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L'UCCISIONE, LA PEDAGOGIA E L'ATTIVITA' STORIOGRAFICA
Intervista di Nicola Costantino a Salvatore Ragonesi sul grande
filosofo
L'intervista di Nicola Costantino (giornalista e scrittore)
al Prof.Salvatore Ragonesi, filosofo e saggista, che del dibattito
su Giovanni Gentile è uno dei protagonisti con saggi e
interventi giornalistici, è stata qui debitamente e puntualmente
raccolta e trascritta..
La prima domanda, nel sessantesimo anniversario della morte del
filosofo siciliano, riguarda le circostanze ed i modi della sua
uccisione. Le altre due domande fanno invece riferimento al valore
del suo pensiero pedagogico e della sua attività storiografica.
Ecco le risposte del Prof. Salvatore Ragonesi, studioso e profondo
conoscitore dello storicismo hegelo-marxiano e dell'idealismo
crociano e gentiliano.
L'UCCISIONE
Nel sessantesimo dell'uccisione di Giovanni Gentile a Firenze,
nel primo pomeriggio del 15 aprile 1944 davanti al cancello di
Villa Montalto al Salviatino, non è inopportuno riproporre
con il distacco del tempo alcune questioni che hanno attraversato
nei lunghi anni la riflessione di molti. La prima di tali questioni
è collegata alla sua stessa uccisione, che per certi versi
rimane ancora misteriosa nel turbìnio di voci e smentite,
di memoriali e contromemoriali.Quel pomeriggio l'eperazione sul
campo è stata certamente condotta da Bruno Fanciullacci
con l'aiuto di altri tre o quattro soggetti, ma il piano per giustiziare
Gentile era stato preparato altrove, in ambienti del tutto estranei
all'antifascismo fiorentino e toscano, come dimostra l'immediata
e unanime reazione del CLN Toscano che non aveva approvato né
discusso nulla del genere e che perciò si scagliò
subito contro chi, dall'alto e dall'esterno, aveva deciso la condanna
a morte di un uomo ritenuto non responsabile di "quei delitti
per cui vengono emesse condanne popolari". E durissimo fu
l'articolo di Tristano Codignola su La Libertà, organo
clandestino del partito d' Azione, con cui si deplorava l'assassinio
e si negava che" all'eliminazione di Gentile possa aver avuto
interesse uno qualsiasi dei movimenti antifascisti che dall'8
settembre lottano spalla a spalla contro la tirannia", tanto
che si insinuò un dubbio sulla reale identità dei
mandanti e si diffuse il sospetto di infiltrazioni fasciste o
di decisioni che facevano capo al famigerato gruppo di Mario Carità
ed a quello di Alessandro Pavolini, entrambi impegnati nella "ripulitura"
della Repubblica di Salò con la soppressione degli elementi
più moderati, come appunto era Gentile. Anche la morte
di Fanciullacci, avvenuta alcuni mesi dopo in circostanze alquanto
strane, rafforzava il sospetto di un complotto fascista per togliere
di mezzo un intellettuale scomodo che aveva nutrito nel suo seno
la serpe dell'antifascismo e che continuava a proteggere i suoi
allievi e amici antifascisti caduti nelle rete del terribile Manganiello.
Dopo il Discorso agli Italiani del 24 giugno 1943, contenente
l'apertura ai comunisti considerati "corporativisti impazienti",
Gentile fu oggetto di minacce da parte dei fascisti radicali e
ancor più nel dicembre 1943 a seguito del famoso articolo
Ricostruire, nel quale sosteneva di non insistere sui tradimenti,
le rappresaglie e le spedizioni punitive, giacché il Paese
non avrebbe sopportato persecuzioni inutili e uccisioni gratuite,
per il solo gusto di vendetta: " La giustizia tanto meglio
può adempiere il suo ufficio sacrosanto quanto più
si sottrae alla furia". Egli rinnegava con forza la sua antica
e grave allocuzione palermitana della " dialettica del manganello"
e alludeva adesso alla giustizia sommaria di cui il ricostituito
squadrismo di Salò si era fatto interprete ed esecutore
con l'eliminazione dei nemici interni ed esterni, e ritornava
sull'argomento il 19 marzo 1944 in occasione delle celebrazioni
per il secondo centenario della morte di Giambattista Vico tenute
all'Accademia d'Italia, in Firenze, con stile filosoficamente
più astratto ma ugualmente in grado di essere compreso
nella concretezza storica del momento: " E nessun dubbio,
perciò, che l'insegnamento di Vico non è fatto per
dividere gli Italiani
Esso li inviterà sempre a cercare
in se medesimi il principio in cui le parti avverse potranno conciliarsi
superando gli esclusivismi che han sempre del paradosso e del
fazioso. Da Vico impareranno sempre gli Italiani a disdegnare
le fazioni".
