D-Quale marxismo allora viene recepito dal giovane Gentile?

R- Il marxismo riscoperto e recuperato dal Gentile giovane è quello ricavato dalle opere di Marx pubblicate prima del 1900, e particolarmente dalla famosa “Prefazione” alla “Critica dell’economia politica” e dalle undici “Tesi su Feuerbach “, ove Marx dichiara solennemente e sinteticamente che la filosofia non si propone né di scoprire la verità, né di interpretare la realtà, ma solo di trasformare il mondo. Da qui esattamente prende l’avvìo la filosofia marxista della praxis, naturalmente abbellita da tutto il vasto bagaglio linguistico e teleologico e dal largo repertorio di ideologia rivoluzionaria e proletaria. E da qui parte il giovane Gentile per la costruzione del suo attualismo, che attribuisce il primato assoluto all’azione e che considera la conoscenza come un evento inutile se non è collegata organicamente all’azione ed ai suoi movimenti attivi e creativi. Naturalmente, accanto a questo marxismo, ve ne è un altro ed è quello messo in evidenza da Benedetto Croce nel suo studio su “Il materialismo storico e l’economia marxista”del 1900. Si tratta della concezione del marxismo come semplice criterio d’interpretazione della storia, in aperto contrasto con l’altra interpretazione rivoluzionaria e gentiliana del marxismo come filosofia della praxis. La riscoperrta di una convergenza tra l’attualismo e il marxismo della praxis mi è sembrata una cosa degna di attenzione.

D- Viene quindi coinvolto nella “convergenza” tutto l’attualismo e non solo quello del giovane Gentile. Quali sono le opere di Gentile che meglio esprimono la sua vicinanza a “questo tipo” di marxismo?

R- La concezione di Gentile del primato dell’azione è di estrazione marxista ed esprime il suo stile filosofico e il suo canone storiografico. La sua vita poi è un agire continuo, sia pure in ambito culturale e organizzativo, sicché egli, contrariamente al profilo astratto del filosofo, è fondamentalmente un uomo d’azione, anche in contrasto con la componente contemplativa e mistica del suo spirito. Ciò significa che per lui tutto il pensiero è azione rivolta a trasformare la realtà e non attività puramente teoretica. Tutto è praxis e tutto dev’essere in ogni momento veicolo per la praxis. Quanto la praxis sia giusta, questo dipende, ovviamente, dal suo successo e dalla sua forza operativa e penetrativa in direzione dell’universalità. Il soggetto produce l’oggetto-mondo estraneo a sé e lo riconduce a sé nel processo di rovesciamento della praxis, dispiegando tutta la sua potenza e coscienza infinita e attuale. Tale visione della praxis a Gentile deriva in concreto dai primi studi sul marxismo raccolti nel volume “La filosofia di Marx” pubblicato nel 1899 presso Spoerri di Pisa. La filosofia marxiana della praxis gli indica sia l’universalità contro la parzialità ed il limite, sia la giusta direzione dell’atto creativo nella realizzazione della totalità. Mancano solo in Gentile giovane la coscienza di classe spostata verso la prassi rivoluzionaria e l’idea della conquista del potere da parte del proletariato come soggetto della prassi rovesciante, che nel suo irriducibile antagonismo spezza la necessità e conquista la libertà per tutti. Le altre opere gentiliane che si muovono sul terreno marxista e ne recepiscono in particolare la sostanza filosofico-metafisica sono le seguenti:“La riforma della dialettica hegeliana” del 1913, “Sommario di pedagogia come scienza filosofica”, I e II, del 1913-14, “Teoria generale dello spirito come atto puro” del 1916” e “Genesi e struttura della società “del 1943(pubblicata postuma nel 1946).

D- Questo è tutto il Gentile “ marxista”?

