:: POESIE ::


         
     
Madre mia
    Per non lasciarmi solo
ad inseguire il vento
mi sei venuta dietro
con la tua figura nera,
madre mia meridionale.

Nera come una rondine
in mezzo a strade e palazzi
e mai un po’ di cielo.

Lontana dalla tua gente,
dall’aria dei rovi e delle pietre,
dal suono del vento e dei torrenti.

Umile e addolorata
sola con il tuo dialetto,
con il tuo cuore di povera
e le tue mani di fuoco:
le più svelte quando ammucchiavano spighe
e sciacquavano panni nei canali.

Oggi così scarne, e fredde di stanchezza
non reggono neppure la conocchia
e tremano per stringere sul petto
il mio ritratto ricciolino
con gli occhi punti da uno spillo.

Ho modulato con flauti di salcio i giorni dei giochi
all’ombra del tuo volto scolpito sul marmo pario.

Sono cresciuto mangiando pane e cicoria
vivendo con la capra sul ciglio dei fossati
e con la poesia che mi hai dato,
per gridare un giorno al mondo
fuoco e malinconia della mia terra,
per strappare all’incantesimo del sole
visi affilati d’antichissimi pianti.

Io resterò il ragazzo di sempre
che brontola dietro a te, Madre, nello scialle nero
con un’anfora in testa che vacilla.

     
         

 

         
     
Nota di Ezio Raimondi
 


La lirica del poeta Nicola Costantino "Madre Nostra" ha ricevuto il primo premio assoluto da parte della Giuria del concorso internazionale 2012 "Amicizia dei popoli"di Palermo e Medaglia d'argento del Presidente della Repubblica Italiana e quadro del pittore G. Cilluffo. La motivazione della scelta risulta adeguatamente meditata da parte di una Giuria preparata e competente, che ha saputo mettere in luce i contenuti più suggestivi ed emozionanti della lirica dedicata, appunto, a tutte le madri ed a tutti i figli del mondo costretti all'emigrazione: " Nei versi liberi di Nicola Costantino si coglie con ampiezza di suoni ed immagini tutta l'amarezza del figlio per una terra amata ed ingrata che rimane tuttavia scolpita nel cuore e che costituisce una sorta di unità organica con la figura della madre, rimasta sola nel suo territorio bel circoscritto ", umile nel dolore atavico, povera nell'animo generoso, ricca di fuoco purificatore ". Ella ormai non è più su questa terra-recita la lirica- giacché si trova a raccogliere" le spighe nei prati assolati del cielo". Esiste il figlio, che da bambino si era nutrito di pane rassodato e di tristezza e che chiede adesso per sé e per tutti coloro che hanno dovuto abbandonare la loro terra non lacrime e grazie alla Madonna tindarica, ma di risentire il profumo della ginestra ed il suono del vento che "brontola sopra i dirupi etnei solcati da libere capre".

Ezio Raimondi

     
         











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