Gentile sapeva che era pericoloso usare simili espressioni di
pacificazione che lo esponevano a vecchie accuse presso i nuovi
squadristi e tuttavia non rinunziò a pronunciarle e si
rassegnò al peggio con una dignitosa rivendicazione dei
valori della pietas e della socialità che affidò
al saggio più organico stilato in quelle circostanze tempestose.
Genesi e struttura della società( opera pubblicata postuma
nel 1946) fu l'ultima riflessione dettata dalle recenti esperienze
e dal pensiero della morte che ormai aveva occupato stabilmente
la sua mente :una riflessione che sembrò il punto di approdo
sincero di tutta l'elaborazione precedente, con la riaffermazione
della vitalità dell'umanesimo di Marx e del comunismo della
socialità e del lavoro nel libero e aperto orizzonte della
caritas erga proximum. Era l'estrema sintesi della sua filosofia
che lo portava a riconsiderare tutto l'itinerario intellettuale,
politico e pedagogico alla luce di una consapevolezza resa più
chiara ed esplicita dalla drammaticità della situazione.La
morte fece di quel libro un testamento spirituale che a nessuno
sarebbe consentito di ignorare, mentre Togliatti faceva assumere
al suo partito, nel luglio 1944 sulle pagine di Rinascita , la
pubblica responsabilità della sentenza di morte" e
poneva fine a tutte le supposizioni, almeno per quel tempo paranoico
di guerra civile. Il corpo del filosofo venne sepolto nella Cappella
di San Lorenzo in Santa Croce sotto una lastra di marmo che porta
inciso il suo nome. Aveva 69 anni".
LA PEDAGOGIA
La seconda questione riguarda la sostanza del pensiero pedagogico
di Gentile e l'eventuale valore della riforma scolastica del 1923.
Chi vuole orientarsi su questo punto non può non rileggersi
i poderosi volumi che vanno dal Sommario di pedagogia(1913) al
Sommario di didattica (1914) e dal Problema scolastico del dopoguerra
(1919) alla Riforma dell'educazione (1920) e coglierne gli effetti
sugli studiosi che seguirono le orme gentiliane e ne realizzarono
puntualmente la lucida impostazione. Giuseppe Lombardo-Radice
ed Ernesto Codignola furono certo i più attivi realizzatori
anche attraverso le loro riviste, ma non è possibile ignorare
l'apporto di molti allievi operanti in campi specifici del sapere,
come De Ruggiero, Calogero, Spirito, Russo, Valgimigli, G. Saitta,
Omodeo,. L.Volpicelli, Guzzo, ecc. Insomma, una vasta schiera
di giovani intellettuali era rimasta affascinata, prima che dall'originalità
filosofica, dalla forza spirituale e penetrativa delle idee pedagogiche
del pensatore siciliano, di quell'uomo che per primo in Italia
poneva le premesse della nuova educazione umanistica e sosteneva
che la pedagogia di una scuola rinnovata non potesse non formare
criticamente le menti, sempre, e investire l'intera personalità
sia dell'educando che dell'educatore : " Nell'unità
del processo spirituale,lo spirito sempre nella sua essenza è
educando, perché se non fosse, e se non fosse scolaro vivo
ed attivo, esso cascherebbe nel nulla; poiché il suo essere
è il suo vivere e formarsi o educarsi" . Intesa l'educazione
come processo e graduale sviluppo che coinvolge anche il dicente
e concepita l'istruzione come produzione del sapere e non semplice
comunicazione di nozioni, apparve chiaro il motivo del successo
presso gli insegnanti (diventati protagonisti) di una concezione
nettamente contrapposta alla meccanica riproduzione della didattica
positivistica, per la quale non esistevano processi e soggetti
ma solo fatti e oggetti.
