:: POESIE ::

         
     
Nell'eterno dilemma della vita
   

 

Ricordo che le prime volte in cui si parlava della vita nell’impegno educativo, un obiezione fioriva facile e immediata. Vita è espressione equivoca, qualcuno diceva. Non la possiamo utilizzare nell’ambito educativo perché produce confusione. La possiamo usare solo dopo aver fatto chiarezza. L’obiezione era logica…in persone, come siamo molti di noi, abituati a procedere con una prioritaria chiarificazione di termini ed eventualmente l’elenco degli avversari. Fatta chiarezza e etichettati i concorrenti, sono già risolte la buona parte delle difficoltà.
In molti, anche per fedeltà all’esperienza cristiana in cui ci riconosciamo, abbiamo resistito di fronte a questo modo di procedere. In fondo ci faceva paura. Non volevamo dividere il cammino già prima di muovere il primo passo. E poi avevamo l’impressione che troppi aggettivi qualificativi riducessero la passione per la vita ad un tentativo di manipolazione verso i nostri progetti.
Se la vita è il patrimonio comune a tutti, forse l’unico davvero pienamente condiviso, la compagnia sta prima delle differenze. Possiamo incominciare il cammino nella dolce compagnia di tutti coloro che amano la vita e, in qualche modo, la vogliono abbondante, anche se hanno progetti diversi e precomprensioni differenti. Procedendo assieme, è molto più facile ed arricchente il confronto. Non possiamo pretendere la chiarificazione “prima” di appassionarci per la vita, quase come condizione per la compagnia. Nel confronto scopriremo la necessità di chiarificare e concretizzare. Il confronto diventerà persino scontro proprio nel nome della vita e della sua qualità. E, così, con disappunto le strade si divideranno, forse tanto inesorabilmente da escludere ogni contatto successivo.
Troppi modelli educativi sono sbilanciati verso il futuro.
Il presente è una specie di banco di prova, in cui operare scelte coerenti con il proprio orientamento globale di esistenza e la fede in cui ci si riconosce. L’educatore si pone come il testimone del futuro. Ama la vita dei giovani perché li orienta verso il futuro. Gioca tutte le risorse per attivare controlli e verifiche sulla vita quotidiana, con l’intenzione dichiarata di assicurare meglio il consolidamento di quello che conta. La vita, cui farci attenti, è quella che attendiamo, che dobbiamo preparare a fatica. Per evitare equivoci, il sostantivo vita è continuamente qualificato con una serie di aggettivi che dicono rimando e controllo. L’ultimo, il più radicale, è “eterna”: la vita è quella eterna…dunque non può essere quella quotidiana.
Questa è la vita da amare e da porre al centro del nostro servizio educativo?
Sono convinto che a questo livello si esige un profondo rinnovamento interiore, prima di tutto in noi adulti. Il centro della passione educativa è il presente e, di conseguenza, la vita, senza ulteriori aggettivazioni o, al massimo, con il richiamo “quotidiana” per eliminare ogni incertezza. Di questa vita è appassionato. La sua presenza si qualifica sull’impegno di restituirla piena e abbondante al suo protagonista.
La vita eterna non è un’alternativa alla vita quotidiana. Di certo, dalla prospettiva del Vangelo, non la possiamo considerare il premio che giustifica (o addolcisce un poco) la fatica di rifiutare la voglia di felicità o, peggio, quella che spinge a fuggire dalle responsabilità dell’esistenza. Persino l’invito duro che Gesù rivolge ai suoi amici di “perdere la propria vita” è motivato dal desiderio di possederla.
L’attenzione alla vita non è un compito da assumere.Fa parte del vivere stesso… tanto essa è un dato spontaneo e ingovernabile. Il problema è un altro: sul piano riflesso e consapevole che significa “attenzione” e verso quale vita giocare l’attenzione?
A questo punto, finalmente è possibile scendere verso il concreto, elaborando una proposta concreta, precisa e impegnativa.
Vita è dominio dell’uomo sulla realtà, creazione di strutture di vita per tutti, comunione filiale con Dio.
Il dominio dell’uomo sulla realtà implica la liberazione dell’uomo dal potere schiavizzante delle cose per impadronirsi di tutte le potenzialità insite in esse.
Costruire vita significa perciò restituire ogni persona alla consapevolezza della propria dignità. Significa rimettere la soggettività personale al centro dell’esistenza, contro ogni forma di alienazione e spossessamento. Comporta di conseguenza un rapporto nuovo con se stesso e con la realtà, per fare di ogni uomo il signore della sua vita e delle cose che la riempiono e la circondano.
Questo obiettivo richiede però un impegno fattivo, giocato in una speranza operosa, perché tutti siano restituiti alla piena soggettività. Lavorare per la vita significa di conseguenza lavorare perché veramente ogni uomo si riappropri di questa consapevolezza e perché il gioco dell’esistenza sia realizzato dentro strutture che consentano efficacemente a tutti di essere “signori”.
La creazione di strutture per la vita di tutti(e dei più poveri, soprattutto) esige che scompaiano dal mondo gli atteggiamenti, i rapporti e le strutture di divisione e di sopraffazione.
Chi vive in Dio è nella vita; chi lo ignora, chi lo teme, chi lo pensa un tiranno bizzarro, è nella morte. Nel nome della verità dell’uomo che intende servire e ricostruire, il credente s’impegna a restituire a ciascuno libertà e responsabilità in strutture più umane, proclamando a voce alta il Dio di Gesù e sollecitando esplicitamente ad un incontro personale con Lui. Nello stesso tempo e nello stesso gesto, ricostruisce nell’autenticità quel volto di Dio che spesso anche i cristiani hanno deturpato. Per questo s’impegna a sradicare ogni forma di paura e di irresponsabilità nei suoi confronti e ogni tipo di idolatria: solo in questo spazio liberato è possibile poi far crescere adeguati rapporti affettivi e pratici.
La passione per la vita è, dunque, servizio appassionato per”questa” qualità di vita. Qui l’educatore esprime la sua decisione vocazionale più impegnativa.






 
 
       


















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