R- No, vi sono ancora lettere, recensioni, discorsi e introduzioni a saggi filosofici che fanno pensare ad un rapporto continuo di Gentile con il marxismo. E poi vi sono i discepoli di Gentile che nel secondo dopoguerra aderiscono al partito comunista ed alla filosofia della praxis. Essi costituiscono la testimonianza vivente dell’esistenza di un canale di comunicazione che va dal marxismo all’attualismo e da questo nuovamente al marxismo. Interessanti, anche se di breve durata, i rapporti tra Gentile e Sorel, che dimostrano una stessa sensibilità per il valore etico-pedagogico della praxis, quale che sia il nome che ciascuno di loro le attribuisce: forza e violenza in Sorel e atto puro in Gentile. Giustamente, Gramsci definisce la rivoluzione d’ottobre in Russia un avvenimento sorelliano, in quanto essa fa leva nel suo esplodere non sugli elementi classici del materialismo storico, ma sulla violenza escatologica e sulla dura volontà umana. In fondo, Gentile aderisce con il suo attualismo ad una interpretazione fortemente attivistica e volontaristica di un certo marxismo pronto a superare la necessità del mondo costituito con la prassi della coscienza rivoluzionaria e rovesciante. Il suo azionismo, anche se diverso da quello di Sorel, viene da Marx e diventa attualismo senza tuttavia passare per il proletariato, la lotta di classe ed il socialismo.


D- Come avviene più precisamente la trasformazione del marxismo in attualismo?

R- La trasformazione del marxismo in attualismo avviene sulla base di una concezione della praxis che identifica la soggettività. L’essenza della soggettività non è infatti la contemplazione dall’alto, ma l’azione dal basso e dall’interno della vita e del farsi della storia. Così l’azione marxiana del proletariato come soggetto rivoluzionario rappresentativo dell’universalità diventa in Gentile l’azione della nostra profonda universale soggettività:“Dunque, ogni atto spirituale(compreso quello che è ritenuto semplicemente teoretico) è pratico, in quanto ha un valore, essendo o non essendo quale dev’essere;e perciò è libero o nostro”. L’atto pratico del nostro spirito è il soggetto che risolve in sé l’oggetto come processo costruttivo dello stesso soggetto. Questo dice Gentile nella “Teoria generale dello spirito come atto puro” e, così dicendo, trasforma la marxiana filosofia della praxis in idealismo dell’attività volente e pensante per la quale nulla è già fatto, ma tutto è da fare sempre, e nulla è già pensato, ma tutto è da pensare sempre. L’universalità del soggetto proletario si trasferisce nel fare universale della soggettività trascendentale, poiché tutto il movimento dialettico si concentra nel soggetto che fa e pensa e realizza mentre si attua e si pensa. L’assolutezza della classe diventa in Gentile l’Io assoluto che è in quanto si pone, e si realizza in quanto è causa di se stesso e creatore del mondo:“Causando se stesso, è il creatore di sé, in sé, del mondo…E questo mondo è l’oggetto di cui parla la nostra dottrina, che è perciò gnoseologica in quanto metafisica”.

D- Non è soltanto nell’umanesimo del lavoro che Gentile si avvicina al marxismo. La vicinanza è dunque di natura più profonda e viene da molto più lontano, cioè da una attenta riflessione sulla marxiana filosofia della praxis.

R- Certo, l’interpretazione positiva del marxismo nel giovane Gentile è il presupposto dell’attualismo. La filosofia della praxis di Marx è il germe sostanziale dell’attualismo, e non si può dire che la vicinanza emerga solo con l’ultimo saggio gentiliano su “Genesi e struttura della società”, dove certamente diventa centrale la questione della prassi lavorativa e del lavoro come strumento di modificazione della natura e di emancipazione del lavoratore. A tanti critici il tema del lavoro appare decisivo per un confronto più ravvicinato con il marxismo, ma in realtà il vero rapporto filosofico si verifica sul terreno che ho cercato di mettere in evidenza, e cioè sul tema del primato dell’azione e su quello della soggettività della praxis. Su questo terreno la relazione marxismo-attualismo è costante ed assume una cifra decisiva in virtù della XI tesi di Marx e della postulata interpretazione engelsiana del rovesciamento della praxis, con la capacità riconosciuta al soggetto umano di reagire alla situazione ambientale e di porsi come spirito creativo e costruttivo. Da qui derivano i molti studi sull’Umanesimo ed il Rinascimento portati a compimento da Gentile. Non è un caso se il volume su “Genesi e struttura della società”si chiude con un capitolo dedicato all’immanenza dell’azione, nel quale si riassumono le ragioni dell’adesione gentiliana alla filosofia della praxis che concepisce l’uomo come vera e propria azione, produzione, creazione:“quella creazione operosa la cui fatica sente ognuno che pensa e che logora le forze dell’individuo empirico quanto il rude lavoro di chi ara la terra e di chi col piccone squarcia i fianchi dei monti o doma le fiere selvagge o solca i mari o si leva alto per l’aria a fender con l’ale le nubi”. Ciò che distingue il soggetto umano è dunque l’azione che sprigiona tutta la sua innata energia creatrice. Questo è il cuore pulsante dell’attualismo.