Con Gentile veniva a cadere il senso dogmatico e rigido del discorso
pedagogico e didattico e si prestava attenzione più alle
operazioni che agli strumenti, più alla soggettività
dell'insegnare e dell'apprendere che alla materialità dei
sussidi didattici: " Noi siamo dunque a questo bivio : o
negare lo spirito, il pensiero, il soggetto
o negare la
materia. Non occorre dire che la scelta ci è imposta dall'impossibilità
di un atto che per non farsi dovrebbe farsi : quel negare il pensiero,
che è pensare, cioè affermare il pensiero ".
Solo l'atto del pensiero critico e l'attualità dello spirito
possono costruire la soggettività e determinare l'opera
educativa, che compenetra di sé tutta l'istruzione e il
sistema del sapere e del comunicare e che propone il primato dell'interiorità
con l'abbattimento di ogni estrinsecità :" La scuola
deve liberarsi da quest'incubo di un tutto già esistente,
che prema sullo spirito in formazione e lo accasci con la sua
materialità. La scuola deve promuovere l'attività
creatrice dello spirito: quell'attività che per essere
tale non deve presupporre nulla e deve gioire dell'atto come della
produzione di un mondo in sé perfetto; la cui imperfezione
dovrà apparire soltanto in un nuovo atto, creatore d'un
altro mondo perfetto.Il maestro, che è maestro, realizza
nella scuola il suo tutto, dimenticandosi e mettendo da parte
i libri e il suo stesso sapere già fatto, che è
un niente rispetto a quello che il suo spirito, mercè la
già acquisita cultura, s'è fatto capace di produrre
ex novo, come opera assolutamente nuova insieme coi suoi scolari,
fattisi uno con lui nel processo spirituale della scuola".
.E nella conferenza romana dell'11 maggio 1922 interpretava il
processo della pedagogia moderna come la progressiva conquista
di un punto di vista autenticamente liberale con la riflessione
sulla concretezza della coscienza umana, che viene liberata dal
peso insopportabile degli strumenti di tortura del manualismo
e vivificata da un'azione educativa " non propotente"
ed anzi rispettosa del pensiero in formazione. Perciò le
Lezioni di didattica di Lombardo-Radice assumevano ancora un valore
straordinariamente ricco e concreto nella letteratura pedagogica
in quanto rappresentavano lo sforzo più serio del movimento
neoidealistico in sede didattica.
L'interiorità del processo educativo è quindi il
principio originale che informa la pedagogia gentiliana e fornisce
al mondo del sapere l'impronta della soggettività, che
è conquista di libertà e autonomia, come riconosceva
Ernesto Codignola : " La pedagogia di Gentile è una
delle espressioni più cospicue della fede nell'infinita
libertà dello spirito
Essa tenta di risolvere con
vigorosa coerenza speculativa ogni residuo di dualismo nel processo
autonomo dell'educazione, che è identificato con l'eterno
processo mediante il quale l'uomo celebra nella storia la sua
concreta umanità . La rivoluzione ch'egli ha iniziato nel
1900 con la memoria II concetto scientifico della pedagogia e
ha poi proseguito con le sue opere maggiori deve considerarsi
una delle maggiori e più feconde conquiste della speculazione
moderna" .E libertà e autonomia, nell'infinita realizzazione
dello spirito, stabilivano il concetto scientifico della pedagogia
e contrassegnavano la stessa didattica, che diventava un tema
concreto del problema pedagogico, riconducibile tuttavia al concetto
generale di educazione: " Quanto è necessaria la genesi
della didattica, altrettanto è necessaria la sua dissoluzione
nella filosofia o pedagogia come filosofia".
A questo punto, e cioè al punto della dissoluzione della
didattica nella pedagogia e nella filosofia, potrebbero cominciare
le vere difficoltà della concezione totalizzante di Gentile.La
completa identificazione dell'attività pedagogica con la
didattica generale e speciale, se da una parte ha la sua valida
giustificazione nella teoria della scuola (e non dell'azienda),
dall'altra preclude gli ulteriori avanzamenti specifici nelle
elaborazioni connesse ai metodi, alle tecniche, alle competenze,
alle strutture e alle progettazioni dell'attività formativa.
