:: INTERVISTE ::



   
 
   

SALVATORE RAGONESI

Saggio del prof. Salvatore Ragonesi
"Francesco Acri e la dissoluzione letteraria della filosofia"

 
         
   

NICOLA COSTANTINO

Un intenso saggio dello storico della filosofia
Salvatore Ragonesi su “Guido De Ruggiero
e l’ineludibile ricerca della Trascendenza”

 
         
   

NICOLA COSTANTINO

Intervista al prof. Salvatore Ragonesi su
"L'attualismo gentiliano come filosofia
della praxis senza proletariato"

 
         
   

NICOLA COSTANTINO

intervista il prof. Salvatore Ragonesi
sulla filosofa massese Enrica Carpita.
L’attualismo personalista di Enrica Carpita
nella ricerca storiografica di un grande studioso.

 
         
   

NICOLA COSTANTINO

Un saggio storico di Salvatore Ragonesi sul liberalismo di Benedetto Croce e Luigi Sturzo

SALVATORE RAGONESI

Benedetto Croce e Luigi Sturzo
Due liberalismi “convergenti”
nella crisi costituzionale italiana (1922-1925

 
         
   
IL “CASO ELUANA” E LA MORALE DEL DOLORE
Intervista di Nicola Costantino a Salvatore Ragonesi
 
         
   



MARIO LUZI

Argomento:
L'attività del poeta e il rapporto con l'umiltà.

[VIDEO]

 
         
   
SALVATORE RAGONESI

Argomento:
Giovanni Gentile, la morte, la pedagogia, l'attività storiografica
 
       
   

SALVATORE RAGONESI

Argomento:
Ciò che è vivo di Benedetto Croce

 
       
   





     

GIOVANNI GENTILE NEL 60° DELLA MORTE

 
   
L'UCCISIONE, LA PEDAGOGIA E L'ATTIVITA' STORIOGRAFICA

Intervista di Nicola Costantino a Salvatore Ragonesi sul grande filosofo




L'intervista di Nicola Costantino (giornalista e scrittore) al Prof.Salvatore Ragonesi, filosofo e saggista, che del dibattito su Giovanni Gentile è uno dei protagonisti con saggi e interventi giornalistici, è stata qui debitamente e puntualmente raccolta e trascritta..
La prima domanda, nel sessantesimo anniversario della morte del filosofo siciliano, riguarda le circostanze ed i modi della sua uccisione. Le altre due domande fanno invece riferimento al valore del suo pensiero pedagogico e della sua attività storiografica.
Ecco le risposte del Prof. Salvatore Ragonesi, studioso e profondo conoscitore dello storicismo hegelo-marxiano e dell'idealismo crociano e gentiliano.