D- La lettura dell’attualismo in termini marxiani di filosofia della praxis è molto convincente, ma rischia di declassare sia il marxismo che lo stesso attualismo ad una forma di pragmatismo in cui tutto è strumentale e funzionale a qualcosa.

R- Purtroppo, la filosofia della praxis stabilisce il primato della pratica, in quanto essa nasce in funzione di scopi a lunga o breve realizzazione e di imperativi più o meno ipotetici, e nella teorizzazione del primato del fare e dell’agire per la trasformazione del mondo trova la sua giustificazione. Primato e immanenza dell’azione conducono inevitabilmente all’esaltazione mistica dell’Atto oppure, nel marxismo, all’esaltazione irrazional-rivoluzionaria della classe e del partito come soggetti di storia. Perciò fascismo e comunismo sono sotto questo profilo(ma solo sotto questo profilo) due categorie equivalenti perché risolvibili nella sintesi suprema dell’attualismo, nel quale confluiscono sia le energie operative che gli istinti barbarici. Ciò non toglie, ovviamente, una possibilità di espressione potenzialmente costruttiva che va al di là delle violenze. Guido Calogero e Ugo Spirito, i più acuti tra i discepoli di Gentile, indicano a più riprese la valenza positiva del pragmatismo attualistico e scartano per lo più quella negativa, almeno fino ad una certa data. Il Calogero richiama più volte, a cominciare dal suo saggio su “Gentile Maestro” del 1929, la coincidenza del logo e della prassi nell’attualismo, che avrebbe il suo valore proprio in quanto risolve la filosofia del conoscere in filosofia del fare e del vivere. In altri termini, l’aspetto della positività consiste in un filosofare che non è un puro conoscere e contemplare, ma un operare consapevolmente per intervenire dinamicamente nella storia, indirizzandola verso esiti più umani e quindi alterandone i processi meccanici e deterministici. E Ugo Spirito, a sua volta, sa che l’attualismo è la filosofia del fare che nasce dal seno del marxismo per cambiare secondo giustizia e libertà il mondo con l’azione. Solo alla fine degli anni Trenta egli si rende conto tuttavia che su questo terreno del fare l’attualismo deve registrare un fallimento politico. Il suo passaggio al problematicismo è proprio la consapevolezza di tale fallimento.

D- La positività di talune iniziative attualistiche non può eliminare il dramma che Gentile ha sofferto.