Ciò non esclude che al suo apparire la teorizzazione gentiliana
abbia costituito un forte risveglio della dimensione relazionale
e comunitaria dell'educazione, appassionando le menti più
fervide nella scuola e fuori ed esercitando un'influenza enorme
nello svecchiamento della scuola italiana.Non a caso il Sommario
di Pedagogia è stato uno dei libri più letti e commentati,
anche se di recente abbandonato ad un destino inglorioso, come
l'autore, al quale addirittura si rimprovera la riforma scolastica
del 1923.
Gentile divenne ministro della Pubblica Istruzione il primo novembre
1922 ( non ancora iscritto al partito fascista) e si circondò
di collaboratori fidati ed esperti che conoscevano perfettamente
il mondo della scuola. Affidò a costoro le direzioni generali
dei vari gradi dell'istruzione, riformulò il corso formativo
dalla scuola materna all'università ed il contenuto dei
programmi e riorganizzò il ministero. Ma non dimenticò
di incoraggiare l'autonomia didattica e di esaltare la funzione
docente attribuendole una libertà allora sconosciuta, anche
se contestualmente rafforzò la funzione di presidi e direttori
didattici. Fu una riforma di vasto respiro con un impianto pedagogico
e culturale che piacque anche ai docenti antifascisti.Manara Valgimigli,
insigne filologo e grecista, osservò: "La riforma
scolastica muove da esigenze e dottrine interne che sono anteriori
di parecchi anni al fascismo. Per non citare altro e non andare
più indietro,il Sommario di pedagogia di Giovanni Gentile,
che fu ed è per tutti questi nostri problemi il libro capitale,
è del 1913.Sono dottrine che hanno una loro nobiltà
più che decennale; cui nessun'araldica fascista potrà
mai aumentare di certo. E perché la riforma sopravviva
al fascismo, deve restare a contatto, indipendentemente dal fascismo,
della sua origine teoretica, che è la dottrina idealistica.
E deve perciò esser difesa contro lo stesso fascismo; e
più precisamente contro gli stessi professori fascisti,,
che sono, la più gran parte, nemici della riforma
Se
cadesse Gentile, novantanove su cento, cadrebbe anche la riforma.
E dunque la riforma non è il fascismo; e giova distinguere".Perché
tanto entusiasmo ? La scuola rientrava finalmente in se stessa
e si liberava dalla servitù del dogmatismo positivistico
che l'aveva irretita dentro un cilicio di materialità,
regole, elencazioni, programmazioni, ecc.Bisognava spezzare questi
legami e Gentile, con la collaborazione di Lombardo-Radice per
la scuola elementare e di Codignola, Pasquali e Fazio-Allmayer
per la scuola media e l'università, e con l'aiuto esterno
di Croce, riuscì a compiere un'operazione che non dispiacque
nemmeno a Gobetti e al suo gruppo.La crisi fallimentare del vecchio
positivismo, con la sua didattica farraginosa ed i suoi programmi
scolastici banali e quantitativamente estesi, si concludeva così
nella sintesi liberale della riforma gentiliana apprezzata dai
veri uomini di scuola.
Gli uomini di scuola apprezzarono la libertà di insegnamento
e la più generale libertà educativa risultante dal
confronto concorrenziale tra istruzione pubblica e istruzione
privata che avrebbe dovuto emancipare tutto il sistema della formazione
senza privilegi e monopoli. L'esame finale avrebbe sancito la
parità scolastica" assoggettando tutti i candidati,
pubblici e privati, innanzi a giudici che non siano stati loro
maestri" (Chiarimenti del 29 marzo 1923 su L'Idea Nazionale
). Sul tema degli esami Gentile insisteva giustamente in successivi
interventi giornalistici, nei quali poneva la necessità
di un controllo esterno : " Che cosa diventerebbe l'esame
di Stato, controllo e stimolo della scuola, se dovesse con un
giudizio sintetico dare lo spolvero ai giudizi delle commissioni
esaminatrici interne ? Temo che, dopo una o due volte, ognuno
s'accorgerebbe della sua inutilità".
