:: POESIE ::


         
     
GIUBILEO 2000
PER UNA LETTURA E UNA INTERPRETAZIONE DELLA LIRICA

L'eterno nel tempo
 

"Con lo sguardo fisso
al mistero dell'Incarnazione
del Figlio di Dio,
la Chiesa si appresta a varcare
la soglia del terzo millennio".

[GIOVANNI PAOLO II
]
 

La terra dorme nel ventre
di coltre spessa dell'intervallo
di freddo assiderante avide gemme
inebriate di vana mondanità.

La terra dorme nel ventre.
Nei primi versi si trova la parola chiave"ventre" alla quale viene attribuito un valore emblematico, assieme all'espressione "freddo assiderante avide gemme": Da un Iato la purezza verginale che ha accolto il Salvatore del mondo, il seno della beata Vergine, e dall'altro il "ventre" che ha partorito un'umanità arida, egoista e smarrita nell'universo della materialità.

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Dìo solo il padrone dell'eterno:
schiavitù comune libertà
di salvezza nella sublimata giustizia
che capovolge calcolo meschino.
Piccolo essere, non gridare
se i beni tornano alla proprietà
legittima inestesa per gl'infiniti
inesplorati campi dell'accadere.

Dio solo il padrone dell'eterno
Il verso quinto costituisce l'introduzione teologica al tema della lirica: DIO solo esprime la verità iniziale sulla quale s'innesta lo svolgimento della vicenda che dalla comune schiavitù del peccato conduce alla liberazione degli individui capaci di acquisire la virtù della giustizia. L'umiltà accettata e vissuta fa emergere la grandezza dello spirito e la vera dignità dell'uomo.

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Padre mio, non entrare faziosamente
nel groviglio delle passioni oscure
ma contempla, impavida luce,
il regno di miserabile fango avvolgente.
Non saziare, Padre, la brama nascosta
di belve inferocite nella foresta
incendiata da fiamma ereticale
germogliata da spine profanatici.
Non aderire a petizioni incerte
dell'insaziabile tempo perfido
nell'apparente amore dell'uomo
braccato da pungente bramosia.

Padre mio, non entrare faziosamente.
Il richiamo al PADRE crea lo scenario della preghiera come predisposizione al percorso intimo nella profondità della coscienza. Il PADRE non può essere coinvolto nella spirale delle passioni né chiamato in causa per richieste dubbie che segnalano insaziabili bramosie. L'uomo entra in contatto con il PADRE mediante la purezza disinteressata delle petizioni per finalità di giustizia universale e non particolare.

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Pensa a tuo figlio caduto
sul colle delle impurità farisaiche
nel tradimento dei chierici
bruciati dall'ottusità paurosa.

Pensa a tuo figlio caduto.
La preghiera continua con il ricordo della morte di CRISTO inchiodato sulla croce anche in conseguenza del tradimento per "ottusità paurosa". Questa morte non può essere compresa se non si considera l'impurità umana e la necessità di lavarla nella fonte dell'eterna speranza. La salvezza arriva inattesa al compiersi del percorso di purificazione dalle perversioni materialistiche.

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Pellegrino che vai a lavarti
nella pura fonte celeste,
attraversa i deserti della vita,
nega l'atroce ricchezza metropolitana.
Non percorrere strade facili
- asfaltate da vorace modernità
o sterrate dall'antica fatica -
ma le vie della tribolazione.

Pellegrino che vai a lavarti.
E' la condizione del pellegrino che intraprende il suo viaggio introspettivo d i ascesi morale.Si tratta di una condizione di riscatto in senso umano e religioso. I deserti della vita qui sono rappresentati dall'insignificanza della ricchezza metropolitana. La vera ricchezza è quella dello spirito che giudica insensata la "vorace modernità" del consumismo e che disprezza egoismo e volgarità.

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Deponi le armi nella fossa
scavata sulla cruda roccia,
avvolgi la speranza umile
nella tristezza della lunga notte.
La Francigena piega la schiena
di dorsali ancora innevate,
nei rilievi interni isolata
l'abbazia aspetta il tuo canto.
Odi musica insolita nella sosta
risanatrice di ferite insensate
d'amare beatitudini spente
durante la preghiera vespertina.
Là nella contrada sperduta,
mentre il sole volge a rovina
per atavici vizi di penuria,
il silenzio purifica i pensieri.
La belva abbandona la preda,
veste indumenti docili,
s'adagia quieta nella cella
con sguardo pietoso alla pianura.
Il percorso è finito lassù
negli spazi astrali dell'Appennino,
nella deposizione degli strumenti
di morte, nella purificazione carnale.
     
       










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