L'UCCISIONE
Nel sessantesimo dell'uccisione di Giovanni Gentile a Firenze, nel primo pomeriggio del 15 aprile 1944 davanti al cancello di Villa Montalto al Salviatino, non è inopportuno riproporre con il distacco del tempo alcune questioni che hanno attraversato nei lunghi anni la riflessione di molti. La prima di tali questioni è collegata alla sua stessa uccisione, che per certi versi rimane ancora misteriosa nel turbìnio di voci e smentite, di memoriali e contromemoriali.Quel pomeriggio l'eperazione sul campo è stata certamente condotta da Bruno Fanciullacci con l'aiuto di altri tre o quattro soggetti, ma il piano per giustiziare Gentile era stato preparato altrove, in ambienti del tutto estranei all'antifascismo fiorentino e toscano, come dimostra l'immediata e unanime reazione del CLN Toscano che non aveva approvato né discusso nulla del genere e che perciò si scagliò subito contro chi, dall'alto e dall'esterno, aveva deciso la condanna a morte di un uomo ritenuto non responsabile di "quei delitti per cui vengono emesse condanne popolari". E durissimo fu l'articolo di Tristano Codignola su La Libertà, organo clandestino del partito d' Azione, con cui si deplorava l'assassinio e si negava che" all'eliminazione di Gentile possa aver avuto interesse uno qualsiasi dei movimenti antifascisti che dall'8 settembre lottano spalla a spalla contro la tirannia", tanto che si insinuò un dubbio sulla reale identità dei mandanti e si diffuse il sospetto di infiltrazioni fasciste o di decisioni che facevano capo al famigerato gruppo di Mario Carità ed a quello di Alessandro Pavolini, entrambi impegnati nella "ripulitura" della Repubblica di Salò con la soppressione degli elementi più moderati, come appunto era Gentile. Anche la morte di Fanciullacci, avvenuta alcuni mesi dopo in circostanze alquanto strane, rafforzava il sospetto di un complotto fascista per togliere di mezzo un intellettuale scomodo che aveva nutrito nel suo seno la serpe dell'antifascismo e che continuava a proteggere i suoi allievi e amici antifascisti caduti nelle rete del terribile Manganiello.
Dopo il Discorso agli Italiani del 24 giugno 1943, contenente l'apertura ai comunisti considerati "corporativisti impazienti", Gentile fu oggetto di minacce da parte dei fascisti radicali e ancor più nel dicembre 1943 a seguito del famoso articolo Ricostruire, nel quale sosteneva di non insistere sui tradimenti, le rappresaglie e le spedizioni punitive, giacché il Paese non avrebbe sopportato persecuzioni inutili e uccisioni gratuite, per il solo gusto di vendetta: " La giustizia tanto meglio può adempiere il suo ufficio sacrosanto quanto più si sottrae alla furia". Egli rinnegava con forza la sua antica e grave allocuzione palermitana della " dialettica del manganello" e alludeva adesso alla giustizia sommaria di cui il ricostituito squadrismo di Salò si era fatto interprete ed esecutore con l'eliminazione dei nemici interni ed esterni, e ritornava sull'argomento il 19 marzo 1944 in occasione delle celebrazioni per il secondo centenario della morte di Giambattista Vico tenute all'Accademia d'Italia, in Firenze, con stile filosoficamente più astratto ma ugualmente in grado di essere compreso nella concretezza storica del momento: " E nessun dubbio, perciò, che l'insegnamento di Vico non è fatto per dividere gli Italiani… Esso li inviterà sempre a cercare in se medesimi il principio in cui le parti avverse potranno conciliarsi superando gli esclusivismi che han sempre del paradosso e del fazioso. Da Vico impareranno sempre gli Italiani a disdegnare le fazioni".
Gentile sapeva che era pericoloso usare simili espressioni di pacificazione che lo esponevano a vecchie accuse presso i nuovi squadristi e tuttavia non rinunziò a pronunciarle e si rassegnò al peggio con una dignitosa rivendicazione dei valori della pietas e della socialità che affidò al saggio più organico stilato in quelle circostanze tempestose. Genesi e struttura della società( opera pubblicata postuma nel 1946) fu l'ultima riflessione dettata dalle recenti esperienze e dal pensiero della morte che ormai aveva occupato stabilmente la sua mente :una riflessione che sembrò il punto di approdo sincero di tutta l'elaborazione precedente, con la riaffermazione della vitalità dell'umanesimo di Marx e del comunismo della socialità e del lavoro nel libero e aperto orizzonte della caritas erga proximum. Era l'estrema sintesi della sua filosofia che lo portava a riconsiderare tutto l'itinerario intellettuale, politico e pedagogico alla luce di una consapevolezza resa più chiara ed esplicita dalla drammaticità della situazione.La morte fece di quel libro un testamento spirituale che a nessuno sarebbe consentito di ignorare, mentre Togliatti faceva assumere al suo partito, nel luglio 1944 sulle pagine di Rinascita , la pubblica responsabilità della sentenza di morte" e poneva fine a tutte le supposizioni, almeno per quel tempo paranoico di guerra civile. Il corpo del filosofo venne sepolto nella Cappella di San Lorenzo in Santa Croce sotto una lastra di marmo che porta inciso il suo nome. Aveva 69 anni".