Identificare riforma gentiliana e fascismo non è dunque
storicamente fondato, né utile ai fini di una giusta ricostruzione
di svolgimenti pedagogici e culturali. Il caso di Lombardo- Radice
può essere davvero emblematico, ma non è il solo
giacché molti furono i protagonisti che accettarono la
riforma o vi collaborarono attivamente senza essere fascisti ed
anzi con dure prese di posizioni nei confronti del fascismo. Li
muoveva la coscienza del valore insostituibile della scuola e
del problema educativo nei termini definiti da Gentile sin dal
1913.Poi arrivarono le deformazioni e le strumentalizzazioni del
regime e la libertà didattica si trasformò in pesante
opacità burocratica. E arrivò pure, il 31 marzo
1924, la penosa allocuzione palermitana della " dialettica
del manganello". La scuola avrà la nuova Caporetto.
Ma il filosofo si dimise il 14 giugno 1924 e non accetterà
più incarichi politici. Ricoprirà soltanto posizioni
accademiche e dirigerà l'Enciclopedia italiana, la cui
vicenda culturale e organizzativa è stata più volte
raccontata".
L' ATTIVITA' STORIOGRAFICA
La terza questione è connessa all'attività storiografica
di Gentile e in special modo alla sua storiografia filosofica.
Egli fu eminente storico della filosofia e le sue fonti principali
furono : Vico, Galluppi, Kant, Hegel, B. Spaventa, Rosmini e Gioberti;
ma anche Marx e Feuerbach sui quali concentrò la sua attenzione
nei primi saggi. Ed è significativo che la prima divergenza
con Croce si sia verificata attorno all'interpretazione del pensiero
di Marx, cioè proprio sul terreno storiografico, quello
sul quale pensava di spendere tutte le sue migliori energie intellettuali.
Gentile non condivise l'orientamento di Croce manifestato in Materialismo
storico ed economia marxistica e vi contrappose la sua Filosofia
di Marx del 1899, un'opera prestigiosa e di finissima interpretazione
del marxismo che riportava giustamente Marx dentro Hegel e Vico
e che poneva la verità del materialismo storico e dialettico
nell'attività del soggetto : " Cotesto principio vuole
Marx dall'astratto idealismo trasportare nel concreto materialismo
Concetto
che dimostra l'acume filosofico dello scrittore. In verità,
qual era in fondo il rimprovero da lui mosso al materialismo nella
teoria della conoscenza ? Questo : di credere l'oggetto, la intuizione
sensibile, la realtà esterna un dato, invece che un prodotto
Marx
insomma,rimproverava ai materialisti, e fra questi al Feuerbach,
di concepire il soggetto e l'oggetto della conoscenza in una posizione
astratta e però falsa". La famosa glossa undicesima
di Marx a Feuerbach, che cioè la filosofia non deve interpretare
ma cambiare il mondo, sembrava potersi accettare senza difficoltà
nella teorizzata attività pratica della soggettività
umana, ovviamente nell'orizzonte hegeliano. E questa interpretazione
mirava a risolvere la materia nello spirito, restituendo al marxismo
la connotazione vichiana del verum ipsum factum e facendo del
materialismo storico una filosofia della prassi tanto cara a Gramsci
ed una filosofia della storia contrastata da Croce:" Con
tutti questi caratteri la concezione materialistica della storia
non può non dirsi per la forma in cui ci si presenta una
vera e propria filosofia della storia.Se non che il Croce invita
ad osservare
e altrove mette in guardia contro le esagerazioni
che anche in ciò possono essere state per avventura cagionate
da quello slancio
" Laddove Croce aveva dato al marxismo
una qualificazione esclusivamente metodologica, egli invece lo
spingeva sul territorio teoretico e ne ricavava coerentemente
una costruzione filosofica, alla quale ritornò dopo 45
anni con Genesi e struttura della società. In questa differenza
profonda di interpretazioni marxiane vi erano in potenza le ragioni
del futuro e più aspro contrasto : " Ora Gentile,
tutto preso dall'orientamento gnoseologico, lo venne svolgendo
con impeccabile rigore
Croce al contrario era fondamentalmente
estraneo alla preoccupazione gnoseologico-metafisica"(Garin).
