:: EUGENIO GARIN ::

         
     

Giovedì 30 dicembre 2004

E' SCOMPARSO A Firenze EUGENIO GARIN,

uno dei più grandi Maestri della storia della filosofia in Europa.
Era nato a Rieti 95 anni fa

   

Eugenio Garin, uno dei padri della filosofia contemporanea; uno storico del pensiero umanistico di fama internazionale. Nell’Università fiorentina Garin andò a ricoprire la cattedra di professore ordinario di Storia della filosofia medievale e nell’anno 1974 passò alla Scuola Normale di Pisa, dove insegnò per dieci anni Storia del pensiero del Rinascimento.

Per il Novecento provò un innamoramento particolare e da questo secolo ebbe anche le sue più forti delusioni. Sentiva in esso e nel realizzarsi di certi avvenimenti il senso della sconfitta della ragione più che nei tempi bui della seconda guerra mondiale. Amava ripetere che gli sarebbe piaciuto vivere nell’ Atene del V secolo a.C.

Garin, grande intellettuale e autentico maestro. Con la sua morte scompare il simbolo del docente universitario che lavora e riflette con i suoi allievi e vive intellettualmente in simbiosi con la scuola. Perciò egli è rimasto legato a quello stile liceale che un tempo richiedeva estrema sensibilità pedagogica, chiarezza nella comunicazione e capacità di risposta immediata ai quesiti proposti; e tornava volentieri nei Licei quando veniva invitato e si sentiva gratificato se poteva sollecitare qualche buona riflessione.

Il prof. Garin possedeva un sapere sterminato e tutto di prima mano. Negli incontri interdisciplinari sul Novecento egli si confrontava con scienziati, sociologi e critici della letteratura, umilmente ma sempre con molta competenza nei vari campi, e discuteva amabilmente di Peirce, Weber, e Rimmel, di Bergson, Husserl e Carnai, di Adorno, Horkheimer e Marcuse, di romanzieri e poeti, di storici e teologi. A lui nulla era estraneo.

Nel suo storicismo senza pregiudizi Garin aveva scoperto il rapporto di continuità-discontinuità tra Medioevo e Rinascimento, offrendo un’immagine filologicamente scrupolosa sia dell’uno che dell’altro e ponendo nel pensiero rinascimentale le radici della civiltà moderna.

Garin non disdegnava di fare i conti con Croce e Gentile e persino con Giovanni Vailati, un filosofo-matematico cui aveva dedicato intense ricerche: “Lo strano caso di un pensatore notevole prima frainteso, poi dimenticato e alla fine non sempre utilmente riletto “. Un caso che configurava una terribile discriminazione nei confronti di una sana e sobria lezione di metodo e di misura filosofica e civile. E nelle famose Cronache (1955) gli rendeva il giusto merito, come lo rendeva a tutti gli autori di rilievo discriminati.

Il grande Maestro ha insegnato a leggere il pensiero di Antonio Gramsci, al quale ha assegnato una funzione insostituibile nella cultura nazionale, e ha invitato a darne un’ interpretazione umanistica e antiautoritaria contro ogni mistificazione bolscevizzante e ogni volgarizzazione ideologica. Nella sua Filosofia come sapere storico (1959) proponeva un criterio gramsciano di approccio per una storiografia filosofica che voglia esplorare non astratti pensieri ma una pluralità di problemi del mondo umano nel suo divenire storico.

       

 

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