LA PEDAGOGIA
La seconda questione riguarda la sostanza del pensiero pedagogico di Gentile e l'eventuale valore della riforma scolastica del 1923. Chi vuole orientarsi su questo punto non può non rileggersi i poderosi volumi che vanno dal Sommario di pedagogia(1913) al Sommario di didattica (1914) e dal Problema scolastico del dopoguerra (1919) alla Riforma dell'educazione (1920) e coglierne gli effetti sugli studiosi che seguirono le orme gentiliane e ne realizzarono puntualmente la lucida impostazione. Giuseppe Lombardo-Radice ed Ernesto Codignola furono certo i più attivi realizzatori anche attraverso le loro riviste, ma non è possibile ignorare l'apporto di molti allievi operanti in campi specifici del sapere, come De Ruggiero, Calogero, Spirito, Russo, Valgimigli, G. Saitta, Omodeo,. L.Volpicelli, Guzzo, ecc. Insomma, una vasta schiera di giovani intellettuali era rimasta affascinata, prima che dall'originalità filosofica, dalla forza spirituale e penetrativa delle idee pedagogiche del pensatore siciliano, di quell'uomo che per primo in Italia poneva le premesse della nuova educazione umanistica e sosteneva che la pedagogia di una scuola rinnovata non potesse non formare criticamente le menti, sempre, e investire l'intera personalità sia dell'educando che dell'educatore : " Nell'unità del processo spirituale,lo spirito sempre nella sua essenza è educando, perché se non fosse, e se non fosse scolaro vivo ed attivo, esso cascherebbe nel nulla; poiché il suo essere è il suo vivere e formarsi o educarsi" . Intesa l'educazione come processo e graduale sviluppo che coinvolge anche il dicente e concepita l'istruzione come produzione del sapere e non semplice comunicazione di nozioni, apparve chiaro il motivo del successo presso gli insegnanti (diventati protagonisti) di una concezione nettamente contrapposta alla meccanica riproduzione della didattica positivistica, per la quale non esistevano processi e soggetti ma solo fatti e oggetti.
Con Gentile veniva a cadere il senso dogmatico e rigido del discorso pedagogico e didattico e si prestava attenzione più alle operazioni che agli strumenti, più alla soggettività dell'insegnare e dell'apprendere che alla materialità dei sussidi didattici: " Noi siamo dunque a questo bivio : o negare lo spirito, il pensiero, il soggetto… o negare la materia. Non occorre dire che la scelta ci è imposta dall'impossibilità di un atto che per non farsi dovrebbe farsi : quel negare il pensiero, che è pensare, cioè affermare il pensiero ". Solo l'atto del pensiero critico e l'attualità dello spirito possono costruire la soggettività e determinare l'opera educativa, che compenetra di sé tutta l'istruzione e il sistema del sapere e del comunicare e che propone il primato dell'interiorità con l'abbattimento di ogni estrinsecità :" La scuola deve liberarsi da quest'incubo di un tutto già esistente, che prema sullo spirito in formazione e lo accasci con la sua materialità. La scuola deve promuovere l'attività creatrice dello spirito: quell'attività che per essere tale non deve presupporre nulla e deve gioire dell'atto come della produzione di un mondo in sé perfetto; la cui imperfezione dovrà apparire soltanto in un nuovo atto, creatore d'un altro mondo perfetto.Il maestro, che è maestro, realizza nella scuola il suo tutto, dimenticandosi e mettendo da parte i libri e il suo stesso sapere già fatto, che è un niente rispetto a quello che il suo spirito, mercè la già acquisita cultura, s'è fatto capace di produrre ex novo, come opera assolutamente nuova insieme coi suoi scolari, fattisi uno con lui nel processo spirituale della scuola". .E nella conferenza romana dell'11 maggio 1922 interpretava il processo della pedagogia moderna come la progressiva conquista di un punto di vista autenticamente liberale con la riflessione sulla concretezza della coscienza umana, che viene liberata dal peso insopportabile degli strumenti di tortura del manualismo e vivificata da un'azione educativa " non propotente" ed anzi rispettosa del pensiero in formazione. Perciò le Lezioni di didattica di Lombardo-Radice assumevano ancora un valore straordinariamente ricco e concreto nella letteratura pedagogica in quanto rappresentavano lo sforzo più serio del movimento neoidealistico in sede didattica.
L'interiorità del processo educativo è quindi il principio originale che informa la pedagogia gentiliana e fornisce al mondo del sapere l'impronta della soggettività, che è conquista di libertà e autonomia, come riconosceva Ernesto Codignola : " La pedagogia di Gentile è una delle espressioni più cospicue della fede nell'infinita libertà dello spirito…Essa tenta di risolvere con vigorosa coerenza speculativa ogni residuo di dualismo nel processo autonomo dell'educazione, che è identificato con l'eterno processo mediante il quale l'uomo celebra nella storia la sua concreta umanità . La rivoluzione ch'egli ha iniziato nel 1900 con la memoria II concetto scientifico della pedagogia e ha poi proseguito con le sue opere maggiori deve considerarsi una delle maggiori e più feconde conquiste della speculazione moderna" .E libertà e autonomia, nell'infinita realizzazione dello spirito, stabilivano il concetto scientifico della pedagogia e contrassegnavano la stessa didattica, che diventava un tema concreto del problema pedagogico, riconducibile tuttavia al concetto generale di educazione: " Quanto è necessaria la genesi della didattica, altrettanto è necessaria la sua dissoluzione nella filosofia o pedagogia come filosofia".
A questo punto, e cioè al punto della dissoluzione della didattica nella pedagogia e nella filosofia, potrebbero cominciare le vere difficoltà della concezione totalizzante di Gentile.La completa identificazione dell'attività pedagogica con la didattica generale e speciale, se da una parte ha la sua valida giustificazione nella teoria della scuola (e non dell'azienda), dall'altra preclude gli ulteriori avanzamenti specifici nelle elaborazioni connesse ai metodi, alle tecniche, alle competenze, alle strutture e alle progettazioni dell'attività formativa. Ciò non esclude che al suo apparire la teorizzazione gentiliana abbia costituito un forte risveglio della dimensione relazionale e comunitaria dell'educazione, appassionando le menti più fervide nella scuola e fuori ed esercitando un'influenza enorme nello svecchiamento della scuola italiana.Non a caso il Sommario di Pedagogia è stato uno dei libri più letti e commentati, anche se di recente abbandonato ad un destino inglorioso, come l'autore, al quale addirittura si rimprovera la riforma scolastica del 1923.
Gentile divenne ministro della Pubblica Istruzione il primo novembre 1922 ( non ancora iscritto al partito fascista) e si circondò di collaboratori fidati ed esperti che conoscevano perfettamente il mondo della scuola. Affidò a costoro le direzioni generali dei vari gradi dell'istruzione, riformulò il corso formativo dalla scuola materna all'università ed il contenuto dei programmi e riorganizzò il ministero. Ma non dimenticò di incoraggiare l'autonomia didattica e di esaltare la funzione docente attribuendole una libertà allora sconosciuta, anche se contestualmente rafforzò la funzione di presidi e direttori didattici. Fu una riforma di vasto respiro con un impianto pedagogico e culturale che piacque anche ai docenti antifascisti.Manara Valgimigli, insigne filologo e grecista, osservò: "La riforma scolastica muove da esigenze e dottrine interne che sono anteriori di parecchi anni al fascismo. Per non citare altro e non andare più indietro,il Sommario di pedagogia di Giovanni Gentile, che fu ed è per tutti questi nostri problemi il libro capitale, è del 1913.Sono dottrine che hanno una loro nobiltà più che decennale; cui nessun'araldica fascista potrà mai aumentare di certo. E perché la riforma sopravviva al fascismo, deve restare a contatto, indipendentemente dal fascismo, della sua origine teoretica, che è la dottrina idealistica. E deve perciò esser difesa contro lo stesso fascismo; e più precisamente contro gli stessi professori fascisti,, che sono, la più gran parte, nemici della riforma…Se cadesse Gentile, novantanove su cento, cadrebbe anche la riforma. E dunque la riforma non è il fascismo; e giova distinguere".Perché tanto entusiasmo ? La scuola rientrava finalmente in se stessa e si liberava dalla servitù del dogmatismo positivistico che l'aveva irretita dentro un cilicio di materialità, regole, elencazioni, programmazioni, ecc.Bisognava spezzare questi legami e Gentile, con la collaborazione di Lombardo-Radice per la scuola elementare e di Codignola, Pasquali e Fazio-Allmayer per la scuola media e l'università, e con l'aiuto esterno di Croce, riuscì a compiere un'operazione che non dispiacque nemmeno a Gobetti e al suo gruppo.La crisi fallimentare del vecchio positivismo, con la sua didattica farraginosa ed i suoi programmi scolastici banali e quantitativamente estesi, si concludeva così nella sintesi liberale della riforma gentiliana apprezzata dai veri uomini di scuola.
Gli uomini di scuola apprezzarono la libertà di insegnamento e la più generale libertà educativa risultante dal confronto concorrenziale tra istruzione pubblica e istruzione privata che avrebbe dovuto emancipare tutto il sistema della formazione senza privilegi e monopoli. L'esame finale avrebbe sancito la parità scolastica" assoggettando tutti i candidati, pubblici e privati, innanzi a giudici che non siano stati loro maestri" (Chiarimenti del 29 marzo 1923 su L'Idea Nazionale ). Sul tema degli esami Gentile insisteva giustamente in successivi interventi giornalistici, nei quali poneva la necessità di un controllo esterno : " Che cosa diventerebbe l'esame di Stato, controllo e stimolo della scuola, se dovesse con un giudizio sintetico dare lo spolvero ai giudizi delle commissioni esaminatrici interne ? Temo che, dopo una o due volte, ognuno s'accorgerebbe della sua inutilità".
Identificare riforma gentiliana e fascismo non è dunque storicamente fondato, né utile ai fini di una giusta ricostruzione di svolgimenti pedagogici e culturali. Il caso di Lombardo- Radice può essere davvero emblematico, ma non è il solo giacché molti furono i protagonisti che accettarono la riforma o vi collaborarono attivamente senza essere fascisti ed anzi con dure prese di posizioni nei confronti del fascismo. Li muoveva la coscienza del valore insostituibile della scuola e del problema educativo nei termini definiti da Gentile sin dal 1913.Poi arrivarono le deformazioni e le strumentalizzazioni del regime e la libertà didattica si trasformò in pesante opacità burocratica. E arrivò pure, il 31 marzo 1924, la penosa allocuzione palermitana della " dialettica del manganello". La scuola avrà la nuova Caporetto. Ma il filosofo si dimise il 14 giugno 1924 e non accetterà più incarichi politici. Ricoprirà soltanto posizioni accademiche e dirigerà l'Enciclopedia italiana, la cui vicenda culturale e organizzativa è stata più volte raccontata".