R- Il dramma di Gentile deriva in primo luogo dalla profonda esigenza unitaria del suo attualismo, che vuole andare oltre i dualismi crociani e le distinte categorie dello spirito. Qui l’unica categoria è l’Atto, che unifica nella sua prassi teoria e pratica, etica ed estetica, filosofia e storia, politica e pedagogia, vita e pensiero, ecc. L’equilibrio conseguente ad una siffatta unificazione è però non solo instabile, ma anche pericoloso perché l’Atto immette nel mondo dell’indistinzione in cui si perde la storia vera fagocitata da quella ideale o strumentale. La sintesi gentiliana è quanto di più alto il pensiero contemporaneo possa presentare, ma anche quanto di più incentrato nel soggetto la filosofia idealistica abbia potuto produrre. La stessa storia non è temporale ma necessariamente eterna proprio perché collocata dentro la soggettività trascendentale:il rischio è che il primato assoluto del soggetto annulli il suo oggetto storiografico. Ha ragione perciò il Croce di ritenere che questo modo di filosofare, con un soggetto assoluto che tende ad assorbire tutta la realtà, sia “teologizzante” e crea antinomìe insuperabili. Vi sono tuttavia alcune realizzazioni attualistiche destinate a durare e che non meritano di essere cancellate, a cominciare da quel monumento di cultura che è l’Enciclopedia Italiana e che è un modello di perfetta prassi organizzativa e coordinativa, di ottimo metodo scientifico, di qualificata capacità direttiva e di straordinaria apertura intellettuale. Essa è un prodotto attualistico e presenta un quadro completo della vita, della storia, dell’arte e della scienza ed è il più grande monumento elevato all’Italia in epoca fascista. In questo territorio pragmatico di altissimo spessore culturale e pedagogico si colloca pure la famosa riforma scolastica del 1923, la quale propone una scuola veramente rigorosa, impregnata di valori locali e tradizionali(l’insegnamento della religione cattolica posta a fondamento e coronamento della scuola elementare, ove si riconosce persino il diritto di cittadinanza al dialetto come forma di espressione linguistica e si insiste sulla formazione artistico-estetica del fanciullo), nazionali e liberali, e lo fa con la collaborazione dei più celebri maestri e intellettuali italiani, ad iniziare da Giuseppe Lombardo-Radice, Ernesto Codignola, Adolfo Omodeo, Piero Calamandrei, ecc. Si avverte la dissonanza di tutto ciò con la grande mitologia politica di Gentile, e lo riconosce persino un discepolo fedele come Giuseppe Saitta:“Giacché proprio nel Fascismo egli amò vedere nient’altro che la continuazione e il potenziamento della politica risorgimentale. Fu questa forse la più grande illusione della sua vita, poiché nulla vi era di più dissonante della conciliazione fra il fascismo quale s’era venuto attuando e la sua filosofia, che è una protesta continua contro ogni autoritarismo gelido, soffocatore, tirannico”(“Humanitas di Giovanni Gentile”, in Giornale critico della filosofia italiana, gennaio-giugno 1947). Si è visto comunque come una filosofia della praxis possa avere esiti pratici assai pericolosi, e nefasti appaiono certi discorsi gentiliani funzionali alla costruzione del regime fascista. Purtroppo, esistono anche questi e non si possono sopprimere per edificare altre immagini storiografiche.

D- Il criterio gentiliano nella costruzione storica della filosofia ha prodotto ottimi risultati.

R- In effetti, il criterio che non si possa fare storia della filosofia senza un incalzante e attuale senso della vita e della filosofia dimostra tutta la sua produttività. Bisogna convenire infatti che, se un tale criterio presenta da una parte lo svantaggio di sollecitare fortemente i testi, gli autori ed il passato, dall’altra presenta il vantaggio di rendere superflue ed inutili certe cronache che, sia pure sostenute da grande probità filologica, ricchezza di informazione e solidità di erudizione, non approdano al ripensamento profondo dei fatti e rimangono esteriori e povere di pensiero. A queste carenze Gentile contrappone la sua concezione decisamente attualistica, che è una visione “contemporanea” della storia fondata sul fatto più volte ripetuto che il conoscere non è una contemplazione distaccata dal mondo, né il volo crepuscolare e solitario dell’uccello di Minerva che appare hegelianamente sul far della sera, quando un mondo è tramontato ed un altro se ne annuncia ad opera di altri protagonisti. Il discorso attorno al Gentile storico della filosofia potrebbe continuare a lungo sia nella direzione delle sue indagini particolari che in quella del suo criterio metodologico e della sua interpretazione generale dei documenti e dei testi. Insomma, con lui bisogna rifare i conti storiografici in molti sensi, poiché, come dice con autorevolezza Eugenio Garin, “la sua voce non è spenta”. Basti considerare gli studi umanistici e rinascimentali o quelli sulla storia della filosofia moderna e contemporanea in Italia e si scorge il centro dell’attività attualistica di Gentile, il segreto della sua originalità, e se ne può apprezzare il valore, che è avvincente e persuasivo e che permette di vedere lo spirito come processo storico e perenne farsi, un conoscere che è un atto del soggetto nel suo farsi mediazione, concetto e autocoscienza. Qui sta il senso dell’attualismo.

 
       











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