Nella lettura dei testi e degli autori del passato Gentile cercava
la sua filosofia e quindi non usava i modi della morbida filologia
positivistica, ma prendeva d'assalto testi e autori e li piegava
al suo punto di vista, secondo un criterio di " competenza"
soggettiva : "Chi fa la storia della filosofia deve sapere
che cosa è la filosofia, di cui vuol fare la storia: deve
saperlo in modo da averne determinato un concetto unico. Non è
possibile pensare che ci siano più concetti diversi della
filosofia, e scriverne una storia". In questo senso la storiografia
filosofica poteva aggredire gli autori e rimetterli in circolazione
con la forza linguistica e concettuale che è stata applicata
a Marx. Così Rosmini e Gioberti, Telesio e Kant, Bruno
e Vico, Genovesi e Galluppi, Cuoco e Spaventa, Hegel e Marx, ecc.
poterono uscire dall'ombra e ripresentarsi alla comprensione storica,
resa più acuta e penetrante nelle trattazioni d'insieme
come Storia della filosofia italiana, La riforma della dialettica
hegeliana, Le origini della filosofia contemporanea in Italia,
I problemi della Scolastica e il pensiero italiano , Dal Genovesi
al Galluppi . Il pensiero italiano del Rinascimento, ecc. E la
storia della filosofia diventava una disciplina rigorosa anche
per il rigore del suo linguaggio, che fu una vera creazione gentiliana
nella trasposizione nazionale".
Mi pare che le risposte fornite dal Prof. Ragonesi
ai tre quesiti che ho posto siano non solo originali, ma anche
convincenti e documentate. Personalmente ho potuto conoscere e
studiare il pensiero di Gentile e ricavarne l'idea di un pensatore
legato al fascismo in modo contingente ed " evenemenziale",
ma assolutamente autonomo nella sua riflessione, che va al di
là della contingenza storico-politica e che affronta una
tematica filosofica di respiro europeo. Da qui deriva il carattere
universale della sua produzione che investe, come giustamente
è stato detto, la filosofia , la pedagogia e la storiografia
filosofica.Quanto all'attualismo gentiliano, di cui tanto si è
discusso, non si può non registrare l'assoluta dipendenza
da un'impostazione storiografica già realizzata negli anni
precedenti, e cioè dalla fine dell'Ottocento al primo decennio
del Novecento . Gli studi su Marx, Rosmini, Gioberti, Hegel e
Vico costituiscono un punto nevralgico di tutta la filosofia di
Gentile e preparano
lo stesso attualismo. L'espressione massima del pensiero del filosofo
di Castelvetrano si raggiunge nella riflessione storiografica
e nella pedagogia, sicché giustamente il Prof. Ragonesi
ne ha voluto mettere in luce le dimensioni ed il valore.
Insomma, Gentile ha quasi cinquant'anni quando partecipa all'avventura
fascista e il suo pensiero, sia nei termini storiografici che
nelle sistemazioni teoretiche, è definitivamente costituito
e sistemato prima che si verifichino gli eventi esterni del regime
fascista. La prima formazione teorica dell'attualismo è
del 1912 con la memoria L'atto del pensare come atto puro, frutto
di conferenze tenute l'anno precedente alla Biblioteca filosofica
di Palermo. Seguono a breve distanza la Teoria generale dello
spirito come atto puro(1916),
I fondamenti della filosofia del diritto (1916) e il Sistema di
logica come teoria del conoscere (1917). Il pensiero di Gentile
è perciò un evento indipendente dalla sua successiva
adesione al partito fascista. E di ciò è bene tener
conto.
Le indicazioni bibliografiche mi sono state fornite dal
Prof. Ragonesi nel corso della conversazione, durante la quale
sono state citate inoltre le seguenti opere di Gentile:
Lettere a Benedetto Croce (1896-1900),
La riforma della scuola in Italia (1921),
Educazione e scuola laica (1921),
Il fascismo al governo della scuola (1924),
Genesi e struttura della società (1946).
Particolarmente importante per intendere le ultime vicende che
lo conducono alla morte violenta, è il volume a cura del
figlio Benedetto Gentile Dal discorso agli Italiani alla morte
(1951), anch'esso citato nella risposta alla prima domanda,
La bibliografia di riferimento su Gentile (citata nel testo) è
la seguente : E. Garin, Cronache di filosofia italiana (1975),
S.Natoli, Gentile filosofo europeo (1989), L.Canfora,
La sentenza (1985), Giovanni Gentile. Una biografia (1995).
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