L' ATTIVITA' STORIOGRAFICA
La terza questione è connessa all'attività storiografica di Gentile e in special modo alla sua storiografia filosofica. Egli fu eminente storico della filosofia e le sue fonti principali furono : Vico, Galluppi, Kant, Hegel, B. Spaventa, Rosmini e Gioberti; ma anche Marx e Feuerbach sui quali concentrò la sua attenzione nei primi saggi. Ed è significativo che la prima divergenza con Croce si sia verificata attorno all'interpretazione del pensiero di Marx, cioè proprio sul terreno storiografico, quello sul quale pensava di spendere tutte le sue migliori energie intellettuali.
Gentile non condivise l'orientamento di Croce manifestato in Materialismo storico ed economia marxistica e vi contrappose la sua Filosofia di Marx del 1899, un'opera prestigiosa e di finissima interpretazione del marxismo che riportava giustamente Marx dentro Hegel e Vico e che poneva la verità del materialismo storico e dialettico nell'attività del soggetto : " Cotesto principio vuole Marx dall'astratto idealismo trasportare nel concreto materialismo…Concetto che dimostra l'acume filosofico dello scrittore. In verità, qual era in fondo il rimprovero da lui mosso al materialismo nella teoria della conoscenza ? Questo : di credere l'oggetto, la intuizione sensibile, la realtà esterna un dato, invece che un prodotto…Marx insomma,rimproverava ai materialisti, e fra questi al Feuerbach, di concepire il soggetto e l'oggetto della conoscenza in una posizione astratta e però falsa". La famosa glossa undicesima di Marx a Feuerbach, che cioè la filosofia non deve interpretare ma cambiare il mondo, sembrava potersi accettare senza difficoltà nella teorizzata attività pratica della soggettività umana, ovviamente nell'orizzonte hegeliano. E questa interpretazione mirava a risolvere la materia nello spirito, restituendo al marxismo la connotazione vichiana del verum ipsum factum e facendo del materialismo storico una filosofia della prassi tanto cara a Gramsci ed una filosofia della storia contrastata da Croce:" Con tutti questi caratteri la concezione materialistica della storia non può non dirsi per la forma in cui ci si presenta una vera e propria filosofia della storia.Se non che il Croce invita ad osservare… e altrove mette in guardia contro le esagerazioni che anche in ciò possono essere state per avventura cagionate da quello slancio…" Laddove Croce aveva dato al marxismo una qualificazione esclusivamente metodologica, egli invece lo spingeva sul territorio teoretico e ne ricavava coerentemente una costruzione filosofica, alla quale ritornò dopo 45 anni con Genesi e struttura della società. In questa differenza profonda di interpretazioni marxiane vi erano in potenza le ragioni del futuro e più aspro contrasto : " Ora Gentile, tutto preso dall'orientamento gnoseologico, lo venne svolgendo con impeccabile rigore… Croce al contrario era fondamentalmente estraneo alla preoccupazione gnoseologico-metafisica"(Garin).
Nella lettura dei testi e degli autori del passato Gentile cercava la sua filosofia e quindi non usava i modi della morbida filologia positivistica, ma prendeva d'assalto testi e autori e li piegava al suo punto di vista, secondo un criterio di " competenza" soggettiva : "Chi fa la storia della filosofia deve sapere che cosa è la filosofia, di cui vuol fare la storia: deve saperlo in modo da averne determinato un concetto unico. Non è possibile pensare che ci siano più concetti diversi della filosofia, e scriverne una storia". In questo senso la storiografia filosofica poteva aggredire gli autori e rimetterli in circolazione con la forza linguistica e concettuale che è stata applicata a Marx. Così Rosmini e Gioberti, Telesio e Kant, Bruno e Vico, Genovesi e Galluppi, Cuoco e Spaventa, Hegel e Marx, ecc. poterono uscire dall'ombra e ripresentarsi alla comprensione storica, resa più acuta e penetrante nelle trattazioni d'insieme come Storia della filosofia italiana, La riforma della dialettica hegeliana, Le origini della filosofia contemporanea in Italia, I problemi della Scolastica e il pensiero italiano , Dal Genovesi al Galluppi . Il pensiero italiano del Rinascimento, ecc. E la storia della filosofia diventava una disciplina rigorosa anche per il rigore del suo linguaggio, che fu una vera creazione gentiliana nella trasposizione nazionale".

Mi pare che le risposte fornite dal Prof. Ragonesi ai tre quesiti che ho posto siano non solo originali, ma anche convincenti e documentate. Personalmente ho potuto conoscere e studiare il pensiero di Gentile e ricavarne l'idea di un pensatore legato al fascismo in modo contingente ed " evenemenziale", ma assolutamente autonomo nella sua riflessione, che va al di là della contingenza storico-politica e che affronta una tematica filosofica di respiro europeo. Da qui deriva il carattere universale della sua produzione che investe, come giustamente è stato detto, la filosofia , la pedagogia e la storiografia filosofica.Quanto all'attualismo gentiliano, di cui tanto si è discusso, non si può non registrare l'assoluta dipendenza da un'impostazione storiografica già realizzata negli anni precedenti, e cioè dalla fine dell'Ottocento al primo decennio del Novecento . Gli studi su Marx, Rosmini, Gioberti, Hegel e Vico costituiscono un punto nevralgico di tutta la filosofia di Gentile e preparano
lo stesso attualismo. L'espressione massima del pensiero del filosofo di Castelvetrano si raggiunge nella riflessione storiografica e nella pedagogia, sicché giustamente il Prof. Ragonesi ne ha voluto mettere in luce le dimensioni ed il valore.
Insomma, Gentile ha quasi cinquant'anni quando partecipa all'avventura fascista e il suo pensiero, sia nei termini storiografici che nelle sistemazioni teoretiche, è definitivamente costituito e sistemato prima che si verifichino gli eventi esterni del regime fascista. La prima formazione teorica dell'attualismo è del 1912 con la memoria L'atto del pensare come atto puro, frutto di conferenze tenute l'anno precedente alla Biblioteca filosofica di Palermo. Seguono a breve distanza la Teoria generale dello spirito come atto puro(1916),
I fondamenti della filosofia del diritto (1916) e il Sistema di logica come teoria del conoscere (1917). Il pensiero di Gentile è perciò un evento indipendente dalla sua successiva adesione al partito fascista. E di ciò è bene tener conto.


Le indicazioni bibliografiche mi sono state fornite dal Prof. Ragonesi nel corso della conversazione, durante la quale sono state citate inoltre le seguenti opere di Gentile:
Lettere a Benedetto Croce (1896-1900),
La riforma della scuola in Italia (1921),
Educazione e scuola laica (1921),
Il fascismo al governo della scuola (1924),
Genesi e struttura della società (1946).


Particolarmente importante per intendere le ultime vicende che lo conducono alla morte violenta, è il volume a cura del figlio Benedetto Gentile Dal discorso agli Italiani alla morte (1951), anch'esso citato nella risposta alla prima domanda, La bibliografia di riferimento su Gentile (citata nel testo) è la seguente : E. Garin, Cronache di filosofia italiana (1975), S.Natoli, Gentile filosofo europeo (1989), L.Canfora, La sentenza (1985), Giovanni Gentile. Una biografia (1995).



 
       









   

     
Intervista a Mario Luzi
[Video]
     
 
 
 
     
 
 
   
 
 
 
 
 
LA DOMANDA DI NICOLA COSTANTINO
Professor Luzi, vorrei parlare della sua poesia e chiedere anzitutto qual'è per lei il significato dell'attività poetica e se l'atteggiamento del poeta possa ancora ispirarsi all'umiltà.
 
 
 
 
 
   
 
 
 
 
   
 
 
 